IL COLPO DI GENIO

Processo Mare Monti, l’accusatore di D’Alfonso sfugge e le intercettazioni lo inguaiano

Persino il medico che firmò il certificato falso disse: «ora finisco in galera»

Redazione PdN

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Tribunale di Pescara

PESCARA. E’ stato disposto l'accompagnamento coattivo per Giuseppe Cantagallo, il supertestimone del processo Mare-monti, indagato (in un altro procedimento) per tentata estorsione ai danni dell'ex governatore Luciano D'Alfonso, con l'accusa di avere chiesto 130mila euro a quest’ ultimo per non rendere la propria testimonianza.

 Cantagallo, in occasione della scorsa udienza, inviò un certificato medico, mentre ieri mattina non si è presentato in aula, davanti al tribunale collegiale di Pescara, e non ha giustificato la propria assenza. Lui in aula avrebbe dovuto semplicemente confermare le informazioni già rese alla Forestale nel 2008.

In quella occasione  rivelò agli investigatori che la redazione di una perizia di variante per la “Mare-Monti” (oggetto di un appalto dell’ANAS dell’importo di oltre 20 milioni di euro), era stata decisa “a tavolino” in una riunione tenutasi in Penne nel 2001. Questo, disse sempre Cantagallo, per consentire alla società aggiudicatrice (la Toto spa) il recupero del ribasso d’asta.

A questa riunione, secondo il testimone, avrebbero partecipato, tra gli altri, anche Luciano D’Alfonso e l’imprenditore Carlo Toto.  

 


IL PROCESSO MARE MONTI

Il processo ha origine dall'inchiesta del 2008 sulla mancata realizzazione della variante di 12 chilometri nel comune di Penne.

Tra gli imputati, inizialmente, figuravano lo stesso D'Alfonso e gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto.

Dopo l'intervenuta prescrizione, sono rimasti in piedi solo gli illeciti amministrativi, che chiamano in causa le imprese gestite dal gruppo Toto e da Carlo Strassil che rischiano -se condannate- di non partecipare più ad appalti pubblici.  

Nel frattempo D'Alfonso e Carlo Toto hanno rinunciato alla prescrizione, ottenendo la piena assoluzione dalla Corte d'Appello dell'Aquila. 

 Ieri  in aula sono stati ascoltati altri due testimoni, Lucio Pulini, all'epoca dei fatti direttore del Consorzio di bonifica, che ha riferito sul progetto esecutivo, da lui redatto, in seguito al progetto di spostamento della statale 81, che interferiva con opere del Consorzio di bonifica, da parte dell'Anas.

Dopo di lui è stata la volta di Loredana Lambertucci, all'epoca dei fatti collaboratrice di Carlo Strassil, che ha confermato di avere visionato, nel corso della sua attività, alcuni documenti comprovanti l'esistenza di conti in Lussemburgo riferibili a Strassil.

Infine è stata acquisita una perizia grafologica.

L'udienza è stata aggiornata al prossimo 15 gennaio, quando saranno ascoltati gli ultimi testimoni dell'accusa. Sarà certamente necessaria anche un'altra udienza per acquisire le testimonianze precedentemente acquisite dal collegio, in altra composizione.

  

L’INDAGINE PER ESTORSIONE

 I carabinieri forestali che hanno indagato hanno ricostruito che il 16 novembre del 2017, il giorno successivo la notifica del decreto citazione testimoni, Giuseppe Cantagallo, unico accusatore di sempre di D’Alfonso, spedisce una email proprio al presidente della Regione e lo fa persino all’indirizzo istituzionale, una email che secondo gli inquirenti è «inequivocabile» dal titolo ‘segnali di pace’.

Lì la richiesta di mettere «via i vecchi rancori» e versargli sul conto 130 mila euro. Lui, in cambio, avrebbe rinunciato alla testimonianza in tribunale.

Cantagallo nella sua email palesemente estorsiva ha fornito via mail anche il proprio Iban personale dove poter fare l’accredito bancario.

D’Alfonso ha preso l’email e ha formalizzato una denuncia.

Così si è aperta l’inchiesta affidata al sostituto procuratore Anna Rita Mantini.

 Cantagallo, però, ha tentato di sottrarsi all'interrogatorio nella qualità di indagato presentando un certificato falso che adesso gli costa una nuova imputazione di falso ideologico e utilizzazione di atto falso.

Fondamentali anche le mosse della moglie Filomena e della figlia Dana indagate anche loro e che hanno tentato di arginare i guai dell’uomo.

 Da una intercettazione ambientale viene fuori il piano delle due donne.


La figlia Dana parla con il padre ed è chiara:

«dobbiamo far risultare che tu non sei in grado di intendere, che hai scritto quella e-mail ma non sei in grado di intendere punto...così dobbiamo fare...che tu non puoi andare a sottoporti ad interrogatori perchè non puoi, non stai bene…»


Cantagallo vive in provincia di Trento e c’è il problema di trovare un avvocato perchè con il suo di fiducia aveva litigato.

Chiaro l’avvertimento della figlia: «non prenderne uno a Pescara che non lo sai che là stanno tutti impelacati ti vai a prendere uno di Pescara. Stanno tutti politicizzati quelli (...) senti se ti vuoi fidare di quello che ti diciamo noi, noi figli ti diciamo che sarebbe meglio prendere uno qua esterno, fai mandare un certificato medico dove tu  dici che tu non sei in grado di poter andare innanzitutto a sottoporti ad un interrogatorio e secondo che non stai bene con la testa!!!! C’hai dei flash delle cose»

 

Sempre le figlie chiedono a Cantagallo di stare fermo, non mandare email, non chiamare nessuno perchè è indagato.

 La figlia Dana: «tu ti devi stare fermo, non devi fare nessuna e-mail, tu lo devi chiudere il computer, lo capisci o no? Non devi fare più niente, ce la vediamo noi, a chi devi inviare. Abbiamo già inviato io ho inviato già un’e-mail con il certificato medico (al pM Varone)».

 

IL MEDICO

Nella stessa indagine è indagato anche Carmine Marini, responsabile della Neurologia e Stroke Unit dell’ospedale di L’Aquila e docente universitario, sempre a L’Aquila.

Lui si sarebbe inguaiato da solo, al telefono.

Non sapeva di essere intercettato e  così quello che apparentemente poteva sembrare uno sfogo alla fine è diventata una sorta di confessione.

Il medico  aquilano ha certificato che il suo paziente fosse affetto da postumi di ictus cerebrale con deterioramento cognitivo vascolare, disturbi del comportamento e del contegno, aggressività.

Aveva omesso però di evidenziare di non aver visitato il paziente che ormai lui non vedeva da diversi anni.

Al telefono con la moglie di Cantagallo l’uomo si sfoga (e si inguaia): «Non capisci che io vado in galera!!! Non posso fare certificati falsi me ne hai fatto fare uno 15 giorni fa (...) Filomena è FALSO, se tu mi dici che è vero mi stai a pigliare per culo, capito? Perchè mi stai a lasciare nella merda!!! (...) non ti deve dispiacere, mi devi aiutare (...) Filomena stammi a sentire io non posso andare in galera eh..(...)  io ho certificato che l’ho visto e non lo vedo o da cinque anni, tre anni dieci anni a sta parte (...) è illegale (...) Filomè mi devi aiutare mi devo ricostruire sta documentazione ho bisogno dei dettagli (...) io ti ho sempre aiutato l’ho fatto di straforo».

 

E il medico continua ancora: «Io ho fatto un illecito. Questi (gli inquirenti che cercano la cartella clinica, ndr) vengono lunedi eh ...io purtroppo ho fatto tutto per telefono (...) è un illecito (...) io ho fatto tutti i certificati per telefono ma non si può fare (...) quel certificato di 15 giorni fa è falso Filomena! Se tu mi dici che è vero mi stai a pigliare per culo, capito? Perchè mi stai a lasciare nella merda!!

Alessandra Lotti