LA DIFESA

Rigopiano: D'Alfonso: «sono convinto che Regione abbia operato bene»

«Ci siamo mossi con diligenza, premura e risolutezza»

Redazione PdN

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Rigopiano: D'Alfonso: «sono convinto che Regione abbia operato bene»

Previsioni meteo del 17 gennaio 2017 per il giorno dopo...

PESCARA. «Sono convinto che la Regione abbia operato con diligenza, premura e risolutezza. Mi farò parte attiva affinché il lavoro della magistratura proceda speditamente e sono pronto a versare in atti tutto il mio patrimonio conoscitivo sulle contestazioni che fanno parte del fascicolo accusatorio».

Così il governatore d'Abruzzo Luciano D'Alfonso in merito all'inchiesta della Procura di Pescara sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto da una valanga nel gennaio 2017, con la morte di 29 persone. Secondo l’accusa fu proprio la Regione a determinare l’isolamento dell’hotel e bloccare, di fatto, turisti e lavoratori all’interno della struttura ricettiva.

 Ieri la Procura ha notificato 14 avvisi di garanzia a D'Alfonso, ai suoi predecessori Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, agli ex assessori alla Protezione civile e a vari dirigenti regionali. A loro viene contestata la mancata adozione della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga che se emanata «avrebbe individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a pericolo».

«Dettaglierò ogni minuto delle giornate del 17, 18, 19 gennaio 2017, ovvero prima-durante-dopo la convocazione della riunione del Comitato Operativo Regionale di PC», si difende D’Alfonso a mezzo stampa.

Sulla 'Carta del rischio valanghe' il governatore-senatore chiarisce che «i primi due lotti erano stati già appaltati e in esercizio contrattuale prima dei fatti di Rigopiano, quindi non si può sostenere che non vi fosse: essa era coincidente con quelle parti di territorio che la Carta storica aveva segnalato con una certa ed impegnativa ripetitività valanghiva»

Tutti gli indagati, con gradi di responsabilità diversi, secondo la Procura si resero inoltre responsabili di «negligenza, imperizia, imprudenza e violazioni di norme, leggi e regolamenti».

Il filone dell'inchiesta sulla gestione dell'emergenza chiama in causa il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile e due responsabili della Protezione civile regionale, tutti accusati di avere attivato «tardivamente il Comitato Operativo Regionale per le Emergenze», nonostante la consapevolezza "dell'emergenza neve riguardante l'Abruzzo" e in particolare l'area montana della Provincia di Pescara, sulla base di bollettini, previsioni meteo, segnalazioni e richieste d'intervento.

Al riguardo spicca il bollettino valanghe Meteomont, emesso il 17 gennaio alle 14, il giorno prima del disastro, che evidenziava «pericolo valanghe di grado tra 3 e 4 per la giornata, e di grado 4, cioè forte, per i successivi tre giorni».

Quanto all'altro filone dell'inchiesta, la mancata emanazione della Carta Valanghe, prevista dalla legge regionale 47/1992, secondo la Procura «ha fatto sì che le opere già realizzate dell'Hotel Rigopiano»  a seguito dei permessi del Comune, «non siano state segnalate dal sindaco al Comitato tecnico regionale per lo studio della neve e valanghe».


20 ORE PER ARRIVARE ALL’HOTEL

Quello che accadde in quei giorni sarà difficile dimenticarlo: ci vollero 20 ore perché l'intera macchina dei soccorsi raggiungesse Rigopiano e l'hotel sepolto dall'enorme slavina staccatasi dopo una serie di scosse di terremoto.

Per una notte intera uomini del Soccorso alpino, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri avanzarono tra pareti di neve e alcuni, ad certo punto, staccarono la colonna di mezzi per continuare a piedi e con gli sci.

Quel 18 gennaio 2017 la terra tremò per la prima volta alle 10.25: la scossa di terremoto, magnitudo 5.1, epicentro nell'aquilano, dà il via a un serie infinita di altri sussulti, tre dei quali sopra magnitudo 5. Ad aggravare la situazione, la neve caduta abbondante in quei giorni: il mix si rivelerà micidiale.

Nel pomeriggio gli ospiti dell'hotel Rigopiano, preoccupati per la forte nevicata, sono pronti per andare via, con i bagagli nella hall e attendono lo spazzaneve, il cui arrivo però slittò alle 19. Troppo tardi.

Intorno alle 18 cominciò a circolare l'allarme per un hotel completamente isolato nella frazione di Penne. A dare il primo alert l'sms arrivato da due clienti dell'albergo che erano riusciti a rifugiarsi all'esterno della struttura. E poco dopo le 19 si diffuse anche la notizia del disastro.

I soccorritori dovevano raggiungere un'area, quella su cui sorgeva il resort, che si trova a 1.200 metri di altitudine. Alle 19 le avanguardie arrivarono in contrada Cupoli a 11 km da Rigopiano. Ma la neve raggiungeva già i due metri e i telefoni non prendevano. Alle 22 la colonna dei mezzi imboccò l'ultimo tratto di strada: mancavano 9 km all'hotel ma l'ascesa dovette fermarsi. Era ormai mezzanotte quando quattro uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza decisero di procedere con gli sci con le pelli di foca: dopo quattro ore estenuanti, arrivarono all'hotel e salvarono i due superstiti che avevano lanciato l'allarme. Intorno alle 6.30, arrivarono gli elicotteri per portarli a valle e intanto iniziò la ricerca dei dispersi. La prima vittima venne estratta alle 9.30. Solo a mezzogiorno la colonna dei mezzi dei soccorsi arrivò a poche centinaia di metri dall'albergo e dopo 20 ore, gli uomini dei soccorsi, fatto l'ultimo tratto a piedi, raggiunsero il luogo del disastro.