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Studio conferma: cibi pronti e ultra-processati aumentano rischio tumori

I ricercatori hanno osservato 105mila adulti in salute di un’età media di 43 anni

Redazione PdN

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Studio conferma: cibi pronti e ultra-processati aumentano rischio tumori

SALUTE. I cibi ultra-processati come le merendine e le pietanze pronte da riscaldare, ma anche bibite gassate, sempre più nel mirino della scienza per i loro potenziali e molteplici effetti negativi. Sono anni ormai che studi scientifici evidenziano legami tra il consumo di carni processate (come gli affettati, le carni in scatola, ecc.) e zucchero bianco raffinato ed il rischio di sviluppare tumori. Una nuova ricerca dalla Sorbona di Parigi e la Università di San Paolo, in Brasile, e pubblicata sulla rivista scientifica British Medical Journal, chiarifica con rigore statistico il pericolo di incappare nella terribile malattia del cancro e sue varianti attraverso il consumo dei cibi classificati come «ultra-processati».

Nella categoria rientrano un grandissimo numero di prodotti che tanti di noi consumano quotidianamente: bevande gassate e iper-zuccherate come la Coca-Cola, cibi pronti come quelli surgelati da cuocere nel forno a microonde.

Ma non solo: anche le patatine in busta, il pane preconfezionato, i dolci, le salsicce e il bacon, le crocchette di pollo e le zuppe preconfezionate rientrano nella malsana categoria.

Questi cibi hanno in comune un elevatissimo contenuto di sale, grassi saturi e zuccheri aggiunti, mentre sono scarsissimi nel loro apporto nutrizionale, per esempio di fibre e vitamine.

Si calcola che, per ogni 10% di consumo in più di questi cibi, il rischio di cancro aumenti del 12%. «La nostra è la prima ricerca ad esplorare e sottolineare l’aumento del rischio nello sviluppo dei tumori – in particolare al seno – in associazione con l’apporto di cibi ultra-processati», spiegano i ricercatori. «Se verranno confermati da setting di ricerca e gruppi di popolazione diversi, questi risultati indicano che il rapido aumento del consumo di cibi ultra-processati causerà l’aumento del numero dei pazienti di cancro nei prossimi decenni».

Durante lo studio, i ricercatori hanno osservato 105mila adulti in salute di un’età media di 43 anni. I partecipanti sono stati divisi in gruppi a seconda del loro consumo di cibi ultra-processati nell’arco di 24 ore. In generale, il team ha notato che le persone che più consumavano questi cibi – fino al 32% della loro alimentazione complessiva – correvano il 23% del rischio in più di sviluppare una forma di cancro nel corso dei 5 anni successivi, rispetto a chi ne consumava di meno (circa l’8% dell’alimentazione).

I ricercatori tengono a precisare di non aver trovato nessun legame tra lo sviluppo di tumori e il consumo di cibi in scatola come fagioli e altri legumi, formaggi e pane fresco. Professor Tam Fry, del National Obesity Forum, ha commentato così la ricerca: «Non c’è fumo senza fuoco: dovremmo far caso alle paure degli scienziati e leggere con più attenzione le etichette dei cibi che consumiamo. Tantissimo cibo processato che consumiamo ogni giorno contiene eccessivi livelli di zuccheri, grassi e sale, ed è tutto elencato nelle confezioni.

Non rischiamo un tumore mangiando più di ciò che contiene 15g di zuccheri, 5g di grassi saturi e 1.5g di sale per 100g. Non ci vuole poi tanto!».


L’ALLARME DELL’OMS DA MOLTO TEMPO

Da tempo gli alimenti industriali che hanno subito molte lavorazioni, più che il cibo confezionato in sé, è sotto accusa: quello che nel linguaggio comune viene spesso etichettato come "cibo spazzatura". Gli alimenti ultra-processati, o ultra-trasformati, sarebbero - secondo la definizione di un'agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - quelli che, oltre a zucchero, sale, oli e grassi aggiunti, contengono come additivi sostanze estratte dagli alimenti (come caseina, siero di latte e proteine isolate), o sostanze sintetizzate da componenti alimentari (come oli idrogenati, amidi modificati e aromi) non utilizzate normalmente nella preparazione casalinga dei cibi.


Una dieta in cui questi cibi hanno la prevalenza, a scapito di cibi freschi, è stata collegata all’obesità e a un aumento di diabete, pressione arteriosa e colesterolo, tutti a loro volta fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Finora però non c’erano prove e neppure indizi convincenti che il consumo di questi cibi fosse legato anche a un aumento del rischio di tumori.


Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”