Guerra alla Asl di Pescara. Di Nisio querela D'Amario, lo scontro continua

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Continua la battaglia a distanza tra il componente del Collegio sindacale della Asl, Fausto Di Nisio, e il manager Claudio D'Amario.

 

Il direttore dell'azienda sanitaria il 14 settembre scorso ha inviato al collegio dei sindaci una lettera nella quale si parla ampiamente del comportamento dell'esponente Idv. Non parole di elogio. Di quella missiva ne ha parlato nei giorni scorsi anche Carlo Costantini difendendo il consigliere del suo partito e mettendo in discussione la stessa permanenza del manager a capo dell'Asl. Adesso Di Nisio annuncia di aver denunciato per diffamazione D'Amario (al quale ha avanzato una richiesta di danni morali da 500 mila euro) e si scaglia contro quella lettera che lo ha fatto andare su tutte le furie. In otto pagine dense di 'episodi incriminati' il manager dell'azienda sanitaria pescarese definisce la condotta di Di Nisio «non più tollerabile» perchè avrebbe assunto «profili di devianza dal ruolo istituzionale».

Mercoledì scorso sia D'Amario che Di Nisio sono stati ascoltati dal Comitato Ristretto dei sindaci e al momento non si conosce l'esito dell'incontro.

Ma quali sono le colpe del revisore secondo il manager? D'Amario sostiene che Di Nisio non avrebbe provveduto a segnalare agli organi aziendali le anomalie presenti nella gestione contrattuale dell'affidamento dell'appalto del materno infantile e non perdona la decisione «del tutto irrituale e impropria» di portare l'imprenditore (testimone chiave dell'inchiesta) dal procuratore Trifuoggi per fare la denuncia. Da quei fatti è poi scaturita l’inchiesta sull’appalto che ha provocato un vero e proprio terremoto.  

Non sono piaciute a D'Amario nemmeno le dichiarazioni del revisore il giorno dopo gli arresti o la richiesta dell'11 marzo di una copia di un bando pubblico di cui anche PrimaDaNoi.it si è occupato 7 giorni dopo. Di Nisio viene accusato di aver passato quel documento (pubblico) alla stampa e di aver rilasciato un commento sulla vicenda «esprimendo grave contrarierà sulla scelta operata dalla Commissione esaminatrice e sulla preparazione del candidato».

«Io non ho passato alcun documento», ribadisce ancora oggi Di Nisio, «e non so come D'Amario faccia a dire una cosa del genere».

Ma tra gli atti 'incriminati' D'Amario nell'esposto ai sindaci contesta anche la presentazione di un esposto «agli organi di Giustizia» e l'aver informato Costantini «membro del partito nel quale milita Di Nisio» o di aver «riscontrato direttamente la richiesta del capogruppo» di un esposto al Collegio dei Revisori sul San Stefar «notiziando a posteriori la Direzione generale».

«Di Nisio», si legge ancora nella lettera di D’Amario, «ha richiesto informazioni del tutto estranee al suo mandato sui legami di parentela tra il sottoscritto e il dottor Caracciolo, richiesta di conoscere la lettera anonima pervenuta alla direzione generale e riferita alla signora Nicoletta Di Nisio».

«Quelle informazioni», spiega il consigliere, «servivano unicamente ad inquadrare meglio la situazione e la posizione di Caracciolo e valutare eventuali possibili situazioni di incompatibilità». Il manager ricorda anche di aver «invitato in numerose occasioni il Di Nisio a tenere un comportamento più aderente alle sue funzioni istituzionali, a segnalare agli organi competenti le eventuali irregolarità riscontrate nel suo mandato e non già fornire ai quotidiani e ai terzi documenti e informazioni riservate dell'azienda sanitaria».

«Le raccomandazioni», prosegue D'Amario, «sono però rimaste inascoltate ed è ormai certo ed acclarato che Di Nisio ha piegato la sua funzione pubblica al perseguimento strumentale di finalità di lotta politica».

Per questo il manager chiede «un adeguato intervento per sanzionare la sua condotta e farne cessare i comportamenti violativi dei propri doveri istituzionali».

«Ho sempre notiziato gli organi competenti», assicura oggi Di Nisio, «e gli interventi pubblici sono successivi e chiarificatori» che si sente «vittima di una violenta e ingiustificata aggressione».

Il consigliere sostiene che nell'esposto la realtà dei fatti sia stata «deformata» con l'intento di farlo apparire «un inaffidabile figuro che abusa del suo ruolo istituzionale per raggiungere non meglio suoi precisati fini tendendo al danneggiamento dell'azienda».

Di Nisio ricorda anche che sull'appalto del materno infantile la Procura di Pescara ha ampiamente indagato e successivamente ci sono stati anche rinvii a giudizio «tutte circostante», scrive il consigliere, «che confermano che le anomalie riscontrare dall'intero collegio sindacale (e non solo da Di Nisio) erano del tutto fondate».

«Giusto per comprendere il livello di diffamazione», spiega in ultimo il revisore dei conti della Asl, «gira la notizia in Regione e presso il Ministero dell'Economia e Finanze che la società Edilcap (che vince l’appalto del materno infantile e poi viene estromesso ndr) sia mia cliente. E' ovvio che questo non corrisponde al vero ma e' sintomatico per dimostrare come, in assenza di una voce mia, si possa distorcere la realtà».

 16/11/2010 8.36