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Luciani: «Sarò io il candidato Presidente per il Pd. Mi dimetterò il 13 settembre»

E’ il candidato che ha iniziato la sua "scalata" già da oltre un anno

Redazione PdN

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Luciani: «Sarò io il candidato Presidente per il Pd. Mi dimetterò il 13 settembre»

FRANCAVILLA. Mentre il Pd a livello nazionale e locale vive momenti di tentata trasmutazione e rinnovamento (ad oggi cammino non iniziato), Antonio Luciani, sindaco di Francavilla al mare, tenta un nuovo allungo sulla fascia, annunciando di essere intenzionato ad abbandonare la poltrona da sindaco.

Dimissioni già scritte che saranno protocollate il 13 settembre che è il termine ultimo affinchè le cause di incompatibilità siano rimosse, secondo quanto prescrive la legge elettorale abruzzese (cambiata di recente con un emendamento).

In realtà il termine è fissato al 6 ottobre ma per quella data le dimissioni devono essere già irrevocabili (ed ogni sindaco ha 20 giorni per pensarci) per cui bisogna presentarle 21 giorni prima.

Idee chiarissime per il sindaco che da oltre un anno e mezzo si è candidato alla presidenza partendo persino in tour per l’Abruzzo in 500 (tutto documentato su Facebook con tanto di lancio di hashtag personalizzato #perlabruzzoconantonio) , un’azione molto più mediatica che pratica che è servita  a lanciare messaggi chiari, più ai “compagni” che agli avversari.

Ed in linea con il suo progetto è arrivato il post, qualche ora fa, con il quale avverte il suo partito, ancora impegnato in discussioni e fratture -scomposte- interne. Proprio nella stessa mattina in cui il segretario regionale, Marco Rapino, ha presentato le proprie dimissioni.

 

«Continuerò ad esercitare le mie funzioni h24 come ho sempre fatto ed avrò tempo fino al 3 ottobre 2018 per decidere serenamente se ritirarle», ha detto Luciani, «questi 20 giorni saranno utili per capire se le numerose istanze che mi giungono da ogni parte della Regione Abruzzo affinchè mi candidi per la carica di Presidente non possano essere ricondotte su altre ipotesi. Istanze legate al merito delle questioni, dal turismo all'ambiente, dalla sanità ai trasporti, dall'agricoltura alle politiche sociali alle infrastrutture, per rendere grande come merita il nostro Abruzzo.  Non ho mai fatto mistero della mia aspirazione né del mio stato d'animo. Mi sentirei pronto, prontissimo ad affrontare questa sfida se non ci fosse la mia Francavilla a sussurarmi di restare».

 

Luciani ammette di essere «un po' sconcertato dalle discussioni di questi giorni, tutte incentrate sui nomi di questo o di quello schieramento e non affatto rivolte al merito e ai territori».

Il sindaco sembra bacchettare il suo partito incapace di ascoltare e fare autocritica: «segnare una rottura con il passato, fare un bagno di umiltà e ripartire dalle persone, termine quest'ultimo tanto caro a uno dei padri costituenti, lo statista Aldo Moro.  Già, perchè sono le persone al centro dell'universo, non certo i simboli. Invece continuano i balletti romani, le scelte verticistiche, le spartizioni. Mi sento un corpo estraneo rispetto a queste dinamiche che non accetto e non tollero e come me tante persone nel nostro territorio regionale».

 

Avvertiti i suoi, Luciani spiana la strada ad una possibile alternativa fuori dal Pd nel caso prevalessero altri nomi: come dire o candidato presidente o nulla.

Facile il salto in lista pseudo civica pronta a raccogliere molti scontenti dello stesso Pd e proporsi come l’ennesimo nemico da battere del partito fatto naufragare dal Giglio magico.