IL FATTO

Carcere L’Aquila, adesso c’è il rischio abbattimento

Nardella (Uil): «evitare problemi è una priorità»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

331

Carcere L’Aquila, adesso c’è il rischio abbattimento

Carcere L'Aquila

L’AQUILA. La Uil lo mise in evidenza lo scorso anno del rischio abbattimento che correva il penitenziario di Preturo in quanto costruito su terreni non del tutto demaniali.

Oggi si scopre che, dopo ben 32 anni, è arrivata la sentenza definitiva ed inappellabile da parte del Commissariato per il riordino degli usi civici nella Regione Abruzzo e che rischia di far chiudere uno degli istituti di pena di maggior peso in Italia stante la sua peculiarità di ospitare al suo interno circa 120 detenuti sottoposti al regime del 41bis.

Dalla sentenza si evincerebbe che il Commissariato abbia riconosciuto solo parte della natura demaniale del terreno sul quale è stato costruito il carcere delle costarelle condannando, di fatto, l'Agenzia delle Demanio, al rilascio dei restanti fondi a favore dei Cives di Preturo.

«Se ciò dovesse accadere», spiega Nardella, «significherà, affinché la sentenza venga rispettata, abbattere parte della casa circondariale con tutto ciò che ne conseguirebbe in ordine alle aspettative sia degli operatori ivi di servizio che per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria quest'ultimo costretto a dover dipanare una matassa estremamente ingarbugliata».

«La Regione e l’Asbuc hanno fatto quanto di loro competenza mentre l’Agenzia del Demanio ha disatteso e disattende la sentenza», spiega il consigliere comunale dell'Aquila Antonio Nardantonio, della lista Il Passo Possibile, presidente dell'Amministrazione separata dei beni di uso civico (Asbuc) di Preturo.

 L’Asbuc quindi ha fatto ricorso al Tar (2017) per l’ottemperanza della sentenza. L’Agenzia del Demanio ne prende atto e afferma che risulta impossibile l’esecuzione in forma specifica della sentenza in quanto per la restituzione dei terreni sarebbe necessaria la demolizione del compendio carcerario in parola e ne suggerisce l’acquisizione al Patrimonio dello Stato.

«L’Asbuc - spiega Nardantonio - propone all’Agenzia per un accordo extra giudiziale a sanatoria dell’abuso per l’acquisizione al patrimonio dello Stato dei terreni una transazione economica, molto molto economica. L’Agenzia del Demanio nei successivi scritti e incontri però precisa che vuole regolarizzare l’acquisizione senza oneri aggiunti in quanto afferma di aver sostenuto gli esborsi per gli espropri a favore degli allora occupatori».

Se il Tar (prima o poi dovrà pianificare l’esame del ricorso) dovrà dare esecuzione alla sentenza si corre il concreto rischio di chiusura e demolizione del compendio carcerario, denuncia Nardantonio.

«Noi riteniamo indispensabile, indifferibile e urgente trovare una soluzione che scongiuri la demolizione, in quanto tale circostanza avrebbe ripercussioni rilevanti dal punto di vista sociale in ordine alla mancata erogazione di un servizio pubblico nel Comune dell’Aquila e di spesa pubblica».

Intanto proseguono gli incontri e nell’ultimo del 18 luglio 2018 si sono registrate ancora notevoli diversità di approccio alla soluzione del problema.