L'INCHIESTA

Fogna in mare. Sequestro scolmatore, avvisi di garanzia e inchiesta chiusa dopo tre anni

Inchiesta sull’inquinamento del fiume Pescara: 12 indagati

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3346

Fogna in mare.  Alessandrini: «problema incancrenito per assenza di iniziative concrete fino ad oggi»

 

PESCARA. Sono 12 gli indagati, sequestrato lo scolmatore della Madonnina, avvisi di garanzia e inchiesta chiusa dopo tre anni.

Sono in corso da questa mattina le notifiche degli avvisi di garanzia ai 12 indagati dell'inchiesta della Procura del capoluogo adriatico relativa all'inquinamento del fiume Pescara e affluenti del suo tratto finale.

Si tratta dell’inchiesta che ha cercato di fare luce sui reflui fognari che finiscono in mare ogni volta che piove per preservare il depuratore di Pescara, insufficiente a trattare le portate improvvise.

Coinvolte nell'inchiesta due societa'.

E’ in corso anche il sequestro dello scolmatore B0 della Madonnina, al porto canale di Pescara.

Sono presenti nell'area del sequestro numerose forze dell'ordine, con imbarcazioni e un elicottero.


DI COSA PARLIAMO?

Si tratterebbe di una inchiesta aperta nel 2015 il cui titolare è Andrea Papalia (lo stesso dell'inchiesta Rigopiano) avviata in seguito al crollo della conduttura dell’asse attrezzato.

Potrebbe essere una inchiesta molto ampia e corposa con diversi filoni al suo interno e dovrebbe in qualche modo svelare e chiarire come e perchè, dopo ogni pioggia, l’Aca autorizza l’apertura degli scolmatori per evitare danni al depuratore.

Un inquinamento del fiume “autorizzato” dalla società pubblica, da sempre, anche se la politica non ne ha mai fatto cenno ed è stata costretta a parlarne pubblicamente solo dopo le inchieste di PrimaDaNoi.it, nel 2016, quando fu chiaro il meccanismo ma anche l’impatto devastante sull’ambiente.

Secondo quanto ricostruimmo la rete fognaria di Pescara è unica e dentro viaggiano acque bianche e acque nere.

Quando piove l’acqua aspirata dai tombini finisce nella fogna che viaggia verso il depuratore che però non potrebbe lavorare quantità enormi ed improvvise.

Per preservare i delicati meccanismi di depurazione, l’Aca sversa la fogna nel fiume prima che questa arrivi al depuratore di via Raiale.

Scoprimmo anche che tutto questo avviene per la mancata costruzione delle vasche di prima pioggia che erano inserite nel project financing firmato nel 2006 da Ato e Di Vincenzo  che per oltre 30 anni ha gestito il depuratore.

Le vasche che avrebbero impedito lo scarico in mare non sono mai state costruite.

Nè l’Ato nè l’Aca nè il Comune di Pescara hanno mai preteso la realizzazione e questo potrebbe aver creato un ulteriore guadagno a chi gestiva l’opera pubblica che incassava il  prezzo della gestione calibrato anche sulle opere da realizzare.

Si è verificato, così, un inquinamento continuo e costante, causa diretta dell’inerzia delle amministrazioni pubbliche.

Dopo i nostri articoli è diventata prassi, a Pescara, firmare ordinanze di divieto di balneazione precauzionali, proprio in considerazione dell’inquinamento probabile.

Con il Masterplan il presidente-senatore, Luciano D’Alfonso, ha permesso il finanziamento di un mega progetto chiamato “parco depurativo” che dovrebbe tra l’altro potenziare il depuratore e costruire anche le vasche che Di Vincenzo non costruì ma già pagate con la gestione.

   

 




SERPI: «SEQUESTRI IN UN’OTTICA DI PREVENZIONE DOVEROSA»  

In conferenza stampa il procuratore Serpi ha spiegato che l’indagine è andata avanti da più di due anni nei quali sono stati effettuati riscontri e analisi nelle zone degli sversamenti riscontrando superamento dei limiti.

