IL FATTO

La Sanitopoli lucana spazza via il presidente Pittella

Clientele e pressioni politiche nella sanità. Basilicata presto al voto  

Redazione PdN

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La Sanitopoli lucana spazza via il presidente Pittella

 

MATERA. Un terremoto politico scuote la Basilicata: l'inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura di Matera su concorsi «taroccati con precisione» e «nomine 'pilotate'»   ha portato a 30 misure cautelari per reati contro la pubblica amministrazione.

E’ la Sanitopoli lucana che spazza via i vertici della Regione come 10 anni fa accadde per l’Abruzzo allora presieduto da Ottaviano Del Turco.

Gli arresti sono stati 22, due in carcere e 20 ai domiciliari, tra questi il nome che fa più rumore: il presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), accusato di falso e abuso d'ufficio e indicato dagli inquirenti come «deus ex machina della distorsione istituzionale».

Per altre otto persone, il gip di Matera Angela Rosa Nettis ha disposto l'obbligo di dimora. E il Ministro della Salute, la pentastellata Giulia Grillo, dice «basta con l'intreccio tra partiti e sanità» e annuncia che «seguirà con la massima attenzione gli sviluppi dell'inchiesta» che «getta un'ombra inquietante sulla gestione della sanità pubblica».

La sanità lucana esce "decapitata" dall'inchiesta con gli arresti dei commissari - nominati pochi mesi fa dallo stesso Pittella - delle due uniche aziende sanitarie lucane, Giovanni Chiarelli (Asp Potenza) e Pietro Quinto (Asm Matera). Quest'ultimo, in carcere come il direttore amministrativo della stessa Asm, Maria Benedetto, sarebbe stato il «collettore» delle raccomandazioni di Pittella e avrebbe intrattenuto «significativi rapporti con altre figure politiche e religiose di spicco».

A questo proposito, l'Arcidiocesi di Matera ha evidenziato la «totale estraneità del vescovo, mons. Giuseppe Caiazzo». L'inchiesta, però, sconfina anche oltre la Basilicata, sfiorando la Campania e arrivando fino in Puglia con i domiciliari disposti per il direttore generale dell'Asl di Bari, Vito Montanaro, per il responsabile dell'anticorruzione della stessa Asl, l'avvocato Luigi Fruscio di Barletta, e per l'avvocato Agostino Meale, docente di diritto amministrativo nell'Università del capoluogo pugliese. Nella conferenza stampa sui dettagli dell'inchiesta, il Procuratore della Repubblica di Matera, Pietro Argentino, che ha coordinato l'inchiesta del pm Salvatore Colella, ha evidenziato che dagli accertamenti fatti dalla Guardia di Finanza è emerso «il totale condizionamento della sanità pubblica da parte di interessi privatistici e da logiche clientelari politiche».

La corposa ordinanza raccoglie un anno e mezzo di indagini, cominciate in seguito all'esposto di un ex dipendente di una ditta fornitrice di servizi che non aveva ricevuto la sua quota di Tfr. Nelle 425 pagine si fa luce sul modus operandi degli indagati, con tracce per le prove scritte e domande per quelle orali fornite in anticipo, voti taroccati per permettere ai 'segnalati' - che «altrimenti non avrebbero raggiunto la sufficienza» - di vincere i concorsi (almeno quattro quelli citati dagli investigatori) con «attribuzioni a tavolino» dei punteggi.

E i verbali, quelli originali senza «modifiche», finivano immediatamente nei tritacarte per far sparire ogni traccia: «Queste vanno nel mangiacarte - si premurano alcuni degli indagati - strappa tutto, mi raccomando».

 

 

  

PITTELLA UNA FAMIGLIA AL POTERE DA DECENNI

 Un "annus horribilis", il 2018, per la famiglia Pittella, a lungo protagonista della scena politica lucana, ma anche nazionale ed europea, considerate le responsabilità e le funzioni svolte dai suoi principali componenti: Marcello, presidente della Regione Basilicata, da ieri agli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità; Gianni, senatore eletto in Campania ma non in Basilicata il 4 marzo scorso, dopo anni al Parlamento europeo; infine, Domenico, morto all'età di 86 anni il 15 aprile scorso, capostipite della "dinastia", passato alla storia per aver operato nella sua clinica di Lauria, nel 1981, la brigatista Natalia Ligas, ferita ad una gamba.

Ma, di sicuro, questi tre dati di fatto non riassumono bene né rappresentano compiutamente ciò che i Pittella sono stati - e sono - per la politica, non soltanto in Basilicata.

L'ascesa di Domenico Pittella, da tutti conosciuto come "don Mimì", fu inarrestabile: consigliere regionale nel 1970, elezione al Senato con il Psi nel 1972, nel '76 e nel '79. Fino alle cure alla Ligas e all'arresto, nel 1983, con successiva condanna a 12 anni di reclusione.

Vi è poi del rocambolesco: anni di fuga in Francia e, nel 1999, la consegna al carcere di Rebibbia, a Roma, fino alla grazia parziale dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

L'uscita di scena?

Impossibile, perché nel frattempo i figli, Gianni e Marcello - come lui, entrambi medici - si stavano facendo strada in politica. Gianni passa dalla Regione alla Camera e al Parlamento europeo: per anni ne è stato vicepresidente vicario.

Nel 2013 sfidò Matteo Renzi alle primarie del Pd, finendo però quarto. Il 4 marzo scorso non viene eletto nel collegio uninominale lucano che si estende nella sua terra d'origine ed entra a Palazzo Madama grazie al proporzionale in Campania.

Un campanello d'allarme molto rumoroso per il Pd e il centrosinistra lucano. Ancora più indicativa è la vicenda di Marcello Pittella: nel 2005 è consigliere regionale, poi assessore. Il suo "capolavoro" è del 2013: lancia la sfida alle primarie del Pd di Basilicata e vince, ottenendo la candidatura a presidente della Regione, carica che conquista senza difficoltà. Dimostra un certo "coraggio" a sfidare un partito, il Pd, che già allora dimostrava di avere molti problemi al suo interno e nel rapporto con i cittadini. La controprova è arrivata proprio il 4 marzo scorso, con il M5s che porta alla Camera e al Senato molti suoi candidati e che lancia un'ipoteca chiarissima sul prossimo consiglio regionale e sulla prossima giunta. Pittella, che aveva già chiesto di poter giocare il "secondo tempo" - cioè di ottenere un nuovo mandato, stava già pensando a come vincere la battaglia di sicuro più dura, alle regionali del prossimo autunno. Un obiettivo che l'inchiesta della Procura della Repubblica di Matera ha oggi per lo meno allontanato parecchio.