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Datagate: Corte Europea diritti umani: «garanzie insufficienti per giornalisti e fonti»

La sentenza arriva dopo lo scandalo fatto scoppiare da Snowden

Redazione PdN

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Datagate: Corte Europea diritti umani: «garanzie insufficienti per giornalisti e fonti»

 

STRASBURGO. Il sistema britannico di sorveglianza di massa delle comunicazioni via internet non assicura il pieno rispetto della privacy e non garantisce sufficienti protezioni per il rispetto della confidenzialità dei giornalisti.

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani.

 Il ricorso a Strasburgo è stato introdotto da ong, giornalisti e attivisti dopo che Edward Snowden ha scoperchiato lo scandalo Nsa rivelando l'esistenza di programmi per la sorveglianza di massa operati dagli Usa a cui i britannici avevano accesso.

 

Nel 2013 il Guardian e il Washington Post rivelarono che l’NSA, l’agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti aveva raccolto indiscriminatamente i tabulati telefonici di milioni di cittadini americani.

I due giornali svelarono che l’agenzia americana avesse anche accesso diretto ai dati degli utenti delle aziende che partecipano al programma di sorveglianza di massa chiamato Prism. E quindi informazioni private degli utenti di Aol, Apple, Facebook, Google, Microsoft, PalTalk, Skype e Yahoo. Scoppiarono le proteste per la violazioni della privacy dei cittadini.

Qualche giorno dopo Edward Snowden uscì allo scoperto rivelando di essere l’informatore del Guardian e del Washington Post.

 

«NESSUNA GARANZIA PER LA PRIVACY»  

 Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi se le parti non fanno ricorso, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che il sistema di sorveglianza di massa in vigore in Gran Bretagna prima del 2016 non offre sufficienti garanzie per il rispetto della privacy a causa di un controllo insufficiente sulla selezione dei fornitori di servizi su cui operare le intercettazioni e sulla scelta dei criteri per filtrare le comunicazioni intercettate.

 

La Corte ha inoltre stabilito che il sistema di sorveglianza «non garantisce sufficienti protezioni per le fonti giornalistiche e la confidenzialità del materiale raccolto dai giornalisti».

In particolare la Corte afferma di essere «particolarmente preoccupata» dal fatto che non sono state rese pubbliche le regole che stabiliscono in quali casi il materiale confidenziale dei giornalisti può essere intenzionalmente selezionato per essere esaminato, né quali 'protezioni' della confidenzialità ci siano per il materiale che è stato selezionato, intenzionalmente o meno, per essere esaminato.

Nel condannare la Gran Bretagna la Corte precisa tuttavia che i sistemi di sorveglianza di massa non sono di per sé contrari a quanto stabilito a Strasburgo sul rispetto della privacy. Infine la Corte evidenzia di non aver esaminato la nuova legislazione sulla sorveglianza di massa introdotta nel 2016 e non ancora entrata pienamente in vigore.