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Scoperto il meccanismo che causa metastasi cervello

Su Nature Medicine studio ricercatori Molinette Torino e Madrid

Redazione PdN

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Scoperto il meccanismo che causa metastasi cervello

TORINO. Colpiscono, a seconda degli studi, dal 20% al 40% dei malati di cancro. Le metastasi al cervello sono una delle complicanze più drammatiche dei tumori e quelli che più di frequente le originano sono le neoplasie al polmone (48%) e al seno (15%). La diagnosi, nel 70% dei casi, avviene quando le lesioni cerebrali sono più d'una. E le uniche risposte oggi possibili, la chirurgia e la radioterapia, non sempre sono risolutive. Ora, però, è stato individuato il meccanismo che innesca le metastasi, una scoperta che apre nuove frontiere nella medicina. Il Gruppo di ricerca Neuro-Oncologico del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretto dal professor Riccardo Soffietti.

Da anni riconosciuto a livello nazionale ed internazionale quale Centro di eccellenza per le neoplasie cerebrali, ha individuato in una proteina, presente nella parte sana del cervello finora considerata una barriera difensiva, l'origine del meccanismo di formazione delle metastasi. Si chiama STAT3 e nello studio realizzato in collaborazione con i ricercatori del Cnr di Madrid, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, nei casi di metastasi analizzati avrebbe determinato una minore percentuale di sopravvivenza dei pazienti.

Del Gruppo Neuro-Oncologico torinese diretto dal professor Soffietti fanno parte Roberta Rudà, Federica Franchino e Alessia Pellerino. Il loro lavoro è stato condotto in stretta collaborazione con l'anatomopatologo Luca Bertero, della Divisione di Anatomia Patologica dell'ospedale Molinette.

Sono un centinaio i campioni di metastasi cerebrali, provenienti da interventi neurochirurgici, presi in considerazione. L'esame ha permesso di stabilire che i pazienti con espressione di STAT3 sugli astrociti reattivi hanno una sopravvivenza molto più breve.

Il passo successivo sarà ora quello di verificare come bloccare la molecola incriminata. Un possibile bersaglio terapeutico che, se dovesse essere centrato, rappresenterebbe per la medicina una vera e propria svolta nella lotta alle metastasi al cervello causate dai tumori al polmone e alla mammella.