LA SVOLTA?

Dopo 36 anni gara per l’affidamento della gestione del depuratore di Pescara

Appalto alleggerito si passa da 1,4 mln all’anno a 490mila euro

Redazione PdN

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Dopo 36 anni gara per l’affidamento della gestione del depuratore di Pescara

PESCARA. Almeno 490mila euro all’anno per gestire il depuratore di Pescara. L’Aca cerca un altro interlocutore dopo il trentennio di gestione continuata ed incontrastata del gruppo Biofert-Di Vincenzo (fin dalla sua costruzione affidata alla ditta Sipes di Di Vincenzo).

Il 2016, dunque, sarà una data storica per l’evento eccezionale che dovrebbe aprire a nuove ditte la gestione dell’impianto più grande della provincia di Pescara e sotto i riflettori da qualche mese.

Si tratta di quell’impianto che conserva una serie di segreti inconfessati che riguardano persino le specifiche tecniche sulla sua potenza e l’ efficacia ma anche la sua gestione con continui sversamenti nel fiume, tutte le volte che negli ultimi 30 anni ha piovuto un pò di più.

«Soluzione obbligate» ha detto solo di recente l’ex amministratore delegato dell’Aca, Vincenzo Di Baldassarre, intervistato da PrimaDaNoi.it, incalzato sulla regolarità dello scarico della fogna, dettaglio scoperto solo di recente e taciuto per decenni.

Eppure il non trascurabile dettaglio (ma trascurato eccome) era ben conosciuto da tutti gli enti pubblici, oltre l’Aca, tutti i comuni che la compongono, l’Ato, la Regione, la Provincia di Pescara. Ma in 30 anni non si è riusciti a risolvere il problema con ricadute enormi sulla balneabilità del mare e la qualità della acque ed il turismo.

Nel 2006 fu l’Ato (e non l’Aca) a stipulare un project financing con Di Vincenzo che prevedeva lavori a pagamento, ampliamenti e la gestione dell’impianto. Erano i tempi di Giorgio D’Ambrosio: l’accordo si chiuse per una cifra media di 1,4 mln di euro comprensivi anche dello smaltimento dei fanghi. La procura di Pescara ebbe da ridire su quest’ultimo servizio ma i processi stabilirono che in buona parte i sospetti non erano provati.

Nell’accordo di allora Di Vincenzo avrebbe dovuto effettuare diversi lavori tra cui anche vasche di prima pioggia necessari per evitare che la fogna finisse in mare quando pioveva. Ma quei lavori non sono mai stati effettuati e nemmeno da parte dell’Ato e dell’Aca mai richiesti con i risultati che conosciamo. Ora quei lavori saranno pagati molto di più e con soldi pubblici finanziati dalla Regione a guida D’Alfonso.

Sempre secondo l’ex amministratore Di Baldassarre se qui lavori fossero stati fatti prima l’inquinamento sarebbe stato di gran lunga minore, anzi quell’impianto probabilmente non avrebbe inquinato per nulla. E’ stato sempre Di Baldassarre a trattare per una «risoluzione bonaria» del rapporto con il gestore stabilendo la fine del rapporto al 31 dicembre 2016.

Una lunga storia ceh si intreccia pericoosamente con un'altra poco onorevole come quella del Fangodotto, un'opera pagata 30 miliardi di lire ma mai entrata in funzione che avrebbe contribuito a potenziare ulteriormente il depuratore e parliamo di più di 20 anni fa.

Alla prima gara della storia, questa volta indetta dall’Aca, potranno partecipare sia singole imprese in possesso di requisiti tecnici speciali sia raggruppamenti.

L’offerta fatta vincolerà l’azienda per i 180 giorni seguenti, il che vuol dire che la gara dovrà concludersi necessariamente entro quel tempo.

L’affidamento è per un anno rinnovabile. Scadenza del bando 29 novembre.

Tra i vari obblighi del nuovo futuro gestore c’è quello dei controlli sui fanghi, anche da parte di una ditta esterna e dell’Aca, dell’acquisto delle varie sostanze chimiche necessarie per il corretto funzionamento del depuratore anche se «tutti i reagenti, flocculanti, coagulanti, disinfettanti, antischiuma, combustibile e

quant'altro necessario aggiungere per il buon funzionamento del processo chimico-fisico-biologico, sia nei liquami sia nella fase di digestione anaerobica e nei fanghi, sono a carico di ACA spa».

Inoltre bisognerà provvedere a «l’approntamento in caso di emergenza di tutte le misure di sicurezza per ovviare a pericoli a cose e persone» e obbligo della manutenzione completa.

Per quanto riguarda il trasporto e lo smaltimento dei fanghi restano in capo all’Aca che svolgerà nuovo bando per la ricerca della società specializzata.

La procedura è seguita da direttore tecnico e direttore generale che sono sempre Lorenzo Livello e Bartolomeo Di Giovanni, memoria storica della società pubblica da quasi un ventennio.

