SANITA'

Fratelli d’Italia: «Screening mammografico a Chieti è al palo»

La denuncia che smentisce le promesse di Paolucci

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

612

screening tumore

 

CHIETI. E’ difficile per le donne che ne hanno diritto allo screening effettuare una mammografia. La denuncia arriva da Fratelli d’Italia di Chieti che confidavano nelle promesse dei mesi scorsi dell’assessore alla Sanità Silvio Paolucci.

Ma qualcosa ancora non funziona. «Sono ancora troppe le donne che non vengono adeguatamente informate non ricevendo nemmeno l’invito a sottoporsi ai controlli», spiega il portavoce cittadino di FDI, Roberto Miscia.

Sergio Montanaro spiega più nel dettaglio: «è difficoltoso mettersi in contatto con il centro screening e ai numeri messi a disposizione nessuno risponde, o meglio, provando per più giorni e in orari diversi, risponde una voce registrata che dice che gli operatori sono tutti impegnati e di fatto si è obbligati a recarsi di persona presso l'apposito sportello ​per prenotarsi nel caso non si è ricevuta la convocazione o per spostare l'appuntamento. Questo contribuendo a creare disservizi e allungamento di tempi, anche a discapito degli addetti, già solo da parte di coloro che, anche se involontariamente, non sono messi in condizione di disdire un appuntamento». Eppure queste criticità sono state ben evidenziate dalle associazioni che hanno anche sottolineato il fatto che l’Abruzzo è tra le regioni con il numero più basso di donne che si sottopongono allo screening mammografico.

Al di là della questioni peculiari dello screening mammografico, per la verità con situazioni simili in tutta la regione, «un diversa forma di organizzazione e soprattutto di mentalità, si dovrebbe applicare al settore della diagnostica in generale», insistono gli esponenti di Fratelli d’Italia.

«Non è concepibile che vi siano delle liste di attese di mesi se non di anni quando nello stesso momento strutture private convenzionate riescono ad erogare il servizio quasi in tempo reale. È necessario cambiare mentalità ed approccio, questo anche per meglio ammortizzare gli investimenti in tema di nuove macchine e nuove apparecchiature tecnologiche che invecchiano senza aver nemmeno recuperato, in termini economici, il costo complessivo sostenuto per l’acquisto e la messa in opera. I tempi di utilizzo delle macchine vanno ottimizzati e resi congrui allineandoli a quelli che hanno i privati. È evidente che non è solo una questione di investimenti economici. Per fare ciò necessita un approccio ed un metodo che però non si limitino ad un semplice e ragionieristico calcolo, ma che mettano alla base e come obiettivo finale la soddisfazione delle esigenze reali delle persone e non il raggiungimento di utili economici. Personale sanitario ben motivato, ben organizzato e soprattutto dotato delle idonee strutture e mezzi, avrà sicuramente più piacere nel dare risultati che oggi, anche con investimenti economici, non si riesce a tradurre in qualità».