IL CASO

Banca Etruria, ancora dubbi sul procuratore Rossi e Csm riapre caso

Redazione PdN

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Lettera procuratore, ho indagato padre Boschi ma non lo conosco

ROMA.  Giornata nera per il procuratore di Arezzo Roberto Rossi, titolare delle inchieste su Banca Etruria. Il comportamento del pm finisce al vaglio del Procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo, titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Mentre la Prima Commissione del Csm, che solo martedì scorso aveva votato all'unanimità per l'archiviazione del fascicolo che lo riguarda, escludendo un'incompatibilità tra il suo ruolo di procuratore e l' incarico di consulenza svolto sino all'anno scorso per il governo, ha congelato la decisione a lui favorevole. E ha riaperto l'istruttoria.

 A "inguaiare" il procuratore, le indagini svolte negli anni passati su Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena ed ex vice presidente di Banca Etruria. Procedimenti conclusi con due richieste di archiviazione di cui il pm non aveva fatto cenno nelle sue audizioni davanti ai consiglieri del Csm, ai quali aveva invece assicurato di non conoscere "nessuno della famiglia Boschi". La riapertura dell'istruttoria di Palazzo dei marescialli non è stata una sorpresa. L'ipotesi era cominciata a circolare ieri sera dopo che sul suo sito Panorama aveva pubblicato la notizia delle indagini di Rossi su Pierluigi Boschi per turbativa d'asta e estorsione, che secondo il settimanale sarebbero andate avanti dal 2007 sino al 2014 e che sarebbero state legate alla compravendita di una grande tenuta agricola dell'Università di Firenze. Lette le notizie sulle agenzie, il procuratore ha cercato di giocare in anticipo, facendo recapitare al Csm una lettera in cui assicura di non aver nascosto nulla ai consiglieri: si è effettivamente occupato di quelle indagini ma non ne aveva parlato perchè nessuno gli aveva posto una domanda specifica. Quanto alla garanzia data di non conoscere nessuno della famiglia del ministro, non può che confermarla perchè nonostante i procedimenti che ha trattato non ha mai incontrato di persona Pierluigi Boschi. Alla Commissione però non è bastato. E, accogliendo all'unanimità la richiesta del laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin, ha deciso di non fermarsi alle dichiarazioni del magistrato e di riaprire l'istruttoria, chiedendo informazioni e tutta la documentazione necessaria su quei procedimenti al Procuratore generale di Firenze, l'organo di vertice del distretto. "Abbiamo preso tutti atto con rammarico di un ennesimo equivoco in cui sembra essere caduto il procuratore" dice Zanettin evidenziando come fosse stato "faticoso" arrivare a una proposta unanime di archiviazione; proposta che ora è "sospesa", come precisa il presidente della Commissione Renato Balduzzi. Ne consegue che nulla è più scontato: "ogni determinazione della Commissione è stata rinviata all'esito degli approfondimenti", sottolineano non a caso il relatore del fascicolo Piergiorgio Morosini e un altro componente della Commissione Antonello Ardituro, che parlano di una scelta compiuta "a tutela della trasparenza e della credibilità dell'operato della magistratura". La mossa inaspettata è invece arrivata dal Pg della Cassazione: alla Commissione ha chiesto di acquisire tutti gli atti del fascicolo per verificare se nel comportamento del pm ci sono eventuali profili disciplinari. Si tratta per ora di accertamenti preliminari e che secondo indiscrezioni che circolano a Palazzo dei marescialli potrebbero essere mirati a verificare se il procuratore ha sempre rispettato gli obblighi di astensione che in casi specifici incombono sui magistrati.