Arresto Spadaccini, «dopo le dimissioni continuava a impartire indicazioni»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MAURIZIO FAVIA

MAURIZIO FAVIA

PESCARA. Hanno destato molto scalpore gli arresti di ieri di Giuseppe Spadaccini & Co per reati connessi ad una maxievasione fiscale per mezzo di un'associazione a delinquere. (Nella foto il comandante provinciale Maurizo Favia che ha coordinato le indagini)* LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA: I SOLDI CHE PRENDONO IL VOLO

 

Un vero e proprio impero aeronautico che ha potuto giovarsi di una serie di plusvalenze generate da truffe e frodi, fondi neri che erano detenuti all'estero e sarebbero stati sottratti al fisco. Nello stesso tempo costituivano un guadagno illecito da poter reinvestire in beni immobili che ieri però la finanza ha sequestrato.

Voci e chiacchiere hanno avvolto l'imprenditore pescarese da anni, così come la sua compagnia in passato ha potuto beneficiare di finanziamenti pubblici a vario titolo. Persino un articolo del settimanale Espresso del settembre 2008 forniva particolari molto precisi sul meccanismo messo in piedi dall'associazione a delinquere.

Eppure secondo la procura nonostante la notizia fosse di dominio pubblico molti degli indagati non si sarebbero fermati ed avrebbero continuato nei loro affari illeciti. Il giudice per le indagini preliminari, Guido Campli, parla di «dimostrata coesione organizzativa del gruppo» tanto che gli stessi indagati avevano subito dei sequestri il 24 gennaio 2008 con la notifica del relativo decreto nel quale erano già ben specificati molti dei particolari emersi ieri.

Il giorno dopo Giuseppe Spadaccini, assistito dall’avvocato Sabatino Ciprietti, ha dato le dimissioni da presidente del Cda della società Sorem. Un abbandono soltanto formale perché invece di fatto il dominus sarebbe rimasto sempre lui, impartendo direttive e ordini ai suoi collaboratori e fiduciari.

Proprio a causa di questa coesione del gruppo il giudice sostiene che siano fondate le previsioni di reiterazione delle condotte «che non sembrano potersi agevolmente interrompere, se non con l'applicazione di misure di custodia cautelare» giudicando «concreto il pericolo di commissione di altri reati della stessa specie di quelli per cui si procede». «Fondato e concreto» anche il pericolo di inquinamento probatorio.

«Non va dimenticato che», scrive ancora Campli, «tutti gli episodi oggetto di richiesta cautelare si iscrivono in un più ampio clima di coartazione della volontà della persona offesa difficilmente annullati altrimenti. Le misure richieste appaiono dunque proporzionate alla gravità dei fatti ed alla pena che prevedibilmente potrà essere irrogata».

Sempre secondo il giudice, Spadaccini, oltre che il destinatario finale del denaro illecitamente sottratto al fisco italiano, risulta essere anche il promotore dell'associazione e la gravità della sua condotta sta anche nel fatto che molti dei reati contestati possono essere considerati transnazionali in quanto commessi in più Stati e puniti con una pena non inferiore nel massimo a quattro anni.

A Spadaccini ed agli altri principali indagati sono state contestate anche le aggravanti derivanti dal fatto di aver commesso reati finanziari di ingenti valori con il contributo di un gruppo criminale organizzato e operante in più stati.

Come già emerso ieri molte delle società portoghesi con sede a Madeira erano soltanto scatole vuote utili a frapporre un passaggio ulteriori per le fatturazioni nelle transazioni monetarie di prestazioni a volte anche fittizie. L'unico ruolo che emerge dalle indagini per queste società -che erano tutte allo stesso indirizzo- era quello in realtà di custodire e celare la documentazione contabile e fiscale («fatture oggettivamente e soggettivamente inesistenti, contratti di lavoro tra piloti e tecnici e le società del gruppo predisposti in epoca successiva all'effettivo svolgimento dell'attività lavorativa»). Il tutto era necessario per giustificare la sussistenza di rapporti tra le società estero-vestite e le altre società del gruppo Spadaccini.

Oltre alla enorme mole di documenti sequestrati e fonte di prova, a designare meglio i particolari della personalità dei diversi indagati sono risultate importanti anche le intercettazioni telefoniche.

Spadaccini si trova rinchiuso nel carcere di Regina Coeli perché al momento degli arresti si trovava a Roma. Nei prossimi giorni sarà fissato l'interrogatorio di garanzia per tutte le persone sottoposte a misura restrittiva mentre sono già all'opera gli avvocati difensori impegnati a leggere la lunga ordinanza di oltre 350 pagine che descrive l'attività delittuosa dal 1999 al 2009.

TUTTI GLI INDAGATI

Giuseppe Spadaccini (arresti in carcere)
Francesco Valentini (carcere)
Leonardo Valenti (domiciliari)
Angela Fabrizio (domiciliari)
Gianfranco Bucci (domiciliari)
Voltino De Leonardis
Luca Orsini
Dante Silvi (domiciliari)
Giordano Senesi (domiciliari)
Ugo Calvosa
Dina Rodrigues (carcere)
Arcangela Savino (domiciliari)
Maria Tereza Correia Trindade (carcere)
Roger Boutin (carcere)
Massimo D’Ambrosio (domiciliari)
Giacomo Obletter (domiciliari)
Cinzia Pertinini
Cristina Di Caro
Chiara Della Valle
Luciana Grossi
Adolf Friedrich Gothskhe
Rosaria Esposito
Pietro Rotunno
Raffaella D’Angelo

a.b. 22/10/2010 9.15