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Regionali Abruzzo, opposizioni contro il Pd: «delittuoso votare il 10 febbraio»

E’ sfida sui candidati presidenti

Redazione PdN

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Regionali Abruzzo, opposizioni contro il Pd: «delittuoso votare il 10 febbraio»

D'Alfonso e Lolli appena eletti nel 2014

 


L'AQUILA. Saranno cruciali le prossime settimane per l’Abruzzo. All’orizzonte aspre polemiche contro la maggioranza di centrodestra acuite dalla campagna elettorale, dalla scelta dei candidati e dagli inevitabili ricorsi contro la data del voto che per ora rimane il 10 febbraio.

A conti fatti l’Abruzzo avrà un nuovo governo 11 mesi dopo l’elezione dell’ex presidente a senatore diventato incompatibile.

Il centrodestra con i coordinatori regionali Nazario Pagano (Fi), Giuseppe Bellachioma (Lega), Etel Sigismondi e Giandonato Morra (Fdi) ed Enrico di Giuseppantonio (Udc), valuta il ricorso al Tar ritenendo «inaccettabile la volontà del Pd di procrastinare fino al 10 febbraio del 2019».

Lorenzo Sospiri invece dice: «riteniamo delittuoso lasciare l’Abruzzo in uno stato di impasse vergognoso per i prossimi sei mesi, un’impasse che chiederemo al Tribunale amministrativo di cancellare, ripristinando il rispetto rigoroso delle regole della democrazia».

Per il Movimento 5 stelle significa bloccare l'Abruzzo per un altro anno: «L’Abruzzo è stato usato come trampolino di lancio di un solo uomo», scrive Marcozzi, «è questa la più grande mancanza di rispetto che il centro sinistra ha avuto nei confronti della comunità abruzzese. L’Abruzzo di D’Alfonso è stato caratterizzato dall’arroganza istituzionale. È il momento di restituire alla nostra regione la dignità che merita».


«Vergognosa la scelta di fissare per il 10 febbraio 2019 le elezioni regionali in Abruzzo. Gli abruzzesi non possono essere ancora ostaggio del Pd e hanno il diritto di scegliere da chi essere governati. La posizione di Fratelli d'Italia è elezioni subito», scrive su Facebook il presidente di FdI, Giorgia Meloni.

Sulla stessa linea il senatore di Fi, Maurizio Gasparri: «Si voti entro novembre».


E mentre si scatena la bagarre sulla data, tutta da giocare, per il centrodestra e centrosinistra, la partita sui nomi dei candidati alla presidenza della Regione.

Unico nome certo, scelto con le regionarie, quello di Sara Marcozzi per il M5s.


CENTRODESTRA E NOVITA’ DA ROMA

Sul fronte del centrodestra, che ha rischiato di non correre compatto, si stanno aspettando indicazioni da Roma sul partito che sceglierà il candidato presidente nella logica di una ripartizione nazionale.

Per quanto riguarda l’Abruzzo il nome del candidato presidente - al momento - spetterebbe a Forza Italia (e non alla Lega) che con molta probabilità sceglierebbe Mauro febbo, già presidente della Provincia di Chieti, assessore regionale con Chiodi, e per molte legislature consigliere regionale tra i più attivi contro il governo di D’Alfonso.  

Ieri intanto altro incontro nel centrodestra a Roma.

La maggioranza giallo -verde stringe i tempi per la conferma di Marcello Foa alla presidenza della Rai, nel tentativo di arrivare entro l'inizio della prossima settimana a chiudere definitivamente la partita.

Il leader della Lega Matteo Salvini, dopo aver ottenuto il via libera sulla sua figura da Silvio Berlusconi, ha chiesto ai parlamentari in Vigilanza di spingere sull'acceleratore ed è possibile che il cda di Viale Mazzini voti il suo nome già prima dell'incontro tra i leader del centrodestra, previsto in giornata e poi posticipato a giovedì.

Una mossa che proverebbe a togliere anche M5S dall'imbarazzo di avallare una scelta che scaturirebbe da un vertice di centrodestra. A dare il 'la' al consiglio dovrebbe essere domani la Commissione di Vigilanza, con una risoluzione messa a punto dalla Lega, che sarà però probabilmente ritoccata con l'accoglimento di emendamenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia per arrivare a un sì il più possibile condiviso.


