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Inchiesta depuratore Pescara: così gli enti pubblici hanno favorito Di Vincenzo

Storia del progetto di finanza e guadagni ricostruiti dalla procura di Pescara

Redazione PdN

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Inchiesta depuratore Pescara: così gli enti pubblici hanno favorito Di Vincenzo

PESCARA. “Sia benedetto il project financing, sempre sia benedetto”.

E’ questa la preghiera preferita di certi “imprenditori”, baciati più che dalla fortuna da una certa politica distratta e molto morbida.

Di sicuro la Dino Di Vincenzo spa e la Biofert benediranno per sempre il progetto di finanza approvato dall’Ato nel 2006 (in pieno “partito dell’acqua” quando a decidere era Giorgio D’Ambrosio e la tariffa aumentava) dal quale è scaturito un atto di concessione per la gestione per 23 anni del depuratore di Pescara che in 7 anni  ha fruttato al privato quasi 20 mln di incassi per circa 2 mln di euro di lavori effettuati.

Pur volendo considerare solo il guadagno netto siamo comunque intorno al milione di euro per ogni anno di gestione.

Una bella forbice ed un guadagno pulito pulito da ogni rischio (se si esclude quello plurimo giudiziario).

 

I calcoli sono dei carabinieri forestali che hanno indagato nel 2016 sull’inquinamento provocato dal depuratore di via Raiale e di riflesso sulla sua gestione.

Sono molte le novità emerse, molte delle quali, però, già scoperte da PrimaDaNoi.it negli ultimi due anni a proposito degli sversamenti fognari senza trattamento nel fiume Pescara.

La cosa che più volte viene giudicata dai forestali «riprovevole» è l’intera gestione dei controlli che ha generato una colossale sequela di omissioni, in parte dovuti a false attestazioni, in parte a semplice e pura negligenza.

Il tutto con il non trascurabile effetto di inquinare pesantemente il fiume e il mare costiero di Pescara in un clima di eclatante omertà.

 

«Riprovevole» è sicuramente l’atteggiamento degli enti pubblici e della politica che era ben a conoscenza delle palesi violazioni di legge, compiute con gli sversamenti delle fogne in mare ad ogni pioggia e, da quello che emerge, avrebbe pure agevolato i ritardi nell’attuazione di quelle opere (vasche di prima pioggia) che, invece, avrebbero evitato l’inquinamento.

Tutto desunto da documenti ufficiali e pubblici.

 


MEGLIO LA GESTIONE PRIVATA

E la politica ha sempre giocato di squadra fin dal 1980, quando la Di Vincenzo propose di costruire il depuratore e di gestirlo direttamente fino al 2006.

Tra il 2004 ed il 2005 (sindaco D’Alfonso, dirigente Giampiero Leombroni) la rete fognaria comunale di Pescara, insieme al depuratore di via Raiale, passò interamente all’Ato 4 pescarese che decise (caso unico e inspiegabile) che l’impianto non potesse essere gestito dall’Aca, il braccio operativo dell’Ato, decidendo di bandire nel 2006 un Project Financing sulla base di un progetto presentato dal promotore finanziario Di Vincenzo Dino & Spa.  

La vittoria è scontata ma è solo l’inizio.

Nel 2004 il piano economico finanziario elaborato dalla Di Vincenzo prevedeva per la prima fase di lavori del depuratore l’investimento nei primi due anni di gestione di 10 milioni di euro e di 8 milioni nel corso dei tre anni successivi.

Allettante davvero: in 5 anni 18 mln di euro di lavori.

Un ottimo accordo davvero se fosse stato vero.

Sempre nel piano economico finanziario è indicato che la società Di Vincenzo avrebbe guadagnato, nei 23 anni di gestione, 9 milioni di euro che avrebbe conseguito solo negli ultimi 4 anni di gestione dopo aver anticipato il denaro per effettuare i lavori (tutti) di ottimizzazione del depuratore di Pescara.

