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Legge Europea sul Copyright:  buona o cattiva? Oggi lotta all'ultimo voto

Parlamento europeo spaccato, incertezza sull’esito. Giganti del web contro editori e autori

Redazione PdN

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Legge Europea sul Copyright:  buona o cattiva? Oggi lotta all'ultimo voto

BRUXELLES.  Una lotta senza quartiere all'ultimo voto che ha mobilitato tutti, da Wikipedia al vicepremier Di Maio, dagli editori dell'Enpa ai musicisti dell'Impala, tra chi parla di bavagli a internet e fa profezie sulla morte della Rete, e chi invece rivolge appelli a tutela della sopravvivenza della stampa libera e dell'industria creativa e culturale.

In gioco, gli interessi miliardari dei giganti del web, da Google a Facebook, ma anche la remunerazione di chi, dai giornalisti agli artisti, lavora per produrre molti di quei contenuti che riempiono il web.

E' lo scenario tra l'apocalittico e il distopico alla vigilia della votazione sul copyright a Strasburgo, dove l'Europarlamento - completamente spaccato - è chiamato a decidere se dare o meno il mandato a negoziare con Commissione e Consiglio Ue il testo finale della riforma.

Perché, nonostante la pesante campagna di lobby giocata senza risparmiare mezzi, l'iter, in realtà, è ancora lungo.

Il contestato testo adottato dalla commissione affari giuridici, infatti, è solo uno dei tre sul tavolo, insieme alla proposta originale della Commissione e alla posizione degli stati membri, con cui dovrà trovare un compromesso finale.

Due gli articoli al centro del dibattito.

 

GLI ARTICOLI CONTESTATI

L’articolo 11, ribattezzato “link tax”,  prevede che piattaforme on line come Google, Facebook e Instagram paghino gli editori e tutti gli altri produttori di contenuti originali nel caso di utilizzo di link e/o snippet (l'estratto di due righe che segue il link pubblicato dai motori di ricerca e dagli aggregatori per anticipare all’utente il contenuto di una pagina web).

 

C’è poi l’articolo 13, che prevede responsabilità legale per le piattaforme digitali che non impiegheranno tecnologie adeguate (ad esempio filtri) per individuare e bloccare il caricamento di contenuti protetti da copyright da parte degli utenti.

Google, ad esempio, dovrebbe impiegare degli appositi filtri per rilevare tutti quei video che impiegano brani musicali coperti da diritto d'autore.

 

L’obiettivo della legge dunque sembrerebbe chiaro: generare del reddito per i produttori di contenuti originali, facendo pagare le piattaforme Internet per la visualizzazione di frammenti dei loro contenuti originali.

Cioè chi produce contenuti originali dovrà essere pagato  e questo significherebbe ridistribuire la ricchezza che nasce dal web anche e soprattutto verso i piccoli editori o i piccoli siti in generale.

Dovrebbero essere privilegiati gli editori a scapito di Google, Facebook, Twitter, Pinterest e di tutti i principali colossi digitali che utilizzano contenuti esterni per riempire i loro servizi di punta (perlopiù social e aggregatori).

Ed è per questo che si sta giocando una partita a colpi bassi con molti spunti che virano verso la disinformazione, frutto di una lotta di lobbies senza quartiere

 

Wikipedia è contraria perchè, la nuova direttiva - se avallata - minaccerebbe la libertà online, creando ostacoli all'accesso alla Rete per come siamo stati abituati a conoscerla finora.

Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere, ammonisce lo staff della popolare enciclopedia digitale che punta il dito sulle barriere, sui filtri e sulle restrizioni che impedirebbero - di fatto di condividere un contenuto originale (ad esempio un articolo di giornale) sulla propria piattaforma aperta.

Di sicuro ci sarebbero molte più limitazioni e meno libertà, di sicuro lo spirito originario di libertà sconfinata del web sarebbe contratto ulteriormente.

Anche gli altri colossi sono contrari ma la verità è che in oltre 15 anni si sono arricchiti a discapito di milioni di siti e di editori messi all’angolo e con guadagni di pochi spiccioli a causa del monopolio sorpattutto pubblicitario.

 

OGGI SI VOTA

 Gli esiti del voto di oggi sono completamente incerti: tutti i gruppi politici, nonostante le posizioni di 'scuderia', sono spaccati al loro interno con dissidenti.

I popolari, di cui fa parte il tedesco relatore del provvedimento Axel Voss, sono favorevoli a dare il mandato, ma alcuni colleghi connazionali voteranno contro.

Lo stesso dicasi per i socialisti, dove per esempio tra gli eurodeputati Pd, favorevoli, ci sono comunque contrari come Daniele Viotti. Stessa spaccatura tra i liberali dell'Alde, ma anche Verdi e Sinistra unitaria, contrari, hanno chi invece voterà a favore. Euroscettici e populisti, da Ukip a lepenisti, generalmente contro la maggior parte di qualsiasi misura Ue, sono contrari, ma nemmeno il loro fronte è coeso.

Unica certezza, il 'no' dei 5Stelle, da sempre contrari.

C'è una "campagna" in corso da parte dei giganti del web per "influenzare i legislatori europei diffondendo fake news" e che "potrebbe avere effetto, vedremo domani", ha detto il relatore Voss. Il dito puntato è in particolare contro la Ccia, "la lobby americana delle grandi piattaforme e dell'industria hi-tech che sta dietro", secondo la socialista francese Virginie Rozière.

Un'opinione condivisa anche da 150 tra le varie associazioni europee di editori, musicisti, produttori, tv, artisti e così via, che hanno parlato di "campagna cinica da parte delle società tech" facendo "allarmismo che la direttiva sul copyright sarebbe la fine di internet" ma "sono vent'anni" che lo dicono per ogni misura a tutela del diritto d'autore e, come mostrano i fatti, "non è mai successo".

Il motivo? Secondo i musicisti indipendenti di Impala, le piattaforme "stanno andando benissimo a far soldi", per questo "a loro piace il mondo digitale così com'è".

In Italia, di parere opposto la Confindustria digitale, "preoccupata", mentre la Cgil auspica un voto a favore.