DILEMMA

«Basta politica schizofrenica: turismo e petrolio non andranno mai d’accordo»

Chi valuta la compatibilità delle varie politiche messe in campo su un territorio?

Redazione PdN

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ABRUZZO. Fiumi di milioni di euro pubblici per investimenti per sostenere l’agricoltura di qualità, magari bio, magari per la ristrutturazione dei vigneti doc. Altre centinaia di milioni di euro per “spingere “ il turismo e l’economia legata al turismo.

Un pozzo senza fondo che avrebbe un senso se i soldi fossero ben spesi e se la programmazione fosse chiara e precisa e soprattutto se gli obiettivi fossero raggiunti.

Ma così non è e da sempre nessun ente finanziatore si è mai posto il problema della compatibilità dei finanziamenti erogati con altri magari in potenziale conflitto.

A questo si dovrebbe aggiungere anche che molti ministeri tra loro non si parlano ed il governo non ha quella funzione di raccordo che invece si impone.

In Abruzzo qualcuno timidamente inizia ad accorgersene e si domanda “ma a che serve finanziare il turismo se poi mi costruiscono a pochi chilometri pozzi petroliferi o una industria impattante?”.

Certe attività -è abbastanza chiaro- sono incompatibili con altre: petrolio e turismo per esempio, o petrolio e agricoltura.     

 

Ripropone il tema Rifondazione comunista visto che il Ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo alla Valutazione Impatto Ambientale dell’ampliamento dell’impianto di stoccaggio della Stogit sul Fiume Treste.

Un progetto invasivo e anche con una certa dose di rischio tra Abruzzo e Molise e che da alcuni anni, pendeva come una spada di Damocle su questo territorio.

 

«Siamo stati tra le prime voci ad esprimerci, in un silenzio generale quasi totale», dicono le varie federazioni di Vasto e Chieti di Rifondazione, «contro quest’ennesima eventualità nel nostro territorio,che oggi compie un passo decisivo per diventare concreto. Ma non è ancora detta l’ultima parola, perché il Decreto di VIA non è l’ultimo passaggio. E poi, come dimostra la vittoriosa lotta contro Ombrina Mare 2, le ragioni dell’ambiente, del territorio e della salute possono affermarsi quandoc’è una fortissima mobilitazione e l’impegno di tutti. Un impegno vero, concreto, reale, soprattutto per chi ha responsabilità istituzionali e non può rifugiarsi (come troppo spesso accaduto) in mere dichiarazioni d’intenti».

 

 

Rifondazione ricorda poi gli interrogativi posti negli ultimi anni: «come si possano coniugare questi tipi di impianti con la valutazione dei prodotti DOP, con lo sviluppo agroalimentare e la vocazione turistica dei borghi del Medio Vastese, con la decantata valorizzazione turistica e ambientale della Costa dei Trabocchi?»

 

In questi giorni il vastese è coinvolto, insieme a tutta la Regione, nell’iniziativa di “promozione turistica” denominata “Abruzzo Open Day”, questo scenario energetico-industriale non inquieta gli organizzatori e gli operatori coinvolti?

 

«Su questo territorio, oltre questo ampliamento e quello di Rospo Mare 2», aggiunge Rifondazione, «ricordiamo grava il peso del metanodotto Larino-Chieti, dell’elettrodotto Villanova-Gissi, della turbogas sempre nel paese natale di Gaspari, della Laterlite di Lentella e di altre industrie chimiche. Senza dimenticare gli episodi, l’ultimo nel gennaio scorso, di “odori nauseabondi” che hanno causato malori e fastidi proprio alla popolazione di Montalfano, nei pressi dell’impianto Stogit. A seguito di alcuni di questi episodi, già diversi anni fa era proposta l'installazione di una centralina fissa a tutela sia dell'azienda che dei residenti, anche utilizzando parte dei 3.280.000 euro previsti dalla Convenzione con la Stogit. È avvenuto? E quali sono i dati ottenuti? E da altre centraline presenti nella zona? Sono diversi anni, infine, che chiediamo se l’iter del Piano di Emergenza Esterno dell’impianto Stogit (previsto dalle direttive europee note come "Seveso" per gli impianti definiti "a rischio di incidente rilevante", il cui elenco comprende l'impianto della Stogit a Montalfano ed è disponibile online sul sito del Ministero dell'Ambiente) sia stato completato, non avendolo trovato sul web».

 

Al di là delle questioni particolari e locali forse è arrivato il momento di istituire un organismo di controllo che valuti davvero e con attenzione la compatibilità delle varie politiche adottate per un territorio rispetto alle reali finalità, raccordandole ed avendo uno sguardo d'insieme globale.

Cosa che dovrebbero fare tutti i governi (dal singolo Comune alla Regione o a quello nazionale) cosa che evidentemente non avviene.