COMPARAZIONE?

Partecipate L’Aquila, trasparenza come ritorsione: l’opposizione pubblica 103 curricula

Coalizione Sociale pubblica le informazioni sui candidati alle partecipate

Redazione PdN

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Partecipate L’Aquila, trasparenza come ritorsione: l’opposizione pubblica 103 curricula

 

 

L’AQUILA. La trasparenza chiesta (e magari anche obbligatoria) alla amministrazione comunale Biondi non c’è stata.

L’ultimatum è scivolato via quasi nell’indifferenza e, a termini scaduti, l’opposizione pubblica le informazioni sulla carica dei 103 candidati che vorrebbero un posto nelle società partecipate aquilane.

 

Come promesso una settimana fa, la Coalizione Sociale ha attuato - a differenza dell'amministrazione comunale - un preciso atto di indirizzo approvato dal Consiglio comunale.

Sono così da oggi online su coalizionesociale.it  i 103 curriculum professionali dei candidati e delle candidate ai ruoli di vertice delle aziende partecipate dall'ente comunale.

 

La questione è stata al centro di una conferenza stampa convocata stamane all'Aquila da Carla Cimoroni, consigliera della Coalizione Sociale: «Seguiamo la vicenda delle partecipate fin dal nostro primo giorno in Consiglio - ha affermato la consigliera - già il 27 luglio scorso presentammo una delibera sulle audizioni pubbliche. Riteniamo che la gestione dei servizi pubblici essenziali sia fondamentale per la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine».

Solo dopo 6 mesi, tuttavia, la giunta Biondi approva l'atto di indirizzo per la scelta dei vertici delle società partecipate.

Tra le altre cose si afferma che non è possibile nominare i parenti dei componenti della Giunta: «Un nostro emendamento proponeva di allargare anche ai parenti dei consiglieri - ha affermato Cimoroni - ma è stato bocciato. Perché? Se verrà nominato un parente di qualche consigliere sapremo che la bocciatura non fu solo inopportuna, ma anche dettata dalla malafede».

 

Nel frattempo le società partecipate arrancano, gli amministratori sono scaduti e si perpetua semplicemente un'amministrazione ordinaria, dettata solo dal «far quadrare i conti», più che da una reale progettualità con l'obiettivo del miglioramento de servizi.

Il 12 aprile scorso vengono pubblicati gli elenchi degli idonei che hanno inoltrato domanda per il bando, ma non i curriculum, che avrebbero dato modo alla cittadinanza di farsi un'idea sulla qualità delle scelte che verranno effettuate.

«Il nostro timore, fondato e confermato dalle vicende politiche di questi mesi, è che le nomine verranno fatte in base alla spartizione partitica, senza prendere in considerazione alcuna competenza specifica sulle aziende che si dovranno amministrare», ha sottolineato Carla Cimoroni.

 

«Sia chiaro che sappiamo bene come le nomine siano appannaggio del Sindaco, e non lo mettiamo in dubbio. Ma vorremmo che si rendesse chiaro un metodo di scelta, in base a criteri di comparazione. Perché serve a noi e alla città per giudicare l'operato del Sindaco, non dei candidati. Nessuno fa populismo né ci si vuole sostituire al primo cittadino. E' il contrario, perché si chiede al Sindaco di prendersi una responsabilità».

 

La pubblicazione dei curriculum consentirebbe anche di spostare il dibattito pubblico da «quali nominativi indicano i partiti per i vari enti» a «quali candidati sono più competenti ed adatti per i diversi incarichi da ricoprire».

 

«Se non si cambia passo, nei metodi, la qualità dei servizi rimane scarsa, fomentando il mantra dell'inefficienza del settore pubblico, e solcando la via verso una tendenza drammatica cui assistiamo da anni: la privatizzazione anche dei servizi essenziali per i citttadini e le cittadine».

 

Nel corso della conferenza stampa Carla Cimoroni ha risposto anche all'ultima nota di Fratelli d'Italia, partito di Biondi: «Sono contento che dopo averci attaccato - ha evidenziato la consigliera - ora Fratelli d'Italia ha fatto un passo indietro, indicando come criterio per le scelte la competenza professionale e non l'indicazione di questo o quel partito. E' chiaro che le nomine non sono state fatte perché ancora non ci si mette d'accordo tra partiti, e questo passo indietro forse è un tentativo di uscire dall'impasse».