MEMORIE CORTE

La Rivoluzione del codice europeo sulla Privacy: lo stranissimo caso del diritto all’oblio

Accurata confusione che mira a non dire una cosa chiara: non vale per i giornali

Redazione PdN

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La Rivoluzione del codice europeo sulla Privacy: lo stranissimo caso del diritto all’oblio

 

 

 

ABRUZZO. C’è apprensione e confusione per l’imminente entrata in vigore del codice europeo per il trattamento dei dati privati, il prossimo 25 maggio 2018.

 

Molte le regole da rispettare e così anche i giganti (come Facebook e Google) si sono mossi per tempo adeguandosi a norme che dovrebbero tutelare davvero un pò di più il trattamento di dati che sul web sono preziosissimi e valgono miliardi. Adempimenti spesso costosi anche a carico di aziende piccole.

 

Quello che, però, ostinatamente non si trova mai nelle migliaia di articoli che sono stati pubblicati  da inizio anno è cosa cambia per i giornali web e cartacei e come devono regolarsi i giornalisti.

 

Si legge di tutto ma non una sola parola chiara su questo delicatissimo argomento.

 

La ragione -verrebbe da pensare- potrebbe essere che semplicemente non bisogna dire nulla perchè la legge è lapalissiana e lapidaria.

Tutti i commentatori puntano sulla notizia che il legislatore europeo finalmente, per la prima volta, inserisce in una norma di legge il “diritto all’oblio” e lo regolamenta in maniera specifica.

E pensare che in Italia non esiste ancora una sola norma che almeno citi il “diritto all’oblio”, figuriamoci poi regolamentarlo

 

PER LA PRIMA VOLTA IN UNA LEGGE

L’Art. 17 del nuovo regolamento europeo infatti ai commi 1 e 2 introduce il diritto all’oblio che diventa diritto positivo, azionabile a tutti gli effetti e lo regolamenta.

 

 

«L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento», si legge, «la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, se sussiste uno dei motivi seguenti». I motivi sono vari per esempio «i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati» oppure il soggetto «revoca il consenso»  o peggio perchè i dati sono «trattati illecitamente».

 

Al comma 2 dell’art. 17 si legge pure che il titolare del trattamento dei dati è obbligato ad avvertire eventuali altri che abbiano utilizzato i “suoi” dati a rimuovere eventuali link connessi.

Tutte disposizioni che si applicano a tutti ma proprio tutti tranne a quelli che rientrano in casi specificati al comma 3.

Qui in maniera lapidaria e netta come mai una norma prima d’ora si legge:

 

«I paragrafi 1 e 2 (il diritto all’oblio ndr) non si applicano nella misura in cui il trattamento sia necessario:

 

per l'esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione» cioè nell’esercizio del diritto di cronaca, cioè ai giornalisti, cioè ai quotidiani on line.

 

Tutto chiaro e semplice, talmente tanto chiaro da far paura che ci siano cose che sfuggano.

 

Ad aggravare il timore di qualche insidia nascosta c’è anche il fatto che la legge sulla privacy (quella finora tirata per la giacchetta per giustificare davanti a giudici poco scrupolosi il diritto all’oblio) sarà abrogata. Questo significa che l’unica norma a regolamentare privacy e diritto all’oblio rimarrà quella europea.

 

Tutto troppo facile e per questo impossibile soprattutto in Italia dove nulla è semplice…

 

Ed infatti il Governo, in ritardo come sempre, dovrebbe approntare un decreto legge in grado di recepire il codice europeo ed intervenire a normare quegli spazi lasciati volutamente liberi agli Stati membri in modo da migliorare ulteriormente le norme generali a seconda di sensibilità locali, cultura, comune sentire, senso di opportunità ecc.

 

LO SPAZIO LASCIATO AGLI STATI MEMBRI

C’è da dire che gli Stati possono dettagliare meglio ma non legiferare contro quanto stabilito dall’Europa.

Per esempio, l’Italia non dovrebbe e potrebbe dire: «in Italia il diritto all’oblio si applica anche al diritto di cronaca», sarebbe una norma contraria al «non si applica alla libertà di informazione».

Eppure è quello che con molta probabilità succederà perchè noi siamo così: le cose semplici non ci piacciono.

 

Il tutto, ovviamente, per andare incontro a quell’onda malandrina che monta sempre più e mira a dare una mano di vernice bianca a coscienze ormai ingiallite e consumate da grandi e piccoli misfatti.

 

Del resto per quella che è la nostra esperienza diretta, su un centinaio di casi, il 100% riguarda esclusivamente notizie giudiziarie, raramente realmente datate, molto più spesso “vecchie” di soli pochi anni 2-3 massimo 4. Già troppo per poter ricordare ancora quello scandalo finanziario, quello della Fira, quello dell’evasione fiscale, quello degli arresti che non si dovevano fare: la conoscenza al tempo della società della conoscenza dura il tempo di un attimo.

 

Tutti, dunque, attendono con ansia il decreto del Governo (quello Gentiloni) per avere qualche certezza in più sul dafarsi.

 

L'INCERTEZZA DEL DIRITTO

Neppure il Garante della Privacy può dare certezze a giornalisti ed editori e si limita ad ipotizzare che con il decreto non ci saranno sconvolgimenti ma le regole rimarranno quelle già in buona parte emerse con la giurisprudenza creata da Garante e magistratura civile e penale.

Giurisprudenza schizofrenica e confliggente dove il Garante dice bianco ed il giudice nero, dove la Cassazione nega e la Cassazione afferma su casi simili.

 

Dunque, ci si deve attendere nuovamente lo stesso disordine e la stessa incertezza del diritto  che si è avuto fino ad oggi con l’applicazione del diritto all’oblio a carico di giornali e giornalisti a seconda dell’umidità delle aule giudiziarie....

 

Eppure la legge fatta in Europa è semplice, forse perchè così andava fatta per tutelare davvero i più deboli (per esempio gli utenti ignari dei social network).

Ma una volta arrivata in Italia quella stessa legge deve diventare per forza più complicata  perchè deve forse servire anche ad altro, magari a disinnescare l’arma del diritto di cronaca, ultimo baluardo che malamente resiste alle molteplici spinte dittatoriali e caotiche al tempo delle fake news veicolate ad arte.

Forse perchè c’è bisogno di regalare nuove verginità e fedine sbiancate a chi è ancora in gioco e si vede intralciato da una «semplice ricerca su Google…».

Sfuggire al giudizio della pubblica opinione che regola le democrazie: ecco a che serve oggi il diritto all’oblio in Italia.