DANNO ERARIALE

Teatro Pescara, per l’incarico all’architetto Lepore condannati Rup e dirigente comunali

Dovranno restituire 32 mila euro

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1273

Masci, Lepore, Mascia

Masci, Lepore, Mascia

 

PESCARA. Il dipendente del Comune di Pescara Giuliano Rossi e il dirigente Fabrizio Trisi sono stati condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale per l’ affidato nel 2012 (epoca Luigi Albore Mascia) all’architetto Michele Lepore.

Trisi, che non si è neppure costituito, secondo la sentenza di primo grado, dovrà versare al Comune la somma di 20 mila euro, mentre Rossi 12 mila euro.

 L’attività istruttoria è nata dopo alcuni articoli di giornale sull’incarico affidato nel 2012 all’architetto Michele Lepore (per la somma di 48.448 euro), da parte del Comune di Pescara.

Si parlò per mesi di quell’incarico e anche di altri assegnati al noto professionista vicino politicamente alla giunta Mascia.

 

Oggi si sentono gli strascichi dell’incarico di supporto al Responsabile Unico del Procedimento per la realizzazione del nuovo Teatro comunale, nell’area di risulta della ex Stazione ferroviaria. Il progetto, peraltro, non è  poi stato neppure realizzato.

Secondo il Pubblico Ministero, la somma versata a Lepore costituisce danno per il Comune di Pescara, in quanto l’attribuzione di incarichi a soggetti esterni da parte della pubblica amministrazione è subordinata al rispetto di regole rigorose e di stretta interpretazione. Ma queste non sarebbero state rispettate.

 

 

«STRANA VELOCITA’»  

Secondo l’accusa l’ente era dotato «di plurime unità di personale con la necessaria professionalità per svolgere funzioni di supporto al RUP».

C’erano dunque risorse a disposizione dell’apparato amministrativo ma si preferì andare a pescare all’esterno.

L’accusa ha contestato pure a Rossi una «inusitata celerità». Trisi, a sua volta, «con altrettanta repentinità, senza svolgere alcun approfondimento» adottò la delibera di nomina di Lepore stipulando contestualmente la convenzione professionale (peraltro senza indicare una precisa attività da svolgere, ma rendendo l’incarico generico o indeterminato), lasciando così intendere che l’operazione fosse preordinata».

 

«Non esiste, in atti, alcun documento che attesti l’attività svolta dal Lepore», ha contestato ancora l’accusa.  

Trisi non si è nemmeno costituito in giudizio mentre Rossi si è giustificato spiegando di aver provveduto a verificare, di persona, nei vari settori potenzialmente competenti e interfacciandosi direttamente con i rispettivi dirigenti, se ci fosse personale adatto a svolgere l’attività di supporto.

 


«C’E’ STATA RESPONSABILITA’»

Secondo i giudici «l’azione di responsabilità è fondata. Sussistono, infatti, tutti gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativo-contabile».

Secondo i giudici, così come si legge nella sentenza, la ricognizione delle professionalità interne è stata fatta in «maniera superficiale e neppure aggiornata» e si contesta il fatto che non sia possibile nemmeno «accertare in cosa sia consistita l’attività di supporto svolta dal professionista esterno, rimasta priva di qualsivoglia documentazione, attività sottoposta peraltro, per paradosso, alla successiva verifica di quegli stessi dipendenti interni che, secondo i convenuti, non erano in grado di poter svolgere in proprio l’incarico in questione».

Ma i giudici fanno riferimento anche alla particolare attenzione dell’opinione pubblica alla questione: per giorni, infatti, i quotidiani si occuparono del caso «gli articoli di stampa», annotano i giudici, «insinuavano il dubbio che il professionista incaricato fosse particolarmente vicino al sindaco dell’epoca e al dirigente competente: proprio al fine di fugare queste insinuazioni Rossi e Trisi avrebbero dovuto operare con la massima trasparenza e con il massimo rigoroso scrupolo, non potendo essere ignari del contesto».

La procura aveva chiesto una condanna al risarcimento di 48 mila euro ma secondo i giudici c’è il presupposto per «una ampia riduzione dell’addebito» (32 mila euro, rivalutazione monetaria compresa) perchè «l’importanza del progetto in discorso e il prestigio del professionista incaricato hanno esercitato una verosimile suggestione sui due».


Alessandra Lotti