LA SENTENZA

L’Aquila, il Tar scongiura l’anatra zoppa: Biondi è salvo per ora

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L’Aquila, il Tar scongiura l’anatra zoppa: Biondi è salvo per ora

Biondi

 

L’AQUILA. Il ricorso sulle elezioni amministrative del 2017 all'Aquila è stato giudicato inammissibile. E' questa la sentenza emessa dal Tribunale amministrativo del capoluogo abruzzese, che ha scongiurato così la cosiddetta anatra zoppa, ossia uno scenario politico secondo il quale gli equilibri in Consiglio comunale sarebbero stati ribaltati, a favore del centrosinistra, che aveva inoltrato il ricorso, e a svantaggio del centrodestra che governa la città.

 

E' dunque prevalsa la tesi secondo la quale - anche con il riconteggio a favore dei consiglieri non eletti che hanno inoltrato il ricorso - il quorum sarebbe stato comunque più alto, non permettendo il recupero della coalizione allora guidata dal candidato sindaco Americo Di Benedetto.

Nel seggio 41 ci fu un errore materiale che ha fatto sparire circa 400 voti in sede di trascrizione dei dati. Un numero di voti che alzerebbe il quorum, vanificando qualsiasi tipo di "rimonta" del centrosinistra.

 

La decisione del Tar scongiura, quindi, il rischio di 'anatra zoppa', ovvero di un sindaco, in questo caso Pierluigi Biondi (Fratelli d'Italia), eletto da poco piu' di un anno senza i numeri sufficienti per amministrare. Il ricorso del centrosinistra era stato sottoscritto, oltre che dal candidato sindaco sconfitto al ballottaggio Americo Di Benedetto, da Maurizio Capri, Emanuela Di Giovambattista, Fabrizio D'Alessandro, Stefano Palumbo e Stefano Albano del Partito democratico, Sergio Ianni di Abruzzo civico, Gianni Padovani dei Socialisti, Fabrizio Ciccarelli, Antonio Nardantonio e Paolo Romano del Passo possibile, Massimo Scimia di Cambiare Insieme. 


«NON E’ UN FALSO»

La minoranza di centrosinistra nei mesi scorsi ha chiesto e ottenuto il riconteggio di alcune schede nel primo turno delle elezioni amministrative, con l'obiettivo di far recuperare alla coalizione sconfitta dal centrodestra al ballottaggio i 41 voti determinanti per raggiungere al primo turno, celebrato l'11 giugno 2017, il 50 per cento più uno.

Ma per il resto non ci sono stati ulteriori decisioni favorevoli.

 «La circostanza che non si è trattato di un falso, ma di un mero errore materiale di trascrizione del dato numerico da parte dell’ufficiale verbalizzante di sezione, frutto di un “lapsus calami”, risulta comprovata», sostengono i giudici nella sentenza.

Inoltre secondo i giudici il raggiungimento di 19.720 voti validi da parte delle liste collegate al candidato Sindaco Di Benedetto «non risulta dimostrato né dai ricorrenti né emerge dalla risultanze della disposta verificazione, di talché, non risulta dimostrata la prova di resistenza.

Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile per difetto di interesse». Le spese di lite, vista la complessità delle questioni, sono integralmente compensate.

 I consiglieri rimasti fuori dall'assise avranno ora la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato.

 «Ai sensi dell'ordinanza che il Tar ha emanato nel maggio scorso, oggi delle due l'una», aveva spiegato alla vigilia l'avvocato aquilano Raffaele Daniele, consigliere comunale dell'Udc che insieme a Roberto Colagrande difende le tesi sostenute dal centrodestra, «o si accerta che nel seggio 41 è stato commesso un errore materiale, assorbente e preliminare della domanda dei ricorrenti, e quindi viene dichiarato inammissibile il ricorso, oppure si accerta che c'è stato un falso e allora ai sensi dell'articolo 77 del Codice del processo amministrativo si deve sospendere il processo in attesa del giudizio presso il tribunale ordinario».

Sul giudizio amministrativo, infatti, incombe una querela di falso, presentata in sede civile dagli avvocati Colagrande del Foro dell'Aquila e Livio Proietti di quello di Tivoli, incaricati da Carla Mannetti di Fratelli d'Italia, assessore comunale, e Luigi D'Eramo della Lega, assessore comunale e deputato, in relazione al verbale delle operazioni elettorali del seggio 41, dal quale mancherebbero 400 voti in sede di trascrizione dei dati.