«Vogliamo mettere in condizione il cda di effettuare una scelta libera e garantire la loro piena autonomia», afferma il capogruppo della Lega in Vigilanza, Paolo Tiramani, annunciando di aver depositato due pareri legali, uno dello studio Villarboito di Torino e uno dello studio Quorum di Roma, che aprirebbero al strada a una conferma di Foa.

Con la risoluzione, dunque, si tenterebbe di mettere al riparo i consiglieri dai ricorsi già annunciati da Pd e Usigrai, che hanno già raccolto pareri legali di tenore opposto.

La Lega, per avere il sì di Forza Italia, si dice pronta ad accogliere un emendamento degli azzurri che chiede un'audizione del presidente della Rai in commissione prima che quest'ultima ratifichi il voto del cda.

Voto che potrebbe avvenire giovedì mattina, se domani, dopo la risoluzione della Vigilanza, il consigliere anziano Foa convocherà d'urgenza il cda per il giorno successivo, rispettando il termine delle 24 ore.

A seconda delle decisioni che verranno assunte, il 'nodo' Rai potrebbe sciogliersi oppure tornare sul tavolo di palazzo Grazioli dove giovedì all'ora di pranzo si incontreranno i tre leader, Berlusconi, Meloni e Salvini. Appuntamento a cui dovrebbero unirsi anche Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti e la fedelissima del Cavaliere, Licia Ronzulli.

L'occasione servirà per discutere di elezioni regionali e del futuro della coalizione.

Forza Italia punta ad ottenere due candidature nelle regioni dove si voterà.

Un pacchetto concordato con la Lega, che dovrebbe vedere la luce solo tra qualche settimana.

In pole position per il Tg1 c'è sempre Gennaro Sangiuliano, a meno che la spunti Alberto Matano, gradito a M5S, che potrebbe però dirottarlo al Tg2.

Al Tg3 si attende la conferma di Luca Mazzà (oltre che del direttore di rete Stefano Coletta), mentre alla radiofonia si parla di Paolo Corsini. Per la TGR è in pole la Lega Nord con Alessandro Casarin o Luciano Ghelfi, che potrebbe però essere dirottato al Tg2 qualora Matano andasse al Tg1. Per lo sport resta in pole Jacopo Volpi.


CENTROSINISTRA UNICA POSSIBILITA’: LEGNINI

Invece nell'ambiente del centrosinistra abruzzese, tra le opzioni più gettonate di queste settimane c'è quella che vedrebbe il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l'abruzzese Giovanni Legnini, candidato alla presidenza della Regione.

«A ottobre - aveva detto lo scorso sabato a margine di un evento - rifletterò sul mio futuro» sul quale, alla domanda dei cronisti, ha risposto di avere «più di una opzione».

Una riflessione che in teoria potrebbe anche essere molto semplice: lasciare la seconda carica dello stato per essere candidato presidente e rischiare ad oggi fortemente di perdere? I sondaggi da sempre non lasciano scampo al Pd e chi conosce e frequenta un pò le persone sa perfettamente qual è l’atmosfera che si respira. Esattamente come nel 2013-2014  era chiaro con molti mesi di anticipo che avrebbe vinto D’Alfonso così ad oggi è chiaro che una riconferma del governo del centrosinistra è cosa più che improbabile. Per questo in molti scommettono nel mancato appoggio di Legnini alla causa del Pd locale.


Alle elezioni anticipate si è arrivati a seguito delle dimissioni, il 10 agosto scorso, del governatore Luciano D'Alfonso, eletto senatore con il Pd alle politiche dello scorso 4 marzo, dopo la convalida della carica da parte della Giunta per le elezioni di palazzo Madama. In conseguenza di ciò, l' assemblea regionale è stata sciolta il 22 agosto scorso.

Ma, dicono dalle fila del centrodestra, «lo Statuto prevede che si vada a votare passati i 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio Regionale, non dopo 120».

Il verbale con la data delle elezioni è stato ratificato dalla Giunta regionale nel pomeriggio di ieri mentre la delibera - si è appreso - sarà pubblicata oggi e, successivamente, a stretto giro, il presidente vicario Giovanni Lolli firmerà il decreto.

Il costo delle elezioni è stato stimato in circa 8 milioni di euro.