LA PROTESTA

Elezioni Csm, ci sono solo uomini. Appello al vicepresidente Legnini

Una lettera dalla Conferenza nazionale delle Commissioni Pari opportunità

Redazione PdN

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Giovanni Legnini

Giovanni Legnini

ROMA. La recente elezione, esclusivamente maschile, dei componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura, fa storcere il naso alle presidenti delle Commissioni Pari Opportunità di Regioni e Province Autonome.

In una lettera firmata dalla loro coordinatrice nazionale Roberta Mori -presidente della Commissione per la Parità della Regione Emilia-Romagna- si uniscono alle autorevoli denunce di questi giorni di professioniste e costituzionaliste, interpellando però il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Capo del CSM.

«Ci muove l’urgenza di politiche e interventi che diano piena attuazione agli articoli egualitari della Costituzione – spiega la coordinatrice nazionale – da qui, soprattutto, la scelta di rivolgerci al Presidente della Repubblica, perché faccia quanto in suo potere per superare una ferita che non riguarda solo il CSM o la democrazia interna alla Magistratura, ma lo stesso ruolo della donna nella società italiana».

Un ruolo seriamente minacciato, come dimostrerebbe anche questa elezione. Secondo le Presidenti sui diritti delle donne si può rapidamente arretrare, «del resto -dichiara Roberta Mori – la realtà delle discriminazioni, violenze, dei gap lavorativi e retributivi a scapito delle donne italiane sono frutto di una cultura arretrata ma ancora potente, che possiamo cambiare solo attraverso correttivi cogenti e interventi di sistema».

Le norme di legge in parte ci sono, introdotte dal Parlamento negli anni scorsi per un’equa rappresentanza tra i sessi nelle elezioni generali e nelle istituzioni democratiche e recentemente anche nella disciplina delle elezioni regionali anche in Abruzzo ma, secondo la Presidente Gemma Andreini, sono «frammentate e poco imperative».

«Il fatto che non sia obbligatoria l’equilibrata formazione degli organi di autogoverno della Magistratura, a partire dal CSM non allevia il gap di genere prodotto e neppure giustifica l’assenza di un' autodisciplina che introduca in via analogica correttivi paritari, in linea con gli indirizzi di equità di carattere generale».

L'appello è rivolto anche al Vicepresidente del CSM Legnini «che come parlamentare abruzzese siamo certe abbia provato soddisfazione nell'apprendere che la sua regione si è adeguata alla normativa nazionale riguardo alla doppia preferenza di genere introdotta nella legge elettorale abruzzese e porti il suo sostegno anche su questo fronte. Abbiamo fiducia nella sensibilità oltre che nella funzione di garanzia propria di questi alti vertici ,mentre chiediamo che i legislatori in Parlamento facciano la loro parte fino in fondo per una parità sostanziale che richiede fatti e non parole».