LA PROTESTA

Salvataggio banche venete. Il fondo di risoluzione non ha la liquidità. «La rapina è servita»

Un bail-in a metà: «salvi gli azionisti, affossati i correntisti e gli obbligazionisti».

Redazione PdN

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Paolo Gentiloni

ROMA. Un totale di 17 miliardi di euro di cui immediati 5,2 e dal ministero rassicurano che non saranno ulteriormente intaccati i risparmi dei cittadini ma, «il Fondo di Risoluzione non ha in cassa questi soldi».

Il fondo viene creato da Banca d'Italia il 18 novembre 2015 con provvedimento 1226609 ed è scesa già in campo con Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, per un totale di 3.7 mld.

«'Il Fondo però non aveva i soldi per cui, 4 miliardi di euro li ha anticipati Intesa SanPaolo, Unicredit e Ubi Banca. I primi 2.4 miliardi sono già stati rimborsati mentre i restanti 1.6 saranno restituiti entro 18 mesi (e coperti da una garanzia di CDP). Come pensano di trovare questi ulteriori 5,2 miliardi di euro? Vogliamo la trasparenza nella procedura, anzi, vogliamo che le procure alle quali abbiamo affidato le nostre denunce si attivino primo di portare il decreto in porto»'.

Anche sulla nomina dei commissari la Federcontribuenti avverte: «sembrano nomine avanzate per assicurare la copertura di fatti e misfatti su cui è bene tacere».

Ma c'era un'alternativa a questo piano di salvataggio che scontenta tutti i correntisti truffati, che insabbia le denunce, che ha ignorato i dirigenti che obbligavano a truffare i correntisti minacciando gli impiegati? La risposta è sì, secondo l’associazione.

Federcontribuenti con una cordata di imprenditori veneti disposti ad entrare con un'iniezione di liquidità sono pronti a lanciare una controproposta studiata dall'economista Zampieri.



IL PIANO DI SALVATAGGIO

I principali punti del progetto di salvataggio sono i seguenti:

Offerta di acquisizione della Banca Popolare Vicentina e Veneto Banca senza separare le perdite, comprese le obbligazioni subordinate;

Graduale cessione dei titoli tossici a Società specializzate del settore e conversione di quelli attuali in nuove obbligazioni od azioni della nuova Banca;

Fusione delle 2 Popolari Venete entro la fine del 2017;

Possibile nuovo aumento di capitale dopo la fusione riservato allo Stato;

Mantenimento del personale dipendente attuale;

Immediata azione di responsabilità contro gli ex vertici (Presidenti, Consigli di Amministrazione, Sindaci, Dirigenti);

Sostituzione e rimpiazzo di tutti i dirigenti delle precedenti amministrazioni con nuovi manager provenienti anche dal mondo non bancario;

Riorganizzazione aziendale e territoriale delle 2 Banche con focus sulle attività locali e regionali (in modo da mantenere ancora una Banca prettamente “Veneta”).

La grande differenza con il piano di Intesa sta proprio nel fatto che l’offerta del pool di imprenditori capeggiati da Federcontribuenti comprende gli Istituti nella loro totalità (attività e passività) e non solo per la rete commerciale. Si cerca quindi di trovare una soluzioni ed accordi in primis con i soci ed obbligazionisti e non di escluderli, con il rischio di non recuperare nemmeno 1 euro, come prevede la proposta di Intesa. «Le proposte di transazione delle 2 Banche nei confronti dei soci ed obbligazionisti non hanno raggiunto il limite dell'80%, soglia minima considerata soddisfacente», continua l’associazione.

«Inoltre con il conferimento di capitali di imprenditori veneti si vuole creare una nuova ed importante Banca Veneta che abbia a riferimento i valori e le attività (famiglie, aziende, Enti, Associazioni) prettamente regionali, e che non debba perseguire logiche e politiche dettate da soggetti provenienti dall’esterno. Ricordiamo che è stato congelato il bond emesso da Veneto Banca in scadenza in questi giorni, decretando di fatto il default tecnico dell’Istituto, ed i tempi sono assai ristretti per tentare di evitare il Bail-In delle Banche».