L'INCHIESTA

Omicidio Renata Rapposelli: figlio ed ex marito a processo il 16 gennaio

Difesa contesta: « indagini non sono ancora concluse»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

194

Renata Rapposelli, si fa largo la pista dell’avvelenamento

 

 

 

TERAMO. Si terrà il 16 gennaio 2019 il processo in Corte d’Assise per omicidio volontario e soppressione di cadavere a carico di Giuseppe e Simone Santoleri, rispettivamente padre e figlio accusati dell’omicidio della pittrice teatina Renata Rapposelli (ex moglie e madre dei due imputati). La Procura di Teramo ha infatti firmato il decreto di giudizio immediato.

I due uomini, assistiti dagli avvocati Gianluca Reitano, Gianluca Carradori e Alessandro Angelozzi, sono in carcere da marzo 2018, l’ex marito della donna, Giuseppe Santoleri al Castrogno di Teramo, e il figlio Simone a Lanciano.

Secondo l’accusa i due avrebbero ucciso la donna, arrivata a Giulianova proprio per incontrare l’ex marito e il figlio, lo scorso 9 ottobre, al termine di un’accesa discussione per questioni economiche.

A denunciare la scomparsa di Renata Rapposelli erano stati alcuni amici della donna, con il cadavere ritrovato diversi giorni dopo in una scarpata vicino al fiume Chienti, nelle Marche.

Gli avvocati Gianluca Reitano, Gianluca Carradori e Alessandro Angelozzi, legali di Giuseppe e Simone Santoleri hanno annunciato che inizieranno subito, «con propri consulenti, ad analizzare il fascicolo delle indagini per poi evidenziare in dibattimento le varie contraddizioni, già in parte rilevate in sede di Riesame, degli esiti degli accertamenti scientifici e medico legali».

«Nel pieno rispetto delle iniziative assunte dall'ufficio del pubblico ministero e del provvedimento del gip - dichiarano i legali - precisiamo che in tale fase non era previsto alcun contraddittorio con la difesa e pertanto la valutazione del gip, nell'accogliere la richiesta del pubblico ministero sulla evidenza della prova che giustificherebbe il giudizio immediato, è fondata solamente sul materiale investigativo offerto dalla Procura, senza possibilità di interlocuzione».

«Peraltro le indagini non sono ancora tecnicamente concluse - aggiungono - poiché non è ancora stato comunicato l'esito degli accertamenti sul terriccio repertato dalla autovettura dei Santoleri, accertamento che, tra gli altri, verosimilmente potrebbe essere favorevole alla difesa».