Dimensionamento scolastico. Corte Costituzionale riconosce potere agli Enti locali

Gianna Di Crescenzo (Pd): «brutta figura Giunta Chiodi»

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Dimensionamento scolastico. Corte Costituzionale riconosce potere agli Enti locali
PESCARA. Meglio tardi che mai. Deve aver pensato questo la rappresentante Gianna Di Crescenzo, responsabile Scuola del Pd abruzzese, nell’apprendere che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 19, comma 4, del d.l. n. 98 del 2011 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011.

Il provvedimento “razionalizzazione e contenimento della spesa relativa all’organizzazione scolastica” che si inserisce nel progetto di riorganizzazione della rete scolastica, esautorava di fatto le competenze della Regione in materia di accorpamenti scolastici. In sostanza, secondo la legge non sarebbe spettato più alle Regioni decidere di programmare le autonomie scolastiche sul territorio e valutare gli eventuali accorpamenti tenendo conto delle condizioni geografiche, socioeconomiche e storiche del territorio, nonché della situazione dell’edilizia scolastica.
Contro il provvedimento sono insorte numerose regioni Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Sicilia, Puglia e Basilicata rivendicando i propri poteri.
L’Abruzzo, racconta De Crescenzo, non ha presentato ricorso, «pur trovandosi a dover tagliare ben 24 autonomie scolastiche, ma ha proceduto, senza battere ciglio, ad applicare quanto previsto dall’articolo 19. Questo mentre i rappresentanti dell’opposizione del Partito Democratico nell’Emiciclo tentavano di fermare questa ulteriore scure sulla già martoriata scuola pubblica e su aule sempre più affollate e non a norma. I consiglieri, infatti, hanno presentato in Consiglio il documento della Conferenza Stato-Regioni e delle Province autonome approvato nella seduta del 27 ottobre 2011, in cui si proponeva al Ministero che le istituzioni deputate al ruolo e gli Enti Locali potessero tornare ad esercitare la propria competenza e a programmare».


Nel censurare la legge in questione, dichiarandone l’illegittimità costituzionale, la Corte ha ribadito quindi la prevalenza delle norme regionali in materia di dimensionamento, sulle corrispondenti norme statali.
«Come per la sanità», ha chiosato De Crescenzo, «anche per la scuola è stato necessario che la giustizia ristabilisse uno stato di diritto negato dal governo Berlusconi e non riconosciuto da Chiodi e dalla sua maggioranza».
Il progetto di riorganizzazione della rete scolastica, prevista dalla manovra finanziaria prevede una razionalizzazione della spesa scolastica attraverso l’ accorpamento di scuole con un numero esiguo di alunni; a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012, ad esempio, la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado saranno aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti compresivi per essere autonomi devono essere costituiti da almeno 1.000 alunni, (500 per i comuni montani).