RIMPASTI INDIGESTI

La nuova giunta Brucchi? «E’ illegittima»  

Le quote rosa non sono rispettate: la denuncia del M5s

Redazione PdN

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Il sindaco Brucchi

Il sindaco Brucchi

 

 

TERAMO. Ennesimo sgambetto al sindaco di teramo e alla sua maggioranza con risposta immediata. I “gattiani” tolgono il sostegno alla maggioranza di centrodestra di Maurizio Brucchi e lui appena pochi minuti dopo ridistribuisce le deleghe e formalizza il nuovo esecutivo falcidiato.

Il decreto sindacale è il n° 14 del 9/11/2017 ed è stato effettuato l’ennesimo rimpasto di Giunta, ridistribuendo le deleghe dei tre componenti che hanno rassegnato le proprie dimissioni nella mattina di ieri.

La nuova Giunta è ora composta da Brucchi, Canzio, Cozzi, Di Sabatino e Marchese, Misticoni.

Cioè 4 uomini e 2 donne.

 

Fabio Berardini del M5s ricorda oggi che la legge 56/2014 ha previsto che “nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, con arrotondamento aritmetico”.

«La norma», dice, «in assenza di ulteriori precisazioni, va intesa nel senso che, nel computo della percentuale, si deve tenere conto anche del Sindaco, in quanto componente della Giunta come chiarito dal Ministero dell’interno, Dipartimento affari interni e territoriali, con circolare n. 6508 del 24 aprile 2014. Nella predetta circolare è possibile leggere che, in base al principio generale, “nelle ipotesi in cui l’ordinamento non ha inteso annoverare il sindaco, nel quorum richiesto, lo ha espressamente indicato usando la formula “senza computare a tal fine il sindaco” e secondo prevalente giurisprudenza, si è indotti a ritenere che sia legittimo includere nel calcolo degli assessori anche il sindaco, a garanzia della rappresentanza di genere».

 

Diverse sentenze del Tar e del Consiglio di Stato si sono già pronunciate in merito.

 

«E’ dunque possibile affermare con assoluta certezza», conclude Berardini, «che la nuova Giunta varata dal Sindaco Brucchi è completamente illegittima e, pertanto, invitiamo il Consiglio regionale di parità a provvedere con il relativo ricorso».