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Parlamento, deputati abruzzesi chiedono e Governo non risponde

Risposte a meno del 40% delle interrogazioni presentate

Redazione PdN

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Parlamento, deputati abruzzesi chiedono e Governo non risponde

 

 

 

ABRUZZO.  Una marea di interrogativi senza risposta. Un lavoro enorme che non produce nulla. Politici e cittadini in attesa per settimane, mesi, anni. E le risposte non arrivano.

 Che fine fanno le interrogazioni e le interpellanze dei politici che siedono in Parlamento? Un bel quesito perchè è anche in quel momento che si esplicita il lavoro di chi ci rappresenta in Parlamento.

Dovrebbe essere un momento di confronto e di risposte ma nella maggior parte dei casi il confronto non c’è così come le risposte.

Dai dati emerge che la gran parte dei Parlamentari chiede, ed alcuni chiedono anche molto, mentre il Governo con i suoi ministri sembrano ignorare l’obbligo morale e legale di rispondere fornendo dati e informazioni richieste, calpestando buon senso, opportunità e pure le scadenze perentorie previste dalla legge.

E’ solo uno dei tanti aspetti della “deriva totalitaria” dei cosiddetti governi democratici, comportamenti che di fatto contribuiscono alla opacità dietro la quale si annidano interessi privati che spesso collidono con quelli pubblici. Il diritto di sapere dei cittadini viene così semplicemente cancellato. 

PrimaDaNoi.it ha analizzato l’indice di reattività dell’ultimo Governo alle interrogazioni e alle interpellanze dei deputati e senatori abruzzesi, tutti dati pubblici sulle pagine dei singoli eletti.

In teoria la risposta dovrebbe arrivare in 15 giorni in caso di interrogazione orale e 20 giorni per l’interrogazione scritta.

 

Secondo i dati analizzati, appena il 39,4%  delle interpellanze e delle interrogazioni che hanno come primo firmatario uno dei parlamentari d’Abruzzo seduti in Parlamento nell’ultima legislatura hanno ricevuto una risposta.

Un pò pochino sia perchè troppe domande restano senza risposte sia perchè è la prova che una mole enorme di lavoro va praticamente buttata. Basti pensare al tempo che i deputati -o chi per loro - impiegano per formulare gli interrogativi.

Pagine e pagine di carta che si accumulano in attesa… di essere cestinate.

La cosa più grave resta l’interrogativo aperto, senza spiegazione anche in casi molto importanti, dove la gente vorrebbe essere giustamente informata.

Sulla tragedia di Rigopiano, ad esempio, il Movimento 5 Stelle più di un anno fa aveva chiesto come mai non si fossero messi in moto gli aerei militari.

Mai nessuna risposta è arrivata e questa è solo una goccia in un mare fatto di troppi silenzi.

Le interrogazioni a cui rispondere saranno sicuramente troppe, forse qualcuno ne abusa anche come mezzo di visibilità, ma se uno strumento c’è uno si immagina che debba funzionare.

 

LE DOMANDE COMPULSIVE E I SILENZIOSI

Ed emerge un quadro molto particolare da questo ‘indice di reattività’, come lo abbiamo definito noi: ci sono parlamentari (primi firmatari) che interrogano continuamente il Governo, probabilmente su sollecitazione del territorio, e deputati che scrivono molto poco.

Non si sottovaluti che interrogare il Ministero competente offre al parlamentare di turno anche un risvolto mediatico non indifferente con comunicati stampa che scivolano nelle redazioni dei giornali, e dunque, poi sui giornali, con il chiaro messaggio del ‘mi sto interessando del caso, sto lavorando per voi cittadini’.

Ma se poi la risposta non arriva che valore ha questo lavoro?

 

GUTGELD L'ABRUZZESE

Ci sono dunque parlamentari che chiedono tanto, quelli che si limitano al necessario e anche chi non ha alcun dubbio.

Zero domande, negli ultimi 5 anni, ad esempio, da parte del deputato del Pd Yoram Gutgeld, eletto nella circoscrizione Abruzzo ma che di Abruzzo si è occupato ben poco.   

Nessuna interrogazione a risposta scritta od orale come primo firmatario, nessuna in commissione, nessuna interpellanza.

Alla sua voce tre risoluzioni come primo firmatario (1 solo conclusa), 12 disegni di legge (2 diventati legge) e poi risoluzioni ed odg. Ma le domande proprio non piacciono.

E quello che emerge è che proprio i politici più ‘scafati’, quelli con più esperienza all’interno del palazzo, interrogano meno.

Forse perchè sanno che le risposte non arrivano?

Forse perchè preferiscono altri tipi di dialogo?

 Ad esempio Federica Chiavaroli, sottosegretaria alla Giustizia, negli ultimi 5 anni ha presentato 33 tra interrogazioni e interpellanze come prima firmataria e ha ricevuto risposte nel 33% dei casi. Appena 17 le interrogazioni di Paola Pelino, rimasta fuori dal Parlamento alle scorse elezioni del 4 marzo (risposte nel 35% dei casi) e Quagliariello, in politica da una vita, 30 interrogazioni e una sola risposta. Un pò bistrattato. Con il suo 3% è sicuramente il meno ‘ascoltato’ tra gli abruzzesi. Anzi no, c’è Gianluca Fusilli: 5 quesiti in tutto e zero risposte.

MELILLA UBER ALLES

Chi ha scritto di più, invece, è Gianni Melilla, di LEU (non ricandido alle scorse Politiche): ben 517 tra interpellanze ed interrogazioni e solo nel 22,8% dei casi ha ricevuto una risposta.

 

Scrivono tanto anche i grillini: 116 quesiti per Enza Blundo (risposte nel 27%), Gianluca Castaldi 95 (risposte nel 14%), Andrea Colletti 135 quesiti (risposte nel 25,95%), Gianluca Vacca 162 e indice di risposta del 40,7%, il migliore tra i pentastellati.

L’indice di risposta più alto, in alcuni casi, ce l’hanno quelli che interrogano poco.

Antonio Castricone (Pd) con 5 interrogazioni ha collezionato l’80% di risposte (così come il ben più ‘logorroico’ Giulio Sottanelli: 99 quesiti e 89 risposte)- , Tommaso Ginoble il 66% con appena 6 atti.

 Antonio Razzi (Forza Italia) ha presentato 66 interrogazioni e interpellanze e ha ricevuto risposte nel 18% dei casi. Non va meglio nemmeno ai parlamentari che giocano nello stesso partito del Governo. Ad esempio la senatrice Stefania Pezzopane ha avanzato 87 interrogazioni e interpellanze come prima firmataria ma solo il 20% di queste ha ricevuto risposta. Un pò meglio per le colleghe Maria Amato (29,6%) e Vittoria D’Incecco (38,4%).

 Dunque se il Governo non risponde, oltre a non poter essere un buon governo, contribuisce a far lavorare a vuoto i parlamentari (e chi per loro) che pure dedicano molte ore per predisporre interrogazioni.

Magari non sarà un grande problema per senatori e deputati  che pure vengono pagati bene ma il danno alla democrazia rimane tutto.

  

Alessandra Lotti