RUSPA IS BACK

Comune Pescara autorizza demolizione palazzo storico. Stop Soprintendenza

L’edificio di pregio si trova in via Trieste

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1783

Comune Pescara autorizza demolizione palazzo storico. Stop Soprintendenza

PESCARA. Un palazzo storico di via Trieste, nel centro di Pescara, rischia di essere demolito per far posto ad un fabbricato di nuova costruzione.

L'allarme è stato lanciato dall'associazione Italia Nostra che non risparmia critiche all'amministrazione comunale. Secondo l'associazione infatti il Comune avrebbe dato parere favorevole non solo ad una riclassificazione dell'edificio come chiesto dalla ditta D'Andrea Eight, ma addirittura anche alla possibile distruzione del palazzo stesso.

Italia Nostra da anni si batte per tutelare il patrimonio architettonico della città, ed auspica un repentino dietrofront da parte del Comune.

«E’ stato declassato», denuncia l’associazione, «un edificio pienamente tutelato dal precedente PRG da zona A2 a B2, con l’accoglimento dell’osservazione della ditta D’Andrea Eight. Il richiedente aveva anche ipotizzato l’eventuale, più restrittiva classificazione in zona B1, ma, a buon peso e contraddicendo lo stesso parere negativo rilasciato dal gruppo di lavoro per l’esame delle osservazioni, la Commissione consiliare “Gestione del Territorio” ha accolto l’istanza per la distruzione dell’edificio. La Variante voluta per la “tutela”, quindi, su richiesta privata e contro il parere tecnico istruttorio si è rivelata peggiorativa della disciplina preesistente».
Si tratta di una palazzina storica in via Trieste, dotata di un elegante partito architettonico e di pregevoli ringhiere e portone metallici, il cui disegno fa bella mostra di sé nel cartellone che annuncia l’intervento, vantando il “rinnovo nella storia”.
Il Comune aveva già concesso la semi distruzione dell’esistente, rilasciando un permesso di costruire (n. 43/2016) che preservava la sola facciata sulla strada pubblica e la conservazione della sagoma. Ora anche questa prescrizione viene eliminata.

Intanto la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Abruzzo fa presente che è al corrente  del caso e nei giorni scorsi, anche per il declassamento operato, ha già notificato alla proprietà e al Comune di Pescara l’avvio del procedimento di riconoscimento dell’interesse culturale particolarmente importante dell’immobile ai sensi degli artt.  10, 13 e successivi del D. Lgs. 22.01.2004 n. 42.

«Questo atto», precisa la Soprintendente Rosaria Mencarelli, «rappresenta l’ultimo di una serie di provvedimenti finalizzati a tutelare nel modo più sicuro le architetture e il paesaggio di urbano di Pescara. Si tratta infatti di uno degli edifici inclusi nella nota e recente variante al Prg di Pescara per la salvaguardia del patrimonio architettonico della città. Il fabbricato in oggetto, infatti, rappresenta un notevole esempio di architettura eclettica residenziale degli anni Trenta del secolo scorso, con fronti esterni in cortina laterizia e ricco apparato decorativo che contorna i vuoti del prospetto. Tale tipologia e tali caratteri stilistici costituiscono ormai un elemento residuale di una fondamentale fase evolutiva della città di Pescara che ha già subìto notevoli perdite nel recente passato ed è pertanto necessario sottoporre ad una attenta tutela per il loro valore storico artistico e testimoniale, costantemente a rischio di perdita».

La Soprintendenza fa sapere che è in itinere anche un procedimento che consenta una miglior salvaguardia del cosiddetto “rione Pineta” di Pescara, nato agli inizi del Novecento in seno al piano regolatore redatto dall’architetto Antonino Liberi, che aveva l’obiettivo di creare una città giardino incentrata sul kursaal Aurum.

«Si tratta anche in questo caso di una ulteriore forme di tutela previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, attuata non certo per  interdire l’attività edilizia nella zona della pineta dannunziana, ma per garantire la conservazione del corretto rapporto tra gli edifici del “Rione Pineta” e i singoli lotti nei quali sono stati edificati, che è mancato nelle recenti edificazioni in città, finalizzate quasi sempre all’ottenimento delle massime superfici abitabili a scapito della qualità dei luoghi», chiude la Soprintendenza.