SENTENZA DEFINITIVA

Falso medico pescarese assolto: «non irretì persone sofferenti»

Prescritto l’esercizio abusivo di professione medica

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

498

Falso medico pescarese assolto: «non irretì persone sofferenti»

PESCARA. Assolto ed in parte prescritto: dopo 7 anni finiscono le disavventure giudiziarie di Antonino Cianci, sedicente agopunturista di Pescara, arrestato nel 2011 dai Nas di Pescara, colpevole, secondo gli inquirenti, di irretire pazienti che attraversavano momenti di difficoltà psichica e psicologica per farsi consegnare beni e denaro di rilevante entità (la Procura calcolò circa 300 mila euro).

In alcuni casi, raccontarono le vittime, l’uomo sosteneva di essere un agente della Cia.

Ma i Tribunali hanno riscritto tutta la vicenda e fatto crollare il castello accusatorio.

  

Una delle accuse più pesanti rivolte a Cianci era quella di aver abusato delle difficoltà di una anziana donna, indotta a lasciargli in eredità un appartamento nel centro di Pescara nel 2010, due anni prima del decesso.

 

Cianci negli ultimi anni di vita della donna frequentava assiduamente l'abitazione come amico e come medico somministrando anche delle medicine. Il fratello della donna, dopo la morte della congiunta, si è reso conto che l'appartamento in cui  viveva era stato venduto ma il denaro non era mai transitato sul conto corrente della donna.

 

 

Cianci è stato assolto in primo grado a febbraio 2015, in secondo grado a maggio del 2016. All’inizio del 2018 la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura che ne aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione e 300 euro di multa.

 

Nel corso del dibattimento si è riusciti  ad accertare che l'anziana avesse problemi di salute ma che non fosse incapace di intendere e volere.  Come ha testimoniato il medico curante, la donna nel 2010 (ai tempi del testamento, dunque) era ancora lucida  e quando lui andava a trovarla (ogni 4-5 mesi) non notava alcun atteggiamento che potesse lasciar pensare che la donna avesse  assunto farmaci in dosi sbagliate.

Un dettaglio non di poco conto dato che era Cianci a disporre delle medicine della donna così come dei suoi soldi, anche quelli da dare alla badante).

 

Anche il notaio che ha redatto il testamento ha confermato davanti ai giudici che  il giorno della firma, nella camera da letto della donna, allettata da tempo, nulla le era parso anomalo. L’anziana le aveva raccontato di avere l'artrite alle mani ma che sarebbe stata in grado di sottoscrivere il documento.  Sempre il notaio ha confermato che la donna non aveva limiti nella sua capacità cognitiva evolutiva, e l'apparenza era quella di una persona «in grado di intendere e di volere consapevole di ciò che stava per fare».

Già a luglio del 2016 la Corte d'Appello aveva revocato il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di Pescara nel 2010 e aveva ordinato la restituzione dei beni a Cianci.

 

UN’ALTRA ASSOLUZIONE E LE PRESCRIZIONI

L'agopuntore era stato chiamato a rispondere anche di altri cinque capi di imputazione: in primo grado,  a giugno del 2016, era stato condannato per tre di questi e anche al risarcimento dei danni subiti da una delle presunte vittime, per circa 260.000. Per altri due, invece, sempre il giudice di primo grado  aveva decretato «il fatto non sussiste», in un caso, e l’estinzione per prescrizione, nell’altro caso.

 

La Corte d'Appello dell'Aquila, qualche mese fa, ha invece ribaltato la condanna più pesante e lo ha «assolto perchè il fatto non sussiste» dalle accuse mosse dalla donna con problemi di depressione che aveva raccontato agli inquirenti di aver consegnato all’uomo 250 mila euro in contanti affinchè lui li investisse in opere d’arte. Cianci raccontò poi di essere stato truffato e di aver perso tutta la cifra.

Estinto per prescrizione l’esercizio abusivo della pratica di agopuntura e prescrizione di farmaci omeopatici (reato accertato nella sentenza di primo grado).

Prescritte anche le accuse di un’altra donna che ha raccontato agli inquirenti di aver consegnato all’uomo 70 mila euro in gioielli. Cianci le disse che li avrebbe venduti per aiutare la donna a liberarsi dalle cose materiali che la riportavano all'ex marito.  Dopo la vendita però, diceva l'accusa, l'uomo le restituì soltanto 20.000 euro perché raccontò che quello era il reale controvalore della vendita.