L'INCHIESTA

Ubi Banca: Bazoli si difende: «su me grossolane falsità»

«Dimostreremo infondatezza, dubbi su modalità inchiesta»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

152

Ubi Banca: Bazoli si difende: «su me grossolane falsità»

 

MILANO.   Giovanni Bazoli al contrattacco sulla richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Bergamo nell'ambito della inchiesta che ha coinvolto i vertici di Ubi dal 2009 al 2015. Fra i 30 indagati, oltre al presidente emerito di Intesa Sanpaolo, figurano Victor Massiah ed Emilio Zanetti.

L'accusa è di ostacolo alle autorità di vigilanza. Secondo i magistrati, l'obiettivo era gestire l'istituto, determinando le nomine attraverso un'intesa nascosta alla Consob, a Bankitalia e al mercato.

A Bologna per una lectio magistralis all'Università il professore ha prima di tutto sottolineato di essersi attenuto fino ad oggi "al criterio di non replicare sul piano mediatico alle accuse che sono state formulate. E tantomeno di intervenire - ha detto - per rettificare gli oltraggi e le tante grossolane falsità che sono state propalate in questi anni da alcuni giornali scandalistici" sottolineando poi che "tutte le persone che sono informate dei fatti conoscono perfettamente l'integrità e l'assoluta correttezza del mio operato di sempre". Comunque, "finalmente - ha aggiunto - potremo esplicitare tutte le difese per dimostrare l'assoluta infondatezza delle accuse davanti a un giudice terzo. A cui - ha affermato - saranno anche espresse alcune osservazioni su alcune modalità con cui è stata condotta questa inchiesta" che è nata, ha ricordato, dalla "denuncia di un azionista di Ubi che aveva delle mire frustrate sulla banca". Per Bazoli la richiesta di rinvio a giudizio è poi "una non notizia perché, dopo tre anni di indagini, era scontato che si procedesse a questa richiesta".

La "vera notizia", invece, è che "il primo giudice terzo che si è pronunciato in questa materia, è stata la Corte d'appello di Brescia che ha annullato le sanzioni che erano state erogate dalla Consob e ha affermato la totale legalità dei comportamenti tenuti dagli amministratori, riconoscendo che tutto è avvenuto nel rispetto del protocollo di intesa, conosciuto dalle autorità e reso pubblico, che ha dato origine alla fusione tra Banche Popolari Unite e la Banca Lombarda e Piemontese. La Consob, peraltro, aveva inflitto tali sanzioni pur riconoscendo la natura solo colposa delle violazioni degli amministratori», ha concluso.