ARRESTI

Pescara. Scienze manageriali ed esami comprati: ancora guai per Panzone

Obbligo di dimora anche per il sindaco di Manfredonia

Redazione PdN

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Pescara. Scienze manageriali ed esami comprati: ancora guai per Panzone




PESCARA. Alla fine e dopo molti mesi sono arrivate le misure cautelari per reati come corruzione in cambio di esami facili.
I provvedimenti sono scattati ieri pomeriggio e riguardano un arresto domiciliare e due obblighi di dimora eseguiti dalla polizia di Pescara e firmati dal gip Luca De Ninis.
L’inchiesta è quella che riguarda presunte irregolarità nello svolgimento degli esami alla Facoltà di Scienze Manageriali dell'Università G. d'Annunzio di Chieti-Pescara. Ai domiciliari è finito il professore Luigi Panzone, già coinvolto nel filone madre di questa inchiesta quello che riguardava l’Ato pescarese e gli esami superati dall’ex sindaco di Pianella Giorgio D’Ambrosio.
Obbligo di dimora invece per il sindaco di Manfredonia (Foggia), Angelo Riccardi, e per un imprenditore di Foggia, Michele D'Alba. Panzone deve rispondere dei reati di corruzione e falso ideologico. Riccardi dei reati di peculato e corruzione. D'Alba di corruzione.
Secondo gli inquirenti e la procura, Panzone, in difficoltà economiche, in cambio di soldi, avrebbe agevolato lo svolgimento di esami universitari dei due pugliesi nella facoltà universitaria.
In un caso è stato dimostrato, attraverso la tracciabilità bancaria, il pagamento di 13 mila euro di D'Alba a Panzone. In un altro caso Riccardi avrebbe promesso 50 mila euro al professore, mai però pagati. La Procura sostiene che Riccardi avrebbe superato un esame mai sostenuto.
In altri casi sarebbero stati fatti superare ai due indagati esami universitari con prove scritte non sufficienti.
I fatti risalgono al mese di giugno del 2012.
In una occasione il sindaco Riccardi, come verificato nelle indagini, sarebbe arrivato a Pescara, utilizzando l'auto del Comune.
All’interno del fascicolo di indagini una serie di intercettazioni, documentazione bancaria, ma anche una serie di pedinamenti che illustrano gli spostamenti e gli incontri degli indagati.

Tra gli indagati anche Nicola De Marco, 59 anni, di Chieti, docente di inglese alla Facolta' di Scienze Manageriali dell'Universita' G. d'Annunzio di Pescara-Chieti.
Nell’inchiesta di oggi l’Università sarebbe estranea alle contestazioni.
Ad ottobre 2012 PrimaDaNoi.it aveva anticipato alcune delle contestazioni poi confermate con le misure cautelari.

I GUAI DEL PROF
Il professor Panzone oltre alla recente inchiesta sull’Ato è rimasto coinvolto in un’altra inchiesta relativa al consorzio acquedottistico chietino per fatti del 1999 e per i quali è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione per truffa aggravata ed un risarcimento di oltre 2 mln di euro in solido con un altro condannato.
A giugno 2013 nuovo arresto per il prof nell’ambito di una inchiesta nata fuori regione e di ampio respiro.
Secondo quanto emerso gli indagati garantivano lavoro in Italia a centinaia di stranieri provenienti dalla Tunisia, fingendosi cavalieri dell'ordine di Malta.
I carabinieri della compagnia di Roma Trastevere e della stazione di Roma Monteverde Nuovo notificarono in tutto 10 provvedimenti restrittivi (7 ordinanze di custodia cautelare in carcere, una misura dell'obbligo di presentazione in caserma e due misure dell'obbligo di dimora) nei confronti di persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa, conferimento illecito di onorificenze e decorazioni cavalleresche e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Le regioni coinvolte erano Lazio, Abruzzo, Calabria e Veneto.
Nelle diverse perquisizioni sono stati anche trovati documenti con l’intestazione di “Luigi Panzone, uomo d’affari dell’ordine”, una sorta di titolo che l’ordine aveva assegnato proprio al professore pescarese. Era lui che tramite una attività di lobbing era riuscito a fornire contatti utili per l’organizzazione.
Ed era sempre il professore, dicono le carte dell'inchiesta, che per la sua professione teneva i rapporti economici e d’affari. I carabinieri hanno già avviato anche rogatorie per avere informazioni su numerosi conti all’estero gestiti dall’ordine.

MICHELE D’ALBA
Michele D’Alba, invece, è un imprenditore molto noto in Puglia e titolare di una cooperativa che ha vinto alcuni grandi appalti ed è specializzata nelle pulizie anche delle strutture sanitarie. Proprio nell’ambito delle inchieste sulla sanità in Puglia il nome di D’Alba è spuntato fuori in uno dei verbali di Giampiero Tarantini, la figura intorno al quale ruotava l’inchiesta per tangenti.
Nell’interrogatorio del 6 novembre 2009, Tarantini parla dei favori alla politica e dei soldi che giravano.
Il passaggio del verbale è questo: «Mazzarano mi chiese di finanziare il Pd durante la campagna elettorale del 2008; gli dissi che ne avrei parlato con De Santis; quest’ultimo mi disse di finanziare dando buoni benzina, per un valore di 1.500 a Gianni Sicolo, collaboratore del De Santis che svolge per lui anche mansioni di autista. (…) le telefonale ricevute da Mazzarano nelle quali lo stesso mi convocava alla sede del partito erano finalizzate a farmi richiedere a tale Michele D’Alba, titolare della cooperativa Tre Fiammelle di Foggia (pulizie e lavanderia industriale) un finanziamento per il Pd; Mazzarano mi disse che alla Asl Taranto stava per far vincere a D’Alba una gara facendomi intendere che se lui voleva che la delibera fosse firmata avrebbe dovuto pagare circa 10.000 euro; dico 10.000 perché questo era l’importo che era stato chiesto a me. D’Alba mi ha confermato di aver pagato e di aver vinto la gara».



ARCHIVIAZIONE PER D’ALBA, COLASANTO E MAZZARANO

I pubblici ministeri all’esito delle indagini hanno riscontrato la carenza di elementi per sostenere l’accusa in dibattimento per cui hanno chiesto ed ottenuto dal gip l’archiviazione per le posizioni di Michele D’Alba, Domenico Colasanto, Michele Mazzarano.

 

La procedura alla quale si fa riferimento è quella relativa alle indagini di reato, riguardanti una gara d'appalto del 2008 avente come oggetto il lavanolo della Asl di Taranto, nella quale D'Alba era stato coinvolto "di riflesso" assieme ad altre due persone, che hanno visto anch'esse archiviate il relativo procedimento.

Una gara d'appalto aggiudicata alla Coop. Tre Fiammelle solamente in seguito ad una pronuncia favorevole del Consiglio del Stato.

Il decreto, del 3 maggio 2017, è arrivato a firma del giudice per le indagini preliminari Marrone del Tribunale di Bari.

«Il Giudice, lette le istanze avanzate dal P.M. intese alla archiviazione», si legge nel decreto, «condivise le argomentazioni addotte a sostegno delle stesse per la indiscutibile aderenza di esse alle emergenze investigative e la mancanza di qualsivoglia vizio logico e giuridico; (…) ritenuto che non sono neanche ipotizzabili ulteriori temi di investigazione, dispone l’archiviazione dei procedimenti", confermando pertanto la richiesta dei sostituti procuratori che "rilevavano come nei confronti del predetto indagato non vi fossero elementi sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio».

(Aggiornamento 2018)