RIFIUTI

Ampliamento discarica Atri, il sindaco: «non lo permetteremo»

«Il nostro PRG, contrariamente a quello ereditato dal centro sinistra, non lo prevede»

Redazione PdN

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Discarica Atri, le 14 domande alle quali nessuno risponde

 

 

 

 

ATRI.       Il Comune di Atri, i residenti e i comitati spontanei pronti a mobilitarsi per impedire l’ampliamento della discarica Santa Lucia.

 

Il timore di un allargamento è ripiombato nei giorni scorso dopo il ricorso al TAR che il Commissario del Consorzio Rifiuti Piomba-Fino, Laura D’Alessandro, ha disposto per impugnare l’attuale Piano Regionale dei Rifiuti.

Un Piano che ha cancellato in extremis l’ampliamento della discarica comportando, a detta del commissario, un ingente danno economico.

«Non permetteremo mai l’ampiamento della discarica di Atri e i fatti lo dimostrano. Nel nostro Piano Regolatore non è previsto un nuovo insediamento per la discarica e abbiamo tolto dal vecchio PRG, approvato dalle amministrazioni comunali di centro-sinistra che ci hanno preceduto, circa 30 ettari», annuncia  il sindaco di Atri, Gabriele Astolfi, parlando a nome di tutta la sua amministrazione, interviene nel merito della questione legata.

«Nel nostro PRG, approvato definitivamente nel 2015 – aggiunge l’assessore e vice sindaco Piergiorgio Ferretti, candidato per il centro destra alle prossime comunali – ad Atri non esistono più aree destinate a discariche. Abbiamo evitato un ingente danno al patrimonio naturale e turistico oltre che un rischio per la salute dei cittadini e ci opporremo sempre con forza verso tutte le azioni contrarie a questo nostro indirizzo. Chi voleva fare di Atri la discarica d’Abruzzo – come si evince dal PRG che noi abbiamo modificato - è il gruppo di centro sinistra e che ora pare si stia ricompattando per amministrare Atri assieme, stando a quanto si apprende dai giornali, a Umberto Italiani, fratello dell’ex commissario del Consorzio Rifiuti Piomba-Fino che alcuni mesi fa ha chiesto l’ampliamento della discarica di Atri. Il vero danno economico è rintracciabile nell’obsoleto modo di gestire il settore rifiuti e nella mancata tutela ambientale».