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L'Aquila, centrodestra in pezzi. E con l'anatra zoppa Lega rivendicherebbe candidato sindaco

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L'Aquila, centrodestra in pezzi. E con l'anatra zoppa Lega rivendicherebbe candidato sindaco

Biondi e D'Eramo

 

 

L’AQUILA. Acque agitatissime nel centrodestra aquilano. La compagine al governo della città si appresta a completare il primo anno di legislatura ma è divisa su vari fronti, in primis le nomine per le aziende partecipate – come PrimaDaNoi ha già raccontato – e soffre polemiche frutto del fuoco amico, oltre che di leggerezze politiche dovute, forse, all'inesperienza da parte di alcuni di alcuni suoi esponenti.

 

Solo negli ultimi giorni la maggioranza guidata dal sindaco Pierluigi Biondi ha dovuto respingere attacchi su vari fronti, tra i quali una soffiata inviata alla stampa sul gruppo WhatsApp dei capigruppo in Consiglio – sui quali troneggia l'effigie della Repubblica di Salò – e la polemica sulla moglie dello stesso primo cittadino, che con la sua società offre servizi di comunicazioni all'ostello di Campo Imperatore, di proprietà pubblica ma di gestione privata.

 

Sull'incertezza politica che vede al centro la giunta di destra si aggiunge la fervente attesa per l'anatra zoppa.

Il 23 maggio, infatti, il Tar potrebbe stravolgere gli equilibri del Consiglio comunale, consegnando la maggioranza al centrosinistra, in seguito al riconteggio dei voti del primo turno alle scorse elezioni.

 

A quel punto la giunta di destra si ritroverebbe minoranza in Consiglio, e sono in molti a scommettere che Biondi si dimetterebbe subito dopo. Se mettiamo da parte certi limiti nelle caratteristiche del primo cittadino – come la timida inclinazione alla mediazione politica – sarebbe infatti comunque difficile ritrovare una maggioranza, nonostante la presenza di alcuni consiglieri centristi disposti ad scavalcare la cancellata.

 

Le difficoltà nascerebbero innanzitutto dalla su citata litigiosità tutta interna alla destra, con particolare riferimento alle continue fratture tra Forza Italia e Lega. E' quest'ultima la chiave di una possibile riorganizzazione della maggioranza prima e dopo l'eventuale sentenza – per nulla scontata, lo sottolineiamo – dell'anatra zoppa.

 

Il partito guidato da Matteo Salvini in città è cresciuto vistosamente, tanto da incamerare alle elezioni amministrative un buon 6,7% (che ha fruttato 4 consiglieri ed espresso 2 assessori) e ottenere quasi il 17% alle politiche del 4 marzo. Un risultato record per il centro sud, che ha contribuito a portare alla Camera dei Deputati Luigi D'Eramo, ancora oggi assessore all'Urbanistica.

 

La sentenza sull'anatra zoppa potrebbe slittare, e non di poco, se venisse accettata una richiesta di sospensiva del giudizio del Tar, in seguito a una querela per falso presentata da avvocati della maggioranza, e relativa a una presunta errata trascrizione dei risultati di un seggio. Nella sezione non sarebbero stati infatti riportati i 411 voti ai candidati sindaco, ma solo 10. L'ammontare del quorum, dunque, sarebbe stato falsato e avrebbe permesso la rimonta del centrosinistra nel riconteggio.

 

Ebbene, la richiesta di sospensiva – in mano a Livio Proietti, avvocato di D'Eramo – ad oggi, giorno in cui cade la scadenza per la consegna delle memorie, ancora non sarebbe stata inoltrata al Tar. C'è ancora tempo, per carità, ma una richiesta del genere, consegnata a ridosso della sentenza, potrebbe anche far indispettire il tribunale amministrativo. Insomma alla Lega, che soprattutto dopo il 4 marzo ha mostrato i muscoli in più di una occasione, è indirettamente legata anche la richiesta di sospensiva.

 

In caso di anatra zoppa lo scenario si complicherebbe, soprattutto in seguito alle eventuali dimissioni di Biondi. Il partito di Salvini rivendicherebbe a sé la scelta del candidato sindaco come base per una futura alleanza in caso di elezioni anticipate, facendo pesare anche il passo indietro fatto a Teramo, dove alla fine l'ha spuntata Giandonato Morra, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia e candidato sindaco del centrodestra unito in vista delle elezioni di giugno. Sarebbe difficile, insomma, che – dopo la scelta di Teramo – il Carroccio rinunciasse anche all'Aquila.

 

A quel punto il resto si deciderebbe sulla base di altri più importanti fattori: le elezioni regionali alle porte – da tenersi a novembre o, al massimo, alla scadenza naturale di primavera in caso di scioglimento anticipato delle Camere – e le elezioni politiche anticipate, nel caso di mancato accordo di governo, potrebbero riportare da Roma all'Aquila lo stesso D'Eramo, che dovrebbe ricominciare la lotta per conquista di un seggio per il Parlamento.

 

Mentre, al contrario, in caso di nuove elezioni politiche Biondi potrebbe accettare di farsi da parte in cambio di un collegio interessante in Parlamento, nelle fila di Fratelli d'Italia, partito di cui è divenuto ormai esponente di spicco.



Mattia Fonzi