CONVIVENZE

Vasto, in arrivo un nuovo impianto di rifiuti vicino Punta Aderci

Attivata dal Comune la procedura Vinca

Redazione PdN

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Vasto, in arrivo un nuovo impianto di rifiuti vicino Punta Aderci

VASTO. Sul sito del Comune di Vasto pubblicato avviso per la VINCA di un impianto per lo stoccaggio di “combustibile da rifiuti solidi” nella zona industriale a pochi passi dalla Riserva Naturale di Punta Aderci

 

Il termine ultimo è il 13 agosto alle ore 13.00: entro quella data chiunque potrà presentare osservazioni alla procedura di Vinca (Valutazione d’Incidenza Ambientale) per un nuovo progetto di impianto di «recupero di rifiuti non pericolosi» nella zona industriale di Punta Penna.

La Vinca è resa necessaria dalla vicinanza della zona al Sic di “Punta Aderci – Punta della Penna”, lo stesso luogo della pregiata Riserva e della spiaggia nota e ammirata a livello nazionale e internazionale.

Negli anni scorsi ci sono stati, per altri progetti, anche scontri e ricorsi in tribunale proprio sulla necessità di tale procedura, la Ecoexport srl di Gavardo (provincia di Brescia) si è, invece, immediatamente attivata.

Ed è proprio dall’avviso per la Vinca, pubblicato dal Comune di Vasto, è diventato ufficiale questo progetto di cui in città si parlava da tempo ma senza che ci fossero notizie certe e precise.

Oltre la vicinanza al SIC l’area è sottoposta a vincolo idrogeologico, l’impianto che la Ecoexport intende realizzare sarà destinato allo «stoccaggio temporaneo di combustibile da rifiuti solidi» (CDR), che poi verrà spedito oltre frontiera via nave destinato ad essere bruciato in cementifici esteri.

Nata nel 2004, la spedizione di CDR/CSS all’estero è una delle specializzazioni della ditta: finora ha curato l’invio in cementifici di Bulgaria, Romania e Cipro.

La Ecoexport ha, infatti, scelto la zona industriale di Punta Penna per la presenza del vicinissimo porto, affittando per 6 anni (rinnovabili per altri 6) il capannone della Finbrico di Milano. Le balle che arriveranno verranno interamente stoccate, in attesa dell’imbarco, all’interno del capannone per un totale annuo autorizzato di 45.000 tonnellate (125 tonnellate al giorno con 4,6 convogli).

La tipologia di rifiuti delle balle che saranno smistate nello stabilimento di Punta Penna è contrassegnata dal codice CER (il codice europeo dei rifiuti) 19 - produzione di impianti di trattamento dei rifiuti o delle acque reflue. In questo caso della tipologia contrassegnata con il codice 1912 ovvero «prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti».

 

LE INDUSTRIE E LA RISERVA

La convivenza a Punta Penna di Riserva Naturale, Sic, zona industriale e porto ha creato negli anni non pochi conflitti. Anche negli ultimi mesi cittadini, associazioni e comitati si sono espressi contro nuovi progetti industriali con l’obiettivo di tutelare la Riserva e la spiaggia di Punta Penna. In più, nel Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria (approvato nel settembre 2007) la zona di Punta Penna è considerata come zona di mantenimento, luoghi in cui il livello dell’inquinamento è inferiore ai valori limiti previsti a tutela della salute umana e dell’integrità del territorio.

Ma che potrebbe superarli con nuove emissioni. Per questo l’Arci e altre associazioni hanno chiesto una moratoria totale su nuove autorizzazioni, anche in attesa di un monitoraggio dell’area per valutare se il livello dell’inquinamento è ancora lo stesso del 2007.

Sono le motivazioni anche alla base della protesta dei mesi scorsi contro l’autorizzazione ad un impianto per la produzione di leganti idraulici con la lavorazione delle materie prime (clinker, calcare e gesso di cava), definito sulla stampa e nel dibattito tra associazioni e partiti politici cementificio anche se i progettisti affermano che non sarebbe un vero cementificio perché non ci sarà «produzione a caldo».

Attualmente l’iter autorizzativo è fermo in attesa della sentenza del TAR, prevista per i prossimi mesi, promossa da Legambiente e WWF contro il parere positivo alla Valutazione d’Incidenza Ambientale dell’ufficio urbanistica del Comune di Vasto.

Nei mesi scorsi un altro progetto, quello per l’installazione di una colonna di distillazione del biodiesel con un generatore di vapore alimentato a metano della Eco Fox, è stato fortemente contestato dalla Stazione Ornitologica Abruzzese. Secondo i proponenti l’impatto ambientale, soprattutto delle emissioni, sarebbe di «inapprezzabile significatività».

Conclusioni diametralmente opposte quelle dell’associazione ambientaliste che ha evidenziato gli incrementi rintracciati nello studio per la Vinca: «+18% per le polveri, un +28% degli ossidi di azoto, un + 25% degli ossidi di zolfo e un 29% per il monossido di carbonio».

 

 

Alessio Di Florio