COMMERCIO

«Le aperture domenicali non hanno aiutato la grande distribuzione»

La crisi c’è, è reale ma dipenderebbe da scelte non al passo con i tempi  

Redazione PdN

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«Le aperture domenicali non hanno aiutato la grande distribuzione»

ABRUZZO. Apriamo i centri commerciali anche di domenica e tutte le feste così aiutiamo il commercio. Furono queste le giustificazioni alla approvazione della legge Monti, un provvedimento “iperliberista” che tolse anche l’ultimo vaglio locale agli enti di calendarizzare aperture e chiusure. Tutti aperti sempre…

 

La Cisl però è convinta: «nel corso degli anni delle liberalizzazioni  incontrollate, almeno in Abruzzo e Molise, ma anche in tutta Italia, le grandi catene commerciali, come sta avvenendo anche in questi ultimi mesi (Carrefour, Auchan, Finiper, Conad, Simply, ecc.), stanno portando avanti un piano di riorganizzazione ed in qualche caso di disimpegno dall’Italia, con conseguenti licenziamenti e riduzione di posti di lavoro, nonostante il consolidato ricorso ad aperture per tutto l’arco dell’anno, Natale, Pasqua e ferragosto compresi. Segno questo, che la scelta del governo Monti non ha aiutato molto il commercio e questo lo sanno bene le piccole e medie aziende locali, che sono state soccombenti allo strapotere delle catene, per cui, non sarà la modifica della legge a cambiare i destini del commercio in Italia e Abruzzo e Molise».

Il discorso ritorna di attualità dopo che il ministro Luigi Di Maio ha promesso la cancellazione di quella legge e dunque  il ritorno alle chiusure domenicali.

 

«Il Ministro Di Maio», spiega Lorenzo Piccinno segretario generale Fisascat Abruzzo e Molise, «non può pensare, propagandisticamente, che basta un colpo di spugna su un pezzo di storia di usi e consumi e di politiche di sviluppo di questo Paese.  Occorre contenere il numero di aperture entro un range già condiviso dalle parti sociali, datoriali e sindacali, nella contrattazione collettiva vigente e lasciare la competenza decisionale alle Istituzioni Regionali e Locali, attraverso il confronto democratico e concertativo con tutte le parti sociali interessate, per definire caso per caso (territori a vocazione turistica, ecc), le modalità di apertura delle attività commerciali.  Un modello di concertazione già in vigore prima del provvedimento “Salva Italia” di Monti e che rispondeva alle reali necessità dei territori e delle economie locali».

 

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista per anni si è battuto contro la legge e la liberalizzazione senza freni della grande distribuzione.


«Se il governo fa una cosa che Rifondazione Comunista ha sempre proposto», dice Acerbo, «non possiamo che essere favorevoli. la liberalizzazione selvaggia del commercio votata da Berlusconi, Bersani, Meloni, Casini ecc. durante governo Monti è stata un regalo alla grande distribuzione a danno di lavoratori e piccolo commercio. Pd e Repubblica schierandosi contro l'abolizione annunciata da Di Maio si collocano a destra del governo sulle questioni sociali e economiche per le loro posizioni neoliberiste, come già accaduto su JobsAct o autostrade. Rifondazione Comunista è sempre stata contraria alla norma di Monti. Io sono stato anche promotore di un referendum per abolizione. Riuscii a far approvare il quesito dalla Regione Abruzzo grazie a appoggio sindacati e associazioni dei commercianti. Si associo' solo la Regione Veneto, nessuna a guida centrista o Pd. Essendo necessarie 5 regioni non riuscimmo a indire il referendum».


«È doveroso ricordare che», continua Acerbo, «il Pd e la stampa padronale mistificano questione chiusure domenicali.

1) Le aperture c'erano anche prima di Monti ma erano regolamentate da comuni e regioni e oggetto di contrattazione con sindacati e organizzazioni di categoria. Certo non si poteva stare aperti 365 giorni all'anno ma si potevano turnare aperture.

2) la legge iperliberista italiana non c'è negli altri paesi europei e in Germania paese che ci indicano sempre come modello le aperture domenicali sono 10 in un anno.

3) non regge paragone con servizi essenziali e neanche con ristorazione.

4) insomma non è vero che la domenica sarà tutto chiuso ma semplicemente lavoratrici e lavoratori della gdo avranno la possibilità di godere del diritto alla festa, al rapporto con figli e familiari, alla gita, al riposo. Se a ferragosto o il 25 aprile i centri commerciali rimarranno chiusi non sarà un problema ma una conquista di civiltà».