 

«Voglio sottolineare il termine al passato, perche' si tratta di superamenti avvenuti nel passato, che hanno portato ad un sequestro preventivo che e' funzionale al futuro», ha detto, «I provvedimenti di oggi assolutamente non confliggono con i progetti avviati il sequestro degli impianti puo' assolutamente convivere con gli interventi programmati, che come cittadini auspichiamo risolutivi, ma che non competono all'autorita' giudiziaria».

Serpi ha spiegato che «il funzionamento degli impianti sequestrati non verra' interrotto, ma proseguira' in regime di custodia giudiziale, affidata al funzionario del Comune di Pescara, con precise prescrizioni, volte al costante e tempestivo monitoraggio dei flussi di portata».

In pratica gli scolmatori continueranno a sputare fogna nel fiume in caso di pioggia ma questa potrà essere monitorata non appena il Comune riuscirà ad installare gli strumenti per la misurazione imposti dalla procura.

Il procuratore ha anche auspicato che anche in costanza di sequestro possano avvenire tutte le migliorie auspicate affinchè si possa interrompere per sempre i fenomeno di inquinamento.

 

«Gli elementi riscontrati nel corso delle indagini» , ha detto Serpi, «hanno imposto un intervento in un'ottica doverosa di prevenzione, adottando prescrizioni finalizzate al costante monitoraggio dei fattori accertati di rischio ambientale, non essendo possibile, per evidenti ragioni, disporre per atto giudiziario la fisica cessazione dei flussi delle acque reflue».

E’ dunque impossibile non sversare nel fiume la fogna alle condizioni attuali.

 Presenti all'incontro con la stampa il direttore marittimo, Donato De Carolis, il comandante provinciale dei carabinieri forestali, Giancarlo D'Amato, e il comandante del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza, Luca Tossini.

 

«NIENTE ALLARMISMI»  

«Niente toni allarmistici, visto che peraltro siamo anche al culmine della stagione balneare. Bisogna prenderla dal lato positivo e considerare che con queste prescrizioni avremo un sistema protettivo più efficace». Lo ha detto il direttore marittimo di Pescara, Donato De Carolis.

«Non siamo in una situazione emergenziale, l'acqua di oggi sarà uguale a quella di domani e dopo domani - ha proseguito De Carolis - ma sicuramente con questi apprestamenti avremo modo di conoscere anzitempo cosa la rete fognaria riversa in mare e quindi non dovremo aspettare il classico monitoraggio che viene fatto per le acque di balneazione, ma sarà possibile accorciare i tempi».


GLI INDAGATI

Lorenzo Livello, 56 anni, direttore tecnico dell’Aca;

Bartolomeo Di Giovanni, 65 anni, direttore generale dell’Aca e responsabile del settore depurazione e progettazione;

Alessandro Antonacci, 66 anni, dirigente tecnico dell’Ato 4 pescarese;

Giovanni Di Vincenzo, 65 anni, legale rappresentante dell’Ati Di Vincenzo Biofert Srl gestore del depuratore fino al 2016;

Mario Adorante, 59 anni, responsabile tecnico della Di Vincenzo &C;

Giuliano D’Alessio, 73 anni, presidente del cda della società Macellatori teatatini soc coop arl che ha gestito il mattatoio pubblico di Pescara fino a marzo 2016;

Francesca Gagliardi, 43 anni, amministratore unico della società l’Arte della Macellazione;

Giuliano D’Alessio, 42 anni; legale responsabile della soc. “ Macellatori Teatini Società Cooperativa a.r.l.

Ezio Di Cristoforo 62 anni, ex presidente dell’Aca dal 2008 al 2013;

Pierluigi Caputi, 66 anni, commissario unico straordinario degli Enti d’Ambito fino al 2016;

Luciano Di Biase, 71 anni, commissario straordinario Enti d’Ambito dal 2016;

Vincenzo Di Baldassarre, 56 anni, amministratore Aca dal 2013 al 2016.


Le due società coinvolte:

Aca spa

l’Arte della Macellazione D’Alessio &C