LE CARTE

Pescara. Il servizio mensa per le scuole non riparte: «colpa del sistema clientelare»

Costi del personale troppo alti: è questa la causa del mancato accordo con la seconda classificata

Redazione PdN

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PESCARA. Il dato incontrovertibile è che la seconda classificata alla gara di appalto non ha accettato di subentrare alle stesse condizioni della prima perchè i costi del personale sono troppo alti.

Così grossi problemi per tutti, soprattutto per i migliaia di studenti di materna, elementari e medie comunali che con molta probabilità non avranno un servizio mensa a breve.

Tuttavia ci si potrebbe domandare: come faceva Bioristoro e Cirfood a “starci dentro”, cioè a guadagnare comunque anche dopo un ribasso d’asta del 15%?

Perchè l’Ati vincitrice dell’appalto per la seconda classificata era “sovradimensionata” almeno per le ore lavorative del personale?  

Ieri il no ufficiale di sindacati e lavoratori delle mense pescaresi alla riduzione di orario dopo la richiesta perentoria della ditta Camst Csa.

La Camst anche ieri ha confermato  che l’accettazione di subentrare in corsa sarebbe stata subordinata a due condizioni: la conclusione di un accordo sindacale con le maestranze e la riduzione a 390 ore di lavoro giornaliere sulle 431 precedenti, con una aliquota di redistribuzione delle ore fra il personale con più di 10 ore settimanali.

Il sindacato sorretto dai lavoratori arrivati in massa in Comune, ha subito risposto di no: nessun accordo e nessuna riduzione di ore.

«Purtroppo questa situazione, è frutto di un vero e proprio “sistema”», contesta il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo che cita le parole del magistrato e presidente della Corte dei Conti,  Tommaso Miele e il Giudice Federico Pepe, che hanno condannato il 18 ottobre 2016  Paolo Di Crescenzo, RUP e responsabile pro-tempore del servizio ristorazione e trasporto e Germano Marone, dirigente del servizio proprio nell’ambito di un giudizio per danno erariale che coinvolgeva Comune e ditte oggi estromesse dopo la vittoria di quell’appalto.

Di Crescenzo è stato condannato dai giudici contabili a risarcire il Comune di 630.000 euro, Marone di 55 mila euro.

«Il “sistema”», va avanti Di Pillo, «ha gonfiato i costi a dismisura, al punto tale che Germano Marone in una commissione consiliare di “Politiche Sociali” di 4 anni fa, ad una mia richiesta del perché costasse così tanto un singolo pasto, rispose sfacciatamente...”questo è il costo della politica”...».

 

LA LISTA DELLA POLITICA

 «Costo della politica»?  

Durante le indagini sull'appalto per l'affidamento del servizio mense scolastiche a Pescara nel triennio 2010/2013 (vinto anche quello da Cir Food) la Finanza si accorse dell’esistenza di «un consolidato sistema di segnalazioni provenienti da personaggi politici locali», tutti riferibili al Comune o alla maggioranza di centrosinistra.

Non una novità, diceva l’ipotesi accusatoria, ma un tipo di attività «assicurata nell'ultimo decennio dalla Cir Food».

 

Ma come è stato possibile?

Basta considerare, ad esempio, spiegavano gli investigatori, che il Comune ha sempre previsto la cosiddetta ‘clausola sociale’ che prevede che la ditta aggiudicataria assuma tutto il personale che già lavorava nel precedente appalto nel servizio mensa.

Dunque, in pratica il personale assunto presso il servizio mensa del Comune di Pescara grazie a questa previsione risulta blindato con garanzia di mantenimento del posto di lavoro a prescindere dall'azienda vincitrice dell'appalto.

«Quindi con questo metodo non si sbaglia ad affermare», scrissero gli inquirenti nelle relazioni girate al pm, «che le persone assunte in questo servizio di fatto è come se fossero dei dipendenti comunali. Gravano sulla collettività sotto  le mentite spoglie di dipendenti dell'azienda aggiudicataria che nell'ultimo decennio è stata la Cir Food».

Ecco allora che «costo della politica», «costo del personale» hanno una relazione molto stretta anche perchè il sistema permetteva all'ente comunale che non può procedere ad assunzioni, per il rispetto del patto di stabilità o altro, di creare posti di lavoro i cui costi non gravano direttamente su quelli del personale dell'Ente ma si traslano su quelli dell'appalto per i servizi di supporto alle mense.

Ed ora proprio quei costi stanno creando un problema grosso perchè oltre all’aggravio di spesa, ai controlli blandi e alla eccessiva indulgenza del Comune oggi la collettività paga le conseguenze di un «sistema».

 

Forse è questo il meccanismo a cui si riferiva Germano Marone quando a settembre del 2014, durante la settima  Commissione consiliare permanente sul crescente costo del servizio mensa, disse «un elemento che potrebbe far diminuire il costo è la diminuzione del costo della politica».

Sì, secondo gli inquirenti l’ affermazione è «chiaramente allusiva ad un sottostante sistema generatore di costi inutili sul quale si potrebbe intervenire».

 

E I COSTI AUMENTANO

Di Pillo oggi ricorda che a pagina 15 della sentenza della Corte dei Conti il magistrato scrisse chiaramente: «va aggiunto che la Cir Food assumeva il proprio personale sulla base di richieste provenienti dall’amministrazione comunale e, in particolar modo, dal mondo “politico”(numerose eloquenti intercettazioni telefoniche riguardano, per l’appunto, i beneficiari delle assunzioni; sono stati sequestrati, per altro, elenchi nominativi di soggetti da assumere recanti l’abbinamento di ciascuno al relativo sponsor)”.. .»

 

E si arriva al 2016, dove torna a vincere come da quasi 20 anni Cir Food con un ribasso del 15%. La seconda non va oltre il 5%.

Poi con gli avvenimenti della “caciottina” di fine maggio, scoppia la bomba, e da ditta modello, si passa a «se fosse per me, li caccerei a calci».

Indagini e rescissione per gravi inadempienze, è praticamente tutt’uno. Poco dopo inizia la pratica dell’interpello, sostanzialmente la verificare se alle stesse condizioni la seconda classificata vuole prendersi l’appalto. Ma Camst fa due conti e a quelle condizioni non ce la fa.

 

«COLPA DELLA POLITICA»

«A questo punto», chiede il consigliere comunale dei 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, «la politica deve prendersi la propria responsabilità, garantendo comunque un servizio da adesso fino almeno alla fine dell’anno solare, provvedendo magari ad una “gara ponte” che possa gestire il servizio per due mesi, e nel frattempo organizzare una nuova gara europea che per il prossimo anno(gennaio-febbraio), possa avere una sua assegnazione».

 

Nonostante le carte fossero eloquenti, almeno come le conseguenze di oggi, la procura di Pescara non ha mai voluto fare chiarezza sulla lista sequestrata con i nomi dei dipendenti da assumere e i relativi “padrini-sponsor”.