IL NODO

Banche. A gennaio arriva la cessione delle good bank con Atlante

Nessuna sospensiva per popolari, decideranno i giudici

Redazione PdN

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Il Governo ha deciso: anche la Carichieti si salverà solo con soldi privati


ROMA.  Slitta a inizio 2017 la cessione delle 3 good bank a Ubi, che però incassa il sostegno del Fondo Atlante oramai libero dall'operazione Mps dove l'intervento dello Stato ha superato la maxi operazione di smobilizzo delle sofferenze. Il fondo rileverà i due terzi dei 3,7 miliardi di crediti ancora in portafoglio, così da permettere a Ubi di rilevare le tre banche ripulite da buona parte dei propri Npl.

Una decisione che sarà sancita dai consigli delle good bank venerdì ma che fa appunto slittare ad almeno dopo l'Epifania l'operazione. Ubi poi deve ancora dare l'assenso finale considerato il fabbisogno di capitale, cui comunque dovrà fare fronte.

C'è anche chi sostiene che lo slittamento sia dovuto a una richiesta di Bruxelles alla Banca d'Italia, per rispettare le procedure d'asta, di fare un giro di consultazioni fra i potenziali offerenti. L'offerta di Ubi, infatti, sarebbe inferiore a quelle arrivate in passato e già giudicate non congrue. Bankitalia dovrebbe chiedere così agli altri offerenti un loro eventuale interesse a rilevare le banche in questione alle stesse condizioni di Ubi.

In acque agitate è invece la quarta banca, la piccola Carife dove il sindacato Fabi ha tuonato contro la Banca d'Italia, azionista unico tramite il fondo di risoluzione che avrebbe minacciato la liquidazione coatta se non dovessero passare i licenziamenti collettivi. Sullo sfondo c'è la cessione a un terzo soggetto, forse la Bper ma a patto di un drastico ridimensionamento del perimetro aziendale. Ma se la vicenda delle banche in risoluzione sembra aver incasellato quasi tutti i tasselli (nel decreto Mps c'era anche l'ammortamento in più anni del 'conguaglio' dei versamenti al fondo di risoluzione), resta aperto il tema dell'obbligo di trasformazione in Spa delle popolari, scadenza che verrà decisa in via giudiziale. Nel decreto milleproroghe approvato dal governo nel suo ultimo provvedimento dell'anno infatti non è stata inserita la sospensiva dell'obbligo di trasformazione in spa delle Popolari per 'congelare' il termine scaduto il 27 dicembre scorso.


Per le due banche rimanenti, la Popolare di Bari e la Popolare di Sondrio, tutto è fermo così per decisione giudiziaria dei tribunali di Milano e Bari in ossequio a quanto disposto dal Consiglio di Stato a metà dicembre su ricorso di alcuni soci. L'organo amministrativo tornerà a riunirsi il 12 gennaio per confermare o meno quella decisione. Certo dovrà tener conto del rigetto, da parte della Corte Costituzionale, del ricorso della Regione Lombardia dove la Suprema Corte ha giudicato fondato l'uso del decreto legge. Ma sempre presso la Consulta pende ancora la decisione sul diritto di recesso (i cui limiti stabiliti dalla Banca d'Italia potranno cosi' essere rimossi in maniera totale o parziale) e quindi da quella sentenza arriverà l'ultima parola sulla trasformazione. La Corte presumibilmente darà un periodo di tempo per la convocazione delle assemblee, ma appunto un termine a giugno avrebbe significato per le banche una maggiore e più comoda programmazione.