TRIVELLA SELVAGGIA

Petrolio, l’ultima minaccia arriva dal Montenegro

Comitati no petrolio scrivono a Governo italiano e Commissione europea

Redazione PdN

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Petrolio, l’ultima minaccia arriva dal Montenegro

ABRUZZO. L'Adriatico è sempre di più sotto le mire dei petrolieri e, dopo la Croazia,  ora tocca alle acque davanti al Montenegro.

Il Governo montenegrino ha avviato lo scorso 28 dicembre 2015 la fase di consultazione del pubblico per la procedura di Valutazione Ambientale Strategica del proprio piano di sviluppo "sea for hydrocarbon exploration and production in offshore Montenegro". In Montenegro la fase pubblica avrà termine il 25 febbraio 2016.

Le norme comunitarie, in particolare l'Art.7 della Direttiva 42/2001, e la Convenzione internazionale di Espoo, ratificata sia dall'Italia che dal Montenegro, obbligano gli Stati a sottoporre d una procedura di tipo transfrontaliero, a partire dalla notifica nei confronti degli altri stati potenzialmente interessati tutti i piani di attività che anche solo potenzialmente possono incidere sull'ambiente di altri stati.

Il Piano prevede la possibilità di aprire alle attività di ricerca e di sviluppo di progetti di estrazione ben 13 blocchi di mare antistanti la costa del Montenegro.

Secondo il Comitato No Ombrina e altri comitati e associazioni ambientaliste il Governo montenegrino avrebbe individuato esclusivamente la Croazia e l'Albania quali stati potenzialmente interessati tenendo anche conto che il Piano comprende attività sulla terraferma e, quindi, poste a confine con questi stati.

L'Italia appare essere stata esclusa, «a nostro avviso in maniera del tutto erronea», dicono i comitati abruzzesi.

«Tra l'altro appare incredibile che la Croazia e il Montenegro abbiano almeno avviato una procedura pubblica di pianificazione delle attività e lo Stato italiano sia totalmente refrattario arrivando addirittura a cancellare il Piano delle Aree nell'ultima legge di Stabilità», dicono i comitati.

Le associazioni e i movimenti italiani, in stretto coordinamento con le associazioni di Montenegro, Croazia e Albania, riunite nella rete internazionale OneAdriatic (questa rete a Dicembre ha inviato una segnalazione alla Commissione Europea proprio sull'impatto cumulativo che ha risposto dichiarando di aver avviato la valutazione della segnalazione), stanno scrivendo al Governo italiano affinché, come già avvenuto nel caso del Piano croato, le procedure di consultazione avviate dal governo del Montenegro siano estese immediatamente anche all'Italia sulla base di quanto previsto dall'Art.7 della Direttiva 42/2001/CE, rendendo così possibile, tra l'altro, una partecipazione maggiore delle comunità (associazioni di categoria; associazioni e comitati ambientalisti; enti locali ecc.) al procedimento, in considerazione dell'allarme che questi progetti stanno provocando rispetto al futuro dell'intero mare Adriatico.