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Balneazione e fogna in mare: «l’Arta impiega 4 giorni per fare le analisi dopo le piogge»  

Ennesima riunione in commissione consiliare a Pescara

Redazione PdN

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Balneazione e fogna in mare: «l’Arta impiega 4 giorni per fare le analisi dopo le piogge»  

PESCARA. Divieti di balneazione che vanno e vengono nel giro di due giorni. A Pescara va così perchè la fogna finisce in mare senza poter arrivare al depuratore ogni volta che piove.

Da sempre.

Via Balilla e la zona della Madonnina e fosso Vallelunga le zone “ballerine” la cui balneabilità davvero dipende dal tempo che fa.

Ora però si scopre che le analisi delle acque vengono fatte anche con quattro giorni di ritardo dopo le piogge, un ritardo che non consente di agire tempestivamente. Per questo da due anni a questa parte, quasi sempre dopo le piogge, il sindaco emette ordinanze cautelative  di divieto di balneazione: siccome dal 2016 è di dominio pubblico che la fogna finisce in mare i bagnanti si possono tutelare meglio. Subito una ordinanza di divieto e con i risultati delle analisi si decide cosa fare.

 

Del problema si sta occupando anche una apposita commissione consiliare del Comune di Pescara.

 

 Armando Foschi, della Associazione ‘Pescara – Mi piace’, da mesi attento al fenomeno  racconta quello che è emerso nell’ultima riunione della commissione.

«Quando durante gli acquazzoni l’Aca decide di aprire gli sfiori degli impianti di sollevamento e far scaricare nel fiume e nel mare  i liquami non depurati», dice Foschi, «i funzionari dell’Azienda avvisano, prima per telefono, poi via mail, il sindaco Alessandrini, la Regione Abruzzo e l’Arta. L’Arta aspetta che arrivi la mail, unica comunicazione che considera ufficiale, non considerando valida una semplice telefonata, e organizza i campionamenti del mare, anche con quattro giorni di scarto. Poi c’è il sindaco che una volta non firma le ordinanze cautelative di divieto di balneazione, una volta le firma, la terza volta deciderà la sorte. È racchiusa in questa procedura la grande superficialità con cui le Istituzioni oggi stanno gestendo il dramma della balneabilità o meno delle acque di Pescara, una superficialità che racchiuderemo in un dossier da inviare alle Autorità giudiziarie auspicando una verifica sostanziale circa la correttezza o meno delle pratiche adottate da Comune, Aca e Arta Abruzzo».

 

Lo ha annunciato Armando Foschi, membro dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ al termine della nuova seduta odierna della Commissione Vigilanza, Controllo e Garanzia di nuovo riunita per affrontare il nodo degli sversamenti diretti nel fiume e nel mare dei reflui non depurati della città a ogni temporale. Presenti tre funzionari dell’Aca, ossia il Direttore e due biologhe; non c’era, seppur invitato, il sindaco Alessandrini “che, per l’ennesima volta – ha spiegato Foschi – ha inviato una mail comunicando la sua assenza per viaggi istituzionali, sembra a Milano. Una scusa che, a nostro giudizio, non regge, ma piuttosto fa pensare a un sindaco che cerca di sviare e di evitare di parlare di un argomento spinoso che ha caratterizzato i suoi quattro anni e mezzo di governo della città e che non ha evidentemente saputo risolvere”.

Con l’Arta in commissione Foschi ha ripercorso gli ultimi 4 episodi di sversamenti diretti di liquami in mare in occasione del maltempo: l’8 giugno, vigilia dell’Ironman, e il 22 giugno, e poi il 16 e 23 luglio.

In tutti i casi, dopo l’inizio della pioggia, l’Aca ha bloccato gli afflussi dei liquami cittadini al depuratore di via Raiale, per evitare di mandarlo in tilt, e ha aperto gli impianti di sollevamento permettendo alle acque non depurate di riversarsi direttamente nel fiume e nel mare.

«L’8 e il 22 giugno il sindaco Alessandrini non ha ritenuto opportuno emettere alcuna ordinanza cautelativa di divieto di balneazione, permettendo di fatto a 1.500 atleti di nuotare in acque a forte rischio.  All’improvviso», aggiunge Foschi, «le ordinanze cautelative sono arrivate il 17 e il 23 luglio, e non si comprende le ragioni dei due pesi e due misure a fronte di episodi assolutamente identici. Avremmo voluto chiederlo direttamente al sindaco Alessandrini, ma vista la sua reiterata assenza l’Arta ha ipotizzato che, durante gli sversamenti dell’8 e 22 giugno era ancora in vigore l’ordinanza di divieto di balneazione in via Galilei e via Balilla, e quindi, forse, il primo cittadino non ha ritenuto necessario emettere un ulteriore provvedimento rafforzativo. Affermazione, in realtà, poco credibile visto che, quando in poche ore si sversano milioni e milioni di metri cubi di liquami, non è possibile prevedere se gli stessi raggiungeranno la costa sino a via Galilei o anche oltre».

 

 

«A questo punto raccoglieremo i verbali delle ultime sedute di Commissione e andremo a completare un dossier che invieremo alla Procura della Repubblica», aggiunge Foschi, «ponendo quesiti chiari: è legittimo che a ogni acquazzone l’Aca interrompa il flusso dei liquami cittadini verso il depuratore e apra gli sfiori degli impianti di sollevamento scaricando nel mare e nel fiume quei reflui? È legittimo che si trasformi una procedura d’emergenza in procedura ordinaria o piuttosto in quattro anni e mezzo Comune, Arta e Aca avrebbero dovuto comunque adottare soluzioni, seppur temporanee, per impedire o contenere quegli sversamenti in attesa delle ‘grandi opere’ dell’Ersi per le quali a oggi non esistono neanche le progettazioni? È legittimo che, a fronte di sversamenti di tale portata, l’Arta esegua i campionamenti di controllo sulla qualità delle acque a giorni di distanza, anziché nel momento in cui gli stessi si verificano? È legittimo che l’8 giugno scorso, a fronte dei milioni di litri di reflui sversati, il sindaco Alessandrini non abbia vietato in via cautelativa la balneazione su tutto il litorale fermando le gare di nuoto dell’Ironman? Ed è legittimo che oggi, dinanzi ai reiterati sversamenti, il sindaco vieti la balneazione su pochi metri di costa, anziché su tutto il litorale, come se ci fosse una barriera sotterranea a impedire che i liquami oltrepassino il confine di via Galilei?».

Foschi ha già depositato numerosi esposti che non hanno ancora trovato risposte.

Più inchieste sono aperte in procura su vari aspetti della depurazione di cui alcune proprio sul fenomeno dell’inquinamento del fiume e del mare.

Dal 2016 la procura non ha ritenuto fino ad ora di intervenire.