GRANDE DISTRIBUZIONE

Trony: rischio procedura mobilità per 466 lavoratori

Tavolo al Mise. Un solo possibile compratore per 8 negozi su 35

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

338

Trony: rischio procedura mobilità per 466 lavoratori

ROMA.  Si va verso la procedura di mobilità, e quindi il licenziamento collettivo, per 466 dipendenti di Trony, la catena di negozi di elettrodomestici, informatica e telefonia. I punti vendita sono già chiusi, i lavoratori senza retribuzione, e per molti di loro - quando la procedura sarà partita - l'unica soluzione sarà la disoccupazione. Una speranza, al momento, viene dall'offerta d'acquisto parziale già arrivata. E' coperta da segreto industriale, ma alcune voci dicono che provenga da Unieuro e che riguarderebbe solo 8 dei 35 negozi interessati dal fallimento della società Dps che controllava Trony prima del fallimento.

Al tavolo di ieri al Mise, il confronto tra sindacati e curatore fallimentare è proseguito, il ministero continuerà a monitorare la situazione giorno per giorno e si prevede che una prossima riunione potrà tenersi già a metà aprile. I sindacati però sono molto preoccupati per il futuro dei lavoratori. Nel giro dei prossimi dieci giorni, insieme alla procedura di mobilità, partirà anche la gara per la vendita dei punti vendita, ma nessuno dei sindacalisti partecipanti all'incontro è ottimista sulla possibilità che un unico compratore acquisti tutto il blocco Trony.

Il rischio è uno spezzatino dei diversi negozi.

Il gruppo è presente in tutta Italia, ma al momento non si può ancora dire quali zone potrebbero salvarsi dalla chiusura definitiva (grazie appunto all'acquisto di alcuni negozi) e quali no. "Non è detto che chi arriva prenderà tutti i lavoratori", fa notare Alessio Di Labio della Filcams Cgil. Con un nuovo compratore, infatti, "si potrebbero ricollocare al massimo 200-250 dipendenti", spiega Ivana Veronese, segretaria nazionale della Uilctus, aggiungendo che i punti vendita più a rischio non sono necessariamente quelli del Sud visto che le variabili da considerare sono diverse. Una delle poche certezze è che questa situazione sia dovuta in gran parte al sempre più diffuso commercio elettronico. "Anche altre società sono in difficoltà. Spesso i consumatori vengono in negozio solo per vedere il prodotto, ma poi l'acquistano online", continua Veronese sottolineando però come anche la gestione della vecchia proprietà non sia stata troppo innovativa. La situazione "è sufficientemente preoccupante" anche secondo Elena Vanelli della Fisascat Cisl.