Difficile non notare come l’Aca abbia deciso di “spacchettare” i servizi escludendo voci importanti proprio come l’acquisto dei reagenti o lo smaltimento dei fanghi, probabilmente per evitare una gara europea. Infatti si è passati da un costo annuale di 1,4 mln di euro a 490 mila euro: per ora un bel risparmio ma la parola definitiva si avrà quando saranno messi a gara gli altri servizi connessi.

STORIA DI UNA MINIERA D’ORO

Secondo il project financing del 2006 la gestione costava circa 20 mln di euro che dovevano andare a Biofert- Di Vincenzo ma il soggetto pagatore (l’Aca) durante la gestione di Ezio di Cristoforo (arrestato per tangenti) iniziò a non pagare le rate tanto che ora l’ex gestore si è insinuato nella procedura concorsuale per 9mln di euro.

Il depuratore di Pescara è stato costruito nel 1980 ed entrato in funzione il 23 maggio. La ditta Sipes -del gruppo di Dino Di Vincenzo- ottenne l’appalto per la gestione dal 1987 e per i primi due anni a partire dal settembre 1987 costò 1,7 miliardi di lire.

Dal 31 agosto 1989 si è andati avanti con proroghe e fino al 1991 ha incassato oltre 3 miliardi.

Lavori di potenziamento e miglioramento sono stati effettuati nel 1989 e nel 2008 dopo il sequestro della procura nell’ambito dell’inchiesta “Fangopoli”.

L’Aca, che ha gestito direttamente per alcuni mesi, acquistò apparecchiature di riserva, nuove pompe e uno strumento necessario per aumentare l'ossigeno liquido nella vasca di ossidazione in modo da migliorare sensibilmente lo stesso processo di depurazione.

In quel periodo iniziarono anche altri lavori per migliorare il filtraggio e la gestione dei fanghi.

Di fatto dall’87 ad oggi ci sono stati altri affidamenti sempre alla stesso gruppo imprenditoriale fino al project financing con l’Ato del 2006.

E a proposito di investimenti su depurazione e reti, nel 2004 l’allora presidente Ato, Giorgio D’Ambrosio, ne annunciava per 33 mln di euro: 9,6 milioni sarebbero serviti per «rendere più efficiente il sistema idrico, che avrebbe perdite superiori al 50%, il resto sarà speso per interventi sui collettori fognari in otto Comuni, tra cui Pescara e Chieti, e per la costruzione del nuovo depuratore di Francavilla».

Non si sa a quali lavori nello specifico si riferiva e se poi siano stati effettivamente realizzati.


QUANDO PESCARA SI ALLAGAVA… LA SOLUZIONE E’ IL PROBLEMA?

Tornando al problema principale (l’inadeguatezza del depuratore) si fa strada un’altra parte della storia che potrebbe avere un nesso o persino essere la causa dei problemi al depuratore.

Dal 2000 al 2010 si è parlato di problemi di allagamento quasi quotidianamente.

Era questa la piaga che traspariva dai giornali, come fosse il problema dei problemi. E di disagi gli allagamenti ne hanno creati molti.

Così la pubblica amministrazione, sotto la pressione dell’opinione pubblica, ha investito decine e decine di milioni per fare in modo che l’acqua non ristagnasse. Sono nati così decine di cantieri in tutta la città che avevano lo scopo di convogliare l’acqua piovana e incanalarla in una tubazione per poi spedirla al depuratore.

Si è, dunque, fatto scientemente questa operazione appena dieci anni fa ed è stato da allora che il carico di acqua piovana è più che raddoppiato per il depuratore mentre la popolazione cresceva.

Ma mentre prima la città si allagava (e l’acqua rimaneva sulle strade), dopo i lavori, fluiva nei tombini e da lì nel depuratore che così in caso di pioggia abbondante si “ingolfava” ed andava preservato.

Come?

Scaricando direttamente nel fiume tutta l’acqua piovana e fogna in eccesso.

Dalla giunta Pace, a D’Alfonso, a Mascia, fino ad Alessandrini tutti si sono impegnati e hanno fatto la campagna elettorale proprio sugli allagamenti della città.

Ma è corretto dire che proprio questi lavori, come il mega collettore rivierasco e persino il Dk15 avviato nel 2000, ma anche i più recenti lavori di Porta Nuova che hanno risolto il problema annoso degli allagamenti, di fatto sono stati in parte la causa della non più adeguata potenza del depuratore?

Se fosse così ci troveremmo di fronte ad azioni amministrative non solo miopi ma persino dannose in quanto risolvono un problema (allagamenti) e ne creano altri tre: ingolfando il depuratore, non vigilando sul mancato potenziamento contrattualizzato e non separando le reti delle acque bianche da quelle nere, cosa che forse si poteva fare contestualmente alla risoluzione dei problemi di allagamento.



Alessandro Biancardi