Tesoro Ciancimino, confisca nella Marsica. Rossini: «isola felice? Favola vecchia»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4856

TAGLIACOZZO. A marzo del 2009 il sequestro dei beni riconducibili al boss Vito Ciancimino. Oggi, due anni dopo, arriva la confisca.

TAGLIACOZZO. A marzo del 2009 il sequestro dei beni riconducibili al boss Vito Ciancimino. Oggi, due anni dopo, arriva la confisca.

L'inchiesta scoppiò a marzo del 2009 quando la Procura distrettuale antimafia dell'Aquila arrestò Nino Zangari, 45 anni, ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Tagliacozzo, e i fratelli Augusto e Achille Ricci di 47 e 51 anni.

Tutti e tre si sono sempre dichiarati estranei ai fatti contestati  ma la Procura ha sempre sostenuto che i gli arrestati non avessero a disposizione un reddito che consentisse loro di investire

Sempre secondo gli inquirenti, Zangari (sebbene lo abbia sempre negato con forza) sarebbe stato l'intermediario di Gianni Lapis, avvocato tributarista di Palermo, presunto prestanome di Ciancimino il cui figlio Massimo avrebbe l'effettiva disponibilità dei beni, denaro e titoli azionari. 

Gli inquirenti trovarono anche circa due milioni di euro del tesoro occulto del mafioso Vito Ciancimo, che sarebbe stato reinvestito per l'acquisto di un un complesso turistico, di terreni e quote societarie poi posto sotto sequestro.
La somma investita nel progetto edilizio, tramite le società 'Alba d'Oro' e 'Sirco', ammontava a un milione e 610 mila euro gestiti, come accertato dal Tribunale di Palermo nel 2007, dall'avvocato Gianni Lapis che aveva nella sua disponibilità beni appartenenti al politico democristiano colluso con la mafia e morto a Roma alcuni anni fa. 
Senza successo, in Cassazione, i presunti prestanome abruzzesi, riciclatori del denaro di don Vito, avevano chiesto il dissequestro degli immobili. Il loro ricorso è stato dichiarato infatti inammissibile e oggi arriva anche la confisca: quei beni non torneranno più nelle loro mani.

OGGI LA SVOLTA

Dopo mesi di silenzio oggi la vicenda è tornata alla ribalta: alle prime luci dell'alba i Finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di L'Aquila, insieme ai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) e del Reparto Operativo di L'Aquila, sono entrati in azione, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalita' Organizzata della Guardia di Finanza di Roma (Scico).

I militari hanno così dato esecuzione ad un provvedimento del Tribunale del capoluogo abruzzese che dispone la confisca delle quote della società Alba d'Oro s.r.l. appartenenti proprio a Nino Zangari, Achille Ricci e Augusto Ricci.

Così come sono state confiscate anche le quote societarie della 'Marsica Plastica s.r.l'., appartenenti ad Achille Ricci.

IL VILLAGGIO TURISTICO

L'Alba d'Oro s.r.l. è proprietaria del complesso turistico "La Contea" di Tagliacozzo, un moderno villaggio vacanze dotato di ristorante, piscina, campi da tennis e da calcetto nonche' terreni per un valore di oltre 2,5 milioni di euro che, dunque, è stato ricompreso nella confisca.

Il provvedimento, il primo della specie nell'intera regione, è giunto al termine di un complesso ed articolato lavoro investigativo, avviato su input di Alfredo Rossini, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di L'Aquila, e del sostituto procuratore della direzione antimafia Olga Capasso.

Il lavoro iniziato più di due anni fa è poi passato al pm Stefano Gallo (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di L'Aquila).

L'applicazione delle misure conferma dunque l'ipotesi accusatoria. Grazie ai più moderni strumenti tecnici ed informatici e grazie anche a meticolosi accertamenti documentali e bancari, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire le operazioni finanziarie, attraverso le quali i tre hanno reimpiegato in attivita' imprenditoriali in Abruzzo ben piu' di un milione e mezzo di euro provenienti dal "tesoro occulto" riconducibile al defunto boss mafioso Vito Ciancimino.
Ma la confisca è arrivata in seguito alle verifiche dei Ros de L'Aquila e di Avezzano che hanno scandagliato gli assetti societari di alcune imprese marsicane attive nel settore dello smaltimento dei rifiuti.

Le indagini hanno permesso di accertare la presenza di una quota (sottoposta a confisca) di proprietà di Achille Ricci, pari al 15,5% dell'intero capitale, della Marsica Plastica s.r.l.

Questa società, impegnata in investimenti milionari nel settore del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti nella Valle Peligna, aveva tra l'altro stabilito la propria sede legale nella zona industriale di Carsoli. E' stato dunque riconosciuto dal Tribunale il principio che la legge 94/2009 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) ha introdotto in capo al Procuratore Distrettuale della Repubblica il potere di proporre l'avvio del procedimento di prevenzione anche a soli fini dell'applicazione di provvedimenti di sequestro e confisca a prescindere dall'applicazione di provvedimenti di prevenzione personali basati sulla pericolosita' sociale del soggetto proposto.

ALTRE MISURE RESPINTE

 
 Ulteriori misure di prevenzione patrimoniale, proposte dalla Procura della Repubblica di L'Aquila nei confronti di altri imprenditori abruzzesi, non sono state accolte dal Tribunale del capoluogo che pure ha riconosciuto, in un caso, «rapporti societari e partecipativi» con «una pluralita' di soggetti che non si puo' negare vengano toccati da sospetti in ordine alla legalita' delle loro operazioni».

I beni confiscati, transitando nel patrimonio dello Stato, saranno gestiti dall'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, per finalità istituzionali e sociali potendo tali beni essere reinseriti nell'economia legale anche e soprattutto a favore delle categorie piu' deboli e delle vittime.

8 PROCURE INTERESSATE ALL'INCHIESTA

«La favola dell'Abruzzo come isola felice è una favola vecchia come il cucco», ha commentato oggi in conferenza stampa il procuratore capo Alfredo Rossini. «Se torniamo a parlare di questa storia io mi alzo e me ne vado....perchè non ha alcuna base. L'Abruzzo», ha insistito Rossini, «come altre regione d'Italia ha subito interesse da parte della malavita anche per quanto attiene alla ricostruzione post sisma».

Il procuratore antimafia Olga Capasso ha invece sottolineato che al momento sono 8 le procure coinvolte in questa indagine perchè «in Alba d'oro e Marsica Plastica troviamo anche persone che risiedono a Palermo, c'è la moglie di Lapis, l'avvocato di Lapis, Giuseppe Italiano e su questi personaggi abbiamo interessato la Procura di Palermo che ha chiesto gli atti. Poi da cosa nasce cosa. La Procura di L'Aquila ha competenza per quanti risiedono nella provincia».

Sempre Capasso ha poi messo in guardia gli imprenditori abruzzesi che «incautamente» si sono messi d'accordo con aziende legate alla malavita organizzata: «devono sapere che la procura aquilana sta monitorando molto approfonditamente i collegamenti».

E come ha sottolineato il magistrato «basta il collegamento oggettivo per sequestrare tutto». Soddisfatto per la confisca di oggi il pm Stefano Gallo secondo il quale si continuerà a controllare «a 360 gradi» l'ingresso di capitali sospetti in società abruzzesi mentre per il comandante provinciale della Finanza, Giovanni Domenico Castrignanò, il provvedimento di oggi «è la certificazione delle tesi investigative».  

20/06/2011 13.18