SANITA'

Il medico dell’ospedale di Pescara: «noi paghiamo le inefficienze del sistema»

L’affollamento di Geriatria: è l’effetto di un insieme di servizi sanitari del territorio che funzionano male

Redazione PdN

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Il medico dell’ospedale di Pescara: «noi paghiamo le inefficienze del sistema»

 

 

PESCARA. Letti in corsia, personale insufficiente costretto agli straordinari, assistenza sanitaria che viene fornita in condizioni di estrema emergenza.

Questi ed altri fattori sarebbero la diretta conseguenza di una serie di inefficienze che determinano il risultato finale dei letti in corsia in Geriatria.

Ma il ricovero, come sempre detto e auspicato, dovrebbe essere l’estrema ratio, solo l’ultima possibilità  di molte altre che il sistema sanitario pubblico fornisce o dovrebbe fornire prima.

Ma nella realtà le cose stanno diversamente.    

Un punto di vista direttamente dal campo lo fornisce un medico dell’ospedale di Pescara che vive e conosce da anni le varie “emergenze” dei reparti.

 

Secondo il medico «il sovraccarico di pazienti geriatrici in tutti gli ospedali abruzzesi è determinato dalla mancata gestione delle cronicità sul territorio. Territorio significa Unità cure Complesse dei medici di famiglia, Assistenza domiciliare ADI, Residenze sanitarie RSA. E di tutte queste realtà che funzionano malissimo, in tutte le asl abruzzesi, si parla poco e si parla sempre male dell'ospedale».

 

il medico chiarisce che «non esistono indicatori di esito delle cure, non esistono indicatori di efficacia ed efficienza delle cure prestate che pure paghiamo con la fiscalità generale, non esiste una rendicontazione dei progetti obiettivo sulla quale la Regione solo lo scorso anno ha destinato circa 10 milioni di euro. E quando ci sono, i rendiconti evidenziano un pessima qualità della spesa (corsi formazione con laute docenze retribuite, arredi d'ufficio e quasi zero per l'assistenza)».

Insomma con pochi accorgimenti si potrebbe razionalizzare il servizio di assistenza già sul territorio e fare in modo che buona parte dei ricoveri in ospedale possano essere evitati.

Sui soldi spesi male quello dei progetti obiettivo è solo uno dei tanti esempi dal quale se ci fosse stata volontà vera si sarebbe potuto evitare di trascinare grovigli del passato, invece, si è continuato a pasticciare e a non sfruttare adeguatamente quei milioni vincolati a servizi sanitari per tappare buchi nei bilanci.

«Se qualcuno volesse analizzare le attività dell'ADI e delle RSA», continua il medico, «si vedrebbe subito che tantissimi pazienti geriatrici sono costretti al ricovero ospedaliero proprio per le complicanze gravi di queste cure territoriali prestate male (piaghe da decubito infette, diabete e cardiopatie scompensate, malattia di Alzheimer senza centri diurni di assistenza, malati oncologici). Un argine al fenomeno potrebbe essere la telemedicina ma siamo in gravissimo ritardo. A questa realtà medica si aggiunga l'inerzia amministrativa delle Asl a spendere fondi disponibili e a non effettuare le procedure concorsuali per le quali i fondi sono stati finalizzati dalla Regione».

 

E poi conclude: «L'assessore Paolucci ha straragione nell'affermare che il piano di riordino non ha un ruolo in queste vicende ed anzi ha migliorato le possibilità tecniche di assistenza: sempre l'assessore dovrebbe, però, capire che in alcune situazioni sarebbe opportuno affidarsi a tecnici professionalmente attrezzati per gestire la sanità piuttosto che a persone che non hanno dimostrato capacità e pur tuttavia continuano a fare danno. Cosa pensereste se un filosofo fosse il direttore tecnico di una squadra di formula uno?»

Come dire che se ci sono anziani malati ricoverati nei corridoi dei reparti questo dipende, oltre che dalla cattiva amministrazione, anche dal clientelismo e dalle nomine politiche dei vertici e dei medici?