Invece -ricostruiscono i carabinieri forestali- la società Di Vincenzo in 9 anni di gestione del depuratore di Pescara (in realtà 7 anni poiché da marzo 2008 e dicembre 2010 la gestione è stata effettuata dall’ACA) ha guadagnato ugualmente 9 milioni di euro previsti nel piano finanziario effettuando solo 2 milioni di euro di investimenti, a fronte dei 18 milioni previsti.

Come si arriva a questa cifra è semplice.

Il contratto con l’Ato prevedeva che l’Aca avrebbe versato ogni anno 2,4 mln di euro per la gestione del depuratore ma i costi effettivi ammontavano solo a 1,5mln di euro

Totale fatture emesse: 19.044.787,15 soldi che l’Aca ha in parte pagato al privato che consegue un utile parziale di 10,5 mln di euro per 7 anni di gestione.

 

LAVORI PAGATI DUE VOLTE

Ma quando si parla di gestione idrica ci sono sempre colpi di scena geniali per le soluzioni adottate, peccato che vadano nel senso contrario dell’interesse pubblico.

Così se nel Pef del 2004 tra le opere necessarie c’erano anche le vasche di prima pioggia da realizzare ed attivare (quelle che avrebbero impedito l’inquinamento dal 1980), nel progetto esecutivo post gara elaborato dalla Di Vincenzo scompaiono, espunte grazie ad una variante approvata dall’Ato.

Una circostanza che sarebbe stata possibile solo grazie ad alcune attestazioni false dei progettisti in fase esecutiva, Marino Poggi e Lino Prezioso allora segnalati dai forestali insieme al legale rappresentante della società, Giovanni Di Vincenzo, i vertici dell’Aca ed il rup Alessandro Antonacci.

Le false attestazioni riguarderebbero proprio le vasche di prima pioggia giudicate superflue e dunque eliminate dalla lista dei lavori da realizzare a spese del privato in cambio della gestione.

 

Ma quanti lavori sono stati poi realmente realizzati dal gestore privato tra quelli previsti dal project financing?

Pochi, molto pochi, ed i carabinieri forestali lo deducono da altri documenti inerenti l’insinuazione nel concordato preventivo dell’Aca da parte di Di Vincenzo che doveva avere oltre 8 mln di euro.

Già, perchè dopo la gestione di Ezio Di Cristoforo dell’Aca, arrestato per tangenti (guarda il caso proprio sui lavori di manutenzione alla rete fognaria), la società pubblica rischiava il fallimento e Di Vincenzo, bene informato, due giorni prima della richiesta di concordato (9 luglio 2014), decise di inoltrare una missiva con la quale propose la rescissione consensuale del contratto  dunque del project financing.

Nessun intralcio: il 24 dicembre 2014 il divorzio consensuale viene accettato ma il più contento fu di sicuro DI Vincenzo che alla fine realizzerà molti lavori in meno di quelli previsti avendo incassato tutta la somma prevista, anzi di più.

Dei 19mln di euro fatturati ad Aca, ben 8,7 sono stati inseriti nel concordato preventivo.

Per accertare la consistenza reale dei lavori eseguiti fino a quel momento dalla società Di Vincenzo i forestali di Pescara, coordinati da Annamaria Angelozzi, hanno acquisito la relazione tecnica del consulente tecnico (Ugo Iezzi) del giudice fallimentare Anna Fortieri.

Il consulente del giudice è stato incaricato di valutare gli investimenti della società Di Vincenzo Dino SPA nell’ambito dell’intervento di adeguamento ed ottimizzazione del Depuratore di Pescara, e l’importo risultato dalla valutazione è di € 2.341.523,95.

«Ma vi è di più», scrive nella sua informativa la Forestale, «l’importo degli investimenti effettuati dalla Di Vincenzo Dino Spa dovrà essere rimborsato dall’ACA in tre rate come riportato nella scrittura privata siglata al 24/12/2014. Dunque la Di Vincenzo otterrà il rimborso anche delle somme spese per l’effettuazione di parte dei lavori ricompresi nel Project Financing».

Un finale geniale per una gestione che speriamo nessuno prenda a modello.

Un fiume di denaro (anche questo molto inquinato) che dalle casse pubbliche si è spostato a quelle del privato e, come se non bastasse, creando un danno, oltre che erariale,  ambientale incalcolabile.