GOCCE DI TRASPARENZA

Foia, in vigore la legge sulla trasparenza. Tutti potranno sapere quasi tutto. Forse

Non serve più interesse diretto e motivato. Ma restano molte criticità

Redazione PdN

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Foia, in vigore la legge sulla trasparenza. Tutti potranno sapere quasi tutto. Forse

ABRUZZO. Dal 23 dicembre scorso anche l’Italia ha il suo Freedom of Information Act: tutti i cittadini hanno ora diritto di conoscere dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione, anche senza un interesse diretto e senza una motivazione precisa.

Anche solo per curiosità, a domanda protocollata la Pa deve rispondere.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto l’accesso alle informazioni detenute dai governi come diritto: oggi più di 90 Paesi democratici hanno un Foia e anche l’Italia si è dovuta mettere al passo.

Sulla strada, tuttavia, qualcuno intravede ancora qualche problema di troppo, nonostante i proclami entusiasti del ministro Marianna Madia che nei mesi scorsi ha sventolato il decreto legislativo numero 97 del 25 maggio 2016 come il baluardo del controllo democratico sulle politiche e le risorse pubbliche.

Perché, come detto, tutti potranno chiedere (quasi) tutto.
Fino ad oggi, la legge 241/1990 (che resta comunque in vigore) riservava la possibilità di accedere ai documenti della PA solo a chi avesse «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso» .

Chiedere un documento sarà gratuito; un’amministrazione che rifiuta il rilascio di un documento dovrà motivarlo in maniera chiara; il cittadino che si oppone al rifiuto di un’amministrazione di rilasciare un’informazione potrà rivolgersi al responsabile della trasparenza o al difensore civico e, in ogni caso, al Tar.

L’accesso, secondo la nuova legge, potrà essere negato solo per motivi di tutela degli interessi pubblici e privati: sicurezza pubblica e nazionale, difesa e questioni militari; politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato; conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento; regolare svolgimento di attività ispettive. Per interessi privati si intende invece la protezione dei dati personali, la libertà e segretezza della corrispondenza; gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali.

E’ stato eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti e sarà consentito ai cittadini di richiedere anche dati e documenti che le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di pubblicare. Prima non si poteva fare.

Come fa notare il sito Foia4Italia non mancano tuttavia le criticità, come ad esempio l’assenza di sanzioni chiare e rigorose per i casi di illegittimo diniego di accesso (che pure la legge delega della riforma Madia aveva previsto)

Secondo il sito Agendadigitale.eu i problemi comunque sono ancora troppi e si chiede ad esempio l’eliminazione del termine entro cui l’Anac prevede che le Amministrazioni debbano dotarsi di un Regolamento sull’accesso agli atti (23 giugno 2017), dato che il termine non è previsto dalla normativa e nei fatti procrastina ulteriormente l’operatività dell’istituto precostituendo un alibi per le Amministrazioni per dilazionare i tempi.