PIATTO VUOTO

Mense Pescara, nessuna certezza e ancora molti nodi da sciogliere

Le trattative con la seconda classificata non decollano per ora

Redazione PdN

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Mense Pescara, nessuna certezza e ancora molti nodi da sciogliere

 

PESCARA. C’è una ipotesi di intesa che non si è affatto concretizzata. Anzi sarebbero sorti alcuni problemi che, ad oggi, non sono risolti e proprio questi rischiano di far saltare la soluzione “veloce”.

Parliamo del servizio mense scolastiche di Pescara impantanato tra scandali e beghe giudiziarie, tra cui c’è anche la risoluzione del contratto con l’Ati vincitrice dell’appalto (Cir Food e Bioristoro) che chiede al Comune un risarcimento da oltre 10 mln di euro.

Fatte fuori per inadempimento grave le ditte che si sono occupate del servizio c’è bisogno di trovare un sostituto che garantisca pasti adeguati dal 1° ottobre prossimo.

 Il Comune da subito ha tentato la strada della seconda classificata, cioè il raggruppamento formato da  Camst e dalla Csa Consorzio servizi abruzzese, e da settimane ci sono trattative e incontri, per ora tenuti segreti. Queste ditte dovrebbero garantire il servizio alle stesse condizioni del contratto firmato con le ditte estromesse, con tutto quello che ne consegue…

Il problema è appunto un delicato e fragilissimo equilibrio tra costi e benefici, perchè un guadagno deve esserci ma pare che le spese siano ingenti, con un apparato (compreso tutti i dipendenti) sovradimensionato rispetto alle esigenze.

 Ed è proprio lo scoglio “personale” che sembra offrire un problema ad oggi insormontabile.

Infatti, in un incontro di oggi tra la ditta Camst ed i sindacati, la prima è stata  chiara in termini di gestione del servizio e di costi proponendo una riduzione delle ore lavorative a tutti i dipendenti.

Si tratterebbe di un taglio di almeno 42 ore giornaliere a quasi tutto il personale. Da 432 ore al giorno si passerebbe a 390 ore.

Non sono ancora noti i termini specifici della richiesta rifiutata dai sindacati nè le modalità o a chi saranno applicate le decurtazioni di ore e stipendio.

Di sicuro molti lavoratori effettuano già poche ore e vedersi ridurre ancora lo stipendio potrebbe creare diverse difficoltà.

C’è poi l’aspetto più generale di un servizio che ha già sforato tutti i plafond di figuracce e disagi arrecati per cui ora è vietato sbagliare ed è obbligatorio migliorare il servizio per riportare serenità, tranquillità e, magari, anche un clima di fiducia che al momento è stato rotto per una serie di ragioni non tutte imputabili ai gestori del servizio.

Come si possa migliorare un servizio riducendo le ore di servizio del personale non è cosa ben chiara ma ci sarà tempo per capirlo.

Intanto domani è stata convocata la commissione mense al Comune presieduta da Carlo Masci nella quale saranno date, si spera, comunicazioni ufficiali e certe e non suscettibili ancora di variazioni.

In definitiva  l’idea è che ci sono ancora troppe questioni da sistemare e nessuna certezza.

C’è bisogno di un accordo solido affinchè sia duraturo. Le ditte chiamate possono anche avere interesse a subentrare subito ma poi devono anche assicurare che non vi saranno sorprese, almeno fino all’esito del prossimo bando che porterà via molti mesi ed in mezzo ci saranno anche le elezioni regionali e comunali.

Un aspetto tutt’altro che secondario....

  

«NO AI RICATTI»

La Filcams Cgil e UilTucs Uil addirittura parlano di «ricatto».

«Non ci stanno a farsi ricattare da Camst o dal Comune di Pescara. Oggi l'Assessore Cuzzi parla di questioni burocratiche da definire in settimana. Come già anticipato nel primo incontro i lavoratori e le lavoratrici non hanno nessuna intenzione di accettare una riduzione dell'orario di lavoro e il conseguente stipendio mensile».

Il sindacato ribadisce che qualunque scelta o sacrificio non possa ricadere sui dipendenti che sono “incolpevoli”.


«Abbiamo una platea di circa 136 tra lavoratrici e lavoratori», spiegano i sindacati «i quali hanno un monte ore settimanale inferiore a 25 ore, solo 22 lavoratrici circa hanno 30 ore settimanali, con una media mensile di salario di circa 500 €. Come si fa a pensare di chiedere a lavoratori e lavoratrici che già prendono uno stipendio basso di rinunciare ad un ulteriore pezzo di salario? Ci teniamo a precisare che spesso si tratta di lavoratrici mono reddito che per arrivare a fine mese devono fare diversi lavori nella stessa giornata. Non siamo di fronte ad un cambio di appalto normalmente inteso dove si discute di condizioni o di capitolato diverso, non ci sono nuove condizioni contrattuali, abbiamo di fronte un subentro in appalto alle stesse condizioni che sono state fino a maggio rispettate dall'ATI uscente. Prima di oggi mai sull’appalto abbiamo discusso di esubero e/o di riduzioni anzi, il servizio così come proposto ha avuto sempre la necessità di lavoratori a termine nonché di supplementare regolarmente svolto da alcuni dipendenti in maniera continuativa».