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Sguardo in su e occhio: la stazione spaziale cinese potrebbe cadere anche in Italia

Protezione civile: «rischio stazione spaziale cinese». La fascia interessata è amplissima

Redazione PdN

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Sguardo in su e occhio: la stazione spaziale cinese potrebbe cadere anche in Italia


ROMA. Il rientro incontrollato della stazione spaziale cinese Tiangong 1 nell'atmosfera 'potrebbe interessare il territorio nazionale' e l'eventuale caduta di frammenti potrebbe avvenire nei giorni di Pasqua, 'tra il 28 marzo e il 4 aprile' e riguardare 'le Regioni a sud dell'Emilia-Romagna'. E' quanto si legge in una circolare diffusa oggi dalla Protezione civile a tutti i ministeri e alle Regioni.

'La finestra temporale e le traiettorie di impatto al suolo potranno essere definite con maggiore precisione nelle 36 ore precedenti il rientro', si legge nel documento, che sottolinea come l'organizzazione e l'interpretazione dei dati sia compito dell'Agenzia Spaziale Italia, che 'curerà la fase di organizzazione e interpretazione dei dati avvalendosi del supporto di altri Enti, nazionali e internazionali'.

Nel frattempo, la Protezione civile rende noto che è stato istituito il tavolo tecnico di lavoro, previsto in circostanze del genere, al quale partecipano, insieme all'Asi, il consigliere militare della Presidenza del Consiglio, i ministeri di Interno, Difesa e Esteri, Enac, Enav, Ispra, la commissione speciale di Protezione civile.


La stazione  Tiangong-1 è stato il primo laboratorio orbitante del programma spaziale cinese: lanciato in orbita il 29 settembre del 2011, ha ospitato tre missioni Shenzou, di cui due con equipaggio.

Il laboratorio è stato l’apripista per missioni nello spazio via via più ambiziose, cui ha fatto seguito Tiangong-2 da poco utilizzato e alla quale seguirà la prossima stazione cinese.

Le sue dimensioni sono  10,4 metri di lunghezza, un’altezza massima di circa 3,5 metri e una massa totale di 8,5 tonnellate.

Da alcune settimane scienziati ed agenzie stanno osservando e studiando la stazione per prevedere e capire dove cadrà con certezza.

La cosa però al momento è ignota e così è scatatta l’allerta per una ampia fascia di territorio mondiale che comprende anche alcune regione centromeridionali dell’italia.


Quanto è possibile sapere è che il rientro avverrà su latitudini inferiori ai 42,75° e questo perché l’orbita del veicolo è inclinata sull’equatore proprio di quella quantità.

Dalla mappa dell’ESA, aggiornata al 22 marzo, le zone che ricadono nelle traiettorie delineate in verde scuro sono quelle che hanno maggiore probabilità di trovarsi nella zona di rientro e di possibile impatto. Nella porzione sinistra del grafico, si trova il calcolo della densità di popolamento delle aree disposte lungo i paralleli. Nel caso dell’Italia, le regioni esposte al rischio sono quella dalla Toscana verso sud.

Tuttavia come riferisce l’ESA, nessuno saprà con buona approssimazione i dati del rientro se non un giorno prima che questo avvenga e anche quella sarà una previsione ancora estremamente grossolana.

 In pratica, questo significa che anche 7 ore prima dell’effettivo rientro, l’incertezza sul punto d’impatto rimane equivalente ad una completa rivoluzione orbitale, cioè letteralmente più o meno migliaia di chilometri.

Quanto di più preciso si può ottenere al momento è contenuto in questi grafici, aggiornati dall’ESA periodicamente.