L'INCHIESTA

Sanità, prosciolto in Molise l’imprenditore Colasante. Ancora in piedi inchiesta abruzzese

«Non ci fu abuso d’ufficio»

Redazione PdN

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Sanità, prosciolto in Molise l’imprenditore Colasante. Ancora in piedi inchiesta abruzzese

Colasante

 

 

 

 

ABRUZZO. Antonio Colasante, noto imprenditore frentano nell’ambito della sanità pubblica,  e Sonia Pace, amministratore della Società Hospital Service Srl, sono stati prosciolti con formula piena all’esito dell’udienza preliminare.

I due erano accusati di abuso di ufficio insieme con i dirigenti e funzionari della Azienda Sanitaria della Regione Molise in ordine all’affidamento dei servizi di lavanolo e di sterilizzazione, servizi che le società del gruppo Colasante prestano da anni in favore di numerose strutture ospedaliere in varie regioni d’Italia.

Il giudice del Tribunale di Campobasso ha ritenuto l’accusa insussistente e Colasante e l’amministratore della Hospital Service Srl non responsabili di alcun reato.


L’ALTRA INCHIESTA ABRUZZESE

L’imprenditore originario di Guardiagrele ma che vive a Lanciano, con interessi nel mondo della sanità , nell’editoria e nel settore delle costruzioni, tra pochi giorni dovrà affronterà un’altra udienza preliminare al tribunale di Lanciano dove deve rispondere di riciclaggio e abuso di ufficio sempre in ordine al servizio di lavanderia ma per la Asl Lanciano-Vasto Chieti.

Anche in questo caso lui ha sempre contestato la versione della procura.

Il 6 marzo 2017 proprio per questa inchiesta Colasante venne arrestato. Dopo due mesi il Tribunale annullò l’arresto 

 

Nel mirino degli inquirenti abruzzesi ci sono fatture per oltre 4 milioni di euro, risalenti al periodo compreso tra il 2004 e il 2009. Ad insospettire magistratura e forze dell’ordine sarebbe stata proprio quella da un milione e settecentomila euro. Colasante, una volta incassati i soldi, avrebbe fatto in modo di farli sparire dal conto della ditta spendendoli in auto e una billa in Sardegna.

In questa inchiesta abruzzese è indagato anche il manager della Asl Pasquale Flacco. La Procura contesta la liquidazione illecita effettuata dalla Asl Lanciano-Vasto Chieti in favore della ditta Pubbliclean Srl di 2 milioni 130 mila 490 euro relativa al contratto di lavanolo.

Secondo gli inquirenti gli indagati pubblici funzionari della Asl sono accusati di aver abusato del loro ufficio per favorire la Pubbliclean Srl alla quale, attraverso l’emanazione di una serie di atti amministrativi illegittimi, venivano irrogate somme assolutamente non dovute per gli anni 2009-2015.

Gli altri indagati sonoTiziana Spadaccini, dipendente della Asl 2 Vasto-Lanciano-Chieti, il dirigente dell’ufficio legale della Asl Stefano Maria Spadano, seppure per un fatto marginale; la dipendente della Asl Rita Pantaleone, che lavorava a stretto contatto con la Spadaccini, accusata di solo abuso. Gli altri indagati sono Costantin Gogonea, Sonia Pace, il fratello Enio Colasante e Camillo Desiderio Scioli.