L'INCHIESTA

In giro con l’auto del Parco della Majella, ex direttore Cimini accusato di peculato

A gennaio l’udienza preliminare 7 anni dopo i fatti

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

622

In giro con l’auto del Parco della Majella, ex direttore Cimini accusato di peculato

Nicola Cimini

 

SULMONA. Si terrà il 24 gennaio 2019 l’udienza preliminare per Franco Cimini accusato dalla Procura di Sulmona (pm Aura Scarsella) del reato di peculato.

 

L’ex direttore del Parco Nazionale della Majella, in carica per 17 anni, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe utilizzato indebitamente dal 2009 al 2012 l’auto istituzionale, una Volkswagen Bora per gli spostamenti dalla sua casa di Roma verso la sede di lavoro, a Campo di Giove, Sulmona, Guardiagrele e ritorno.

Il peculato si prescrive in 10 anni quindi c’è tempo fino al 2022 per arrivare ad una sentenza definitiva.

L’utilizzo dell’auto istituzionale da parte di Cimini finì nel 2013 al centro di un esposto, firmato da una certa Licia Minconi (probabilmente un falso nome e pure l’anagramma di Nicola Cimini) di Guardiagrele.

Il documento venne inviato a diverse procure, al Corpo forestale dello Stato, al Ministero e ad un altro gruppo di enti.

L’esposto arrivò anche nelle mani del  sindaco di Caramanico Terme, Mario Mazzocca, (oggi sottosegretario della giunta D’Alfonso), all’epoca  presidente della Comunità del parco.

Mazzocca con una sua nota inviò il tutto al Parco e al Ministero chiarendo che «seppure inverosimili» i temi trattati nell’esposto appaiono di «indubbia rilevanza».

Da qui l’invito al Parco stesso a disporre quanto prima una inchiesta interna «che possa definitivamente smentire le informazioni contenute nella missiva al veleno e riportare una serenità che da troppo tempo manca».

Al momento non sappiamo che cosa abbia fatto il Parco ma sappiamo che la magistratura non ha tralasciato la segnalazione.

Scriveva Minconi: «Basta verificare quanti chilometri ha fatto con la sua macchina e quanti con la macchina che ha sempre tenuto con lui (Volkswagen Bora) adesso sostituita con una Fiat Bravo. Oppure basta controllare quante volte ha utilizzato la carta carburanti del Parco e quante il bancomat personale».

L’esposto chiedeva poi alle autorità competenti di fare altri controlli semplici (che non sono nell’inchiesta) con dati da incrociare come per esempio la verifica delle ore di lavoro in relazione alla presenza del direttore in sede.

Il Parco Nazionale della Majella viene indicato dal pm Scarsella come parte offesa.