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Megalò 2, il Comune di Cepagatti fa resuscitare il progetto. Regione va al Tar

Nonostante le decisioni del Via l’amministrazione è andata avanti

Redazione PdN

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Megalò 2, il Genio Civile blocca la ripresa del cantiere

 

 

 

CHIETI. Colpo di scena, da Cepagatti, per il Megalò 2, che sembrava definitivamente archiviato.

 

A giugno scorso, infatti, il Comitato Via aveva intimato il ritiro delle concessioni al Comune di Cepagatti intestate a Sile Costruzioni conosciuto a tutti  come Megalò2.

Confermati, dunque, i precedenti giudizi negativi con l’aggiunta dell’ invito esplicito al Comune d ad annullare permessi edilizi che non hanno titolo per esistere.

Ma così non è andata perchè il Comune ha dato il proprio imprimatur al progetto, contestato per l’eccessiva vicinanza con l’argine del fiume, in zona abitualmente soggetta ad allagamenti.

Un provvedimento assunto nonostante i giudizi contrari emessi dal VIA della Regione Abruzzo e la pendenza di diversi procedimenti davanti alla giustizia amministrativa.

Questo vuol dire che a questo punto dovrà essere il Tar di Pescara a doversi occupare nelle prossime settimane della conferenza dei servizi del Comune di Cepagatti che ha preteso di interpretare i giudizi del Comitato VIA spendendosi nei fatti in favore dei lavori per la realizzazione del cosiddetto Megalò 2.

Contro quel documento la Regione ha infatti presentato, attraverso l’avvocatura distrettuale dello Stato, ricorso amministrativo chiedendo l’annullamento previa sospensione con tutti gli altri documenti connessi.

Secondo la Regione la conferenza dei servizi ha violato o falsamente applicato diversi articoli di legge, nonché «ogni norma o principio in materia di valutazione di impatto ambientale»  e si è resa colpevole di «contraddittorietà, incompetenza, eccesso di potere».

La Regione ha inoltre ribadito, come WWF, Confcommercio, Confesercenti e CNA hanno sempre sostenuto, che il giudizio di improcedibilità delle precedenti valutazioni positive con prescrizioni del Comitato VIA è pienamente efficace.

Il che vuol dire semplicemente che la Sile o chiunque altro volesse insistere con un progetto sbagliato, per costruire a due passi da un fiume, non potrebbe più avvalersi di permessi ormai scaduti e inefficaci (lo sono anche quelli dei Comuni, che non possono in ogni caso prescindere dall’autorizzazione ambientale).

WWF, Confcommercio, Confesercenti e CNA apprezzano la posizione della Regione e stanno preparando a loro volta un intervento al TAR in appoggio al ricorso dell’avvocatura dello Stato.

È stato dato mandato in tal senso all’avvocato Francesco Paolo Febbo, che ormai da anni segue le vicende relative ai vari tentativi di ulteriore cementificazione a ridosso del fiume.

Febbo ha avuto anche l’incarico di ricorrere al TAR anche contro i provvedimenti del SUAP Chietino-Ortonese che si è basato sulle farraginose conclusioni della conferenza dei servizi di Cepagatti e non sulle evidenze documentali.

Non basta: secondo WWF, Confcommercio, Confesercenti e CNA, in quanto sostenuto nei verbali della conferenza dei servizi si ravviserebbero anche profili di illegittimità penale. Per questo le associazioni già da alcuni giorni hanno presentato un articolato esposto alla Procura della Repubblica di Pescara.

 

IL PROGETTO

Si parla di un nuovo centro commerciale, no food, di 30 mila metri quadrati a 150 metri dall’argine del fiume Pescara. La struttura avrebbe dovuto garantire oltre 400 nuove assunzioni. Costo dell’opera: 30 milioni di euro. Il progettista è l’architetto Domenico Merlino, lo stesso del Megalò che si sarebbe trovato così di fronte alla nuova costruzione.

L’edificio “B-1” destinato alla esposizione e vendita di prodotti per il bricolage ed arredo casa (superficie coperta di 6.000 metri quadrati).

L’edificio “B-2” con quattro esercizi commerciali di diverso taglio e destinazione, del settore non alimentare.

L’edificio “B-3”, altri sette esercizi commerciali con una superficie di 6.294,77 mq. L’edificio “B-4”destinato alla esposizione e vendita di prodotti per lo sport ed il tempo libero (4.800 mq).

L’edificio “C” con un Hotel su nove livelli per un’altezza massima di 27,75 metri e una superficie coperta di mq 1668,90.

Al piano terra, oltre alla hall-reception, due sale ristorante ed un ampio bar con i relativi spazi funzionali quali cucine, magazzini e servizi igienici per il pubblico.

I lavori era stati infatti bloccati perché, circostanza questa mai negata da alcuno, l’argine a tutela di Megalò era stato realizzato in maniera difforme rispetto al progetto a suo tempo presentato.

A marzo dell’anno scorso il Via aveva rigettato l'istanza di proroga del proprio giudizio, risalente al 2012 e che andò in scadenza, trascorsi 5 anni, il 10 aprile 2017 termine entro il quale andava completata l'opera che, invece, non è mai iniziata.