IL FATTO

Consiglio superiore di Sanità: «sospendere vendita della cannabis light»  

«Non è possibile escluderne la pericolosità», dice il massimo organo sanitario   

Redazione PdN

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Consiglio superiore di Sanità: «sospendere vendita della cannabis light»  

ROMA. «Non può essere esclusa la pericolosità della 'cannabis light'». E' quanto afferma il Consiglio superiore di Sanità (Css) in un parere richiesto dal ministero della Salute sul tema, in riferimento ai «prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa» - venduti nei cosiddetti 'canapa shop' diffusisi in tutta Italia - ma dei quali «non può essere esclusa la pericolosità».

Il Consiglio Superiore di Sanità raccomanda quindi che non sia consentita la libera vendita.

 

I prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa sono attualmente venduti come un prodotto da collezione, dunque non destinato al consumo.

Uno stop inatteso che ora rischia di mettere fuori legge tutta l’economia che si è sviluppata intorno al prodotto dalle nuove piantagioni regolari avviate alla commercializzazione e vendita anche on line dei prodotti.

Secondo alcuni la canapa avrebbe anche importanti usi terapeutici e per questo dovrebbe essere prescritta dal medico.

 

Il tutto è iniziato a gennaio 2017 quando è entrata in vigore la nuova legge che ha stabilito che i prodotti a base di cannabis, nel rispetto del tetto fissato per la dose di Thc contenuta, si possono vendere in Italia.

Da allora sono sbocciati come funghi i negozi 'green' in tutta Italia, con un giro d'affari in forte crescita (diverse decine di milioni di euro).

La legge contiene "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa", finalizzata alla coltivazione e alla trasformazione; all'incentivazione dell'impiego e del consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali; allo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano l'integrazione locale e la reale sostenibilita' economica e ambientale; alla produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori; alla realizzazione di opere di bioingegneria, bonifica dei terreni, attivita' didattiche e di ricerca. Non e' prevista la coltivazione per farne "spinelli", tanto per chiarire: e' possibile infatti trarne, tra le altre cose, "alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori".

 

I controlli sui coltivatori sono affidati al Corpo Forestale: "Qualora all'esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilita' e' posta a carico dell'agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge". Se la dose e' superiore a 0,6, scatta il sequestro e la distruzione della coltivazione.

 

Altra cosa naturalmente e' la cannabis a uso terapeutico: in Italia viene prodotta dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze in applicazione dell'accordo di collaborazione tra il Ministro della salute e il Ministro della difesa firmato il 18 settembre 2014. La distribuzione e' destinata alle farmacie per l'allestimento di preparazioni magistrali a base di cannabis FM-2 dietro presentazione di prescrizione medica non ripetibile.

 

Il prodotto Cannabis FM-2 (contenente THC 5% - 8% e CBD 7,5% - 12%), e' la prima sostanza attiva a base di cannabis prodotta in Italia in conformita' alle direttive europee in materia di medicinali su processo produttivo depositato e controllato, in una officina farmaceutica autorizzata dall'AIFA e la cui distribuzione e' autorizzata dall'Organismo statale per la cannabis presso il Ministero della salute. La prescrizione di cannabis ad uso medico in Italia riguarda l'impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell'appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell'appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell'anoressia nervosa; l